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Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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venerdì, 09 maggio 2008

PANTEISMO E TRAPIANTI D'ORGANO

Se è pericoloso cadere nell’errore di Tommaso, ovvero credere solo a quello che si vede e che si tocca, è anche vero che non si può persistere in idee che sono smentite dai fatti. Il panteismo è una credenza che contiene se stessa la propria contraddizione. Nel momento in cui si asserisce l’esistenza di un Dio immanente alla materia, a tutta la materia, necessariamente si deve ammettere che la stessa materia abbia sostanza o qualità divina. Sul concetto di “divino” ogni popolo e/o religione ha elaborato una propria interpretazione, frutto di differenti contesti culturali, storici e geografici, ma a prescindere dal contenuto di tale  interpretazione, rimane la necessità che tale concetto sia quanto meno coerente. Ora ciò che manca all’idea panteista di un Dio che pervade tutto il cosmo, o anche semplicemente, tutta la natura del nostro pianeta è proprio la coerenza. Partiamo dall’idea panteista: c’è un unico Dio ed esso è nella materia, o comunque anche nella  materia, sia che essa si presenti sotto forma organica od inorganica, sia che essa appartenga al regno animale o a quello vegetale o minerale. Spostiamo ora l’analisi nel campo che dovrebbe rappresentare la forma di maggiore complessità della manifestazione divina ovvero il regno animale, ed in particolare l’individuo umano; ne deriva da questa credenza che ogni uomo è manifestazione, non creazione, di uno stesso principio divino,  e che quindi ogni uomo può affermare “io sono Dio” . E con questo si intenderebbe:

1.     ogni uomo è lo stesso e unico Dio;

2.     ogni singola cellula del corpo di ogni uomo è Dio, perché questa forma di credenza ci dice che Dio è immanente alla materia.

La conseguenza logica dei due punti sopra descritti è che viene meno l’unicità di ogni singolo essere umano, in quanto tutti sono manifestazioni materiali dello stesso Dio che è fatto, giova ancora ripeterlo, di materia o comunque anche di materia.

Ne deriva, in base a queste premesse, che le differenze tra esseri viventi, sono solo apparenti e non sostanziali. E a questa mia considerazione non può certo obiettarsi, da parte di un panteista, che l’unico Dio si manifesta sotto molteplici forme, perché comunque si tratta di manifestazioni dello stesso Dio materiale, le quali, quindi, richiedono un minimo comune denominatore. In caso contrario non vi sarebbe più nulla che distinguerebbe il panteismo dal semplice materialismo.

Non solo, ma tale minimo comune denominatore non può essere rinvenuto esclusivamente nell’anima o in qualche elemento trascendente, bensì deve essere contenuto, almeno in parte, anche nella materia. Ebbene, a dimostrare l’inconcludenza del ragionamento panteista è proprio la materia organica a reclamare in maniera violenta e perentoria la propria unicità. E’ proprio la materia organica che più si evolve in forma complessa e più asserisce il proprio distacco ed il proprio rigetto da quel tutto, di cui invece dovrebbe essere solo apparente manifestazione. Il concetto di unicità biologica dell’individuo è contenuto nel suo DNA, e fin qui possiamo dire che non vi è radicale contraddizione con una teoria panteista che affermi che tutta la materia è divina; la contraddizione invece giunge, in maniera insanabile, quando al concetto di unicità si affianca quello di irreversibile incompatibilità tra la materia organica di cui sono fatti gli individui. Tale incompatibilità la vediamo, in maniera plateale, nei fenomeni di rigetto che si verificano nei soggetti sottoposti a trapianti d’organo. L’unicità dell’individuo è data dalla reazione del suo sistema immunitario che attacca l’organo trapiantato (a meno che non si tratti di autotrapianto o di trapianto effettuato tra gemelli). La reazione immunitaria di rigetto non si verifica solo in caso di xenotrapianto, ovvero di trapianto effettuato tra organismi appartenenti a specie diverse (es organi di maiali trapiantati sugli uomini), ma anche in caso di allotrapianti, ovvero quando il donatore appartiene alla stessa specie del ricevente. I trapianti hanno successo solo quando vengono accompagnati da terapie di immunosoppressione, ovvero trattamenti tesi a bloccare il sistema immunitario del ricevente, il quale altrimenti attaccherebbe l’organo trapiantato, causando una crisi di rigetto e la conseguente morte del ricevente. Il Tessuto trapiantato, quindi, sebbene indispensabile per la sopravvivenza dell’organismo viene riconosciuto ed attaccato dai Linfociti T, nei quali pure, sempre secondo il panteismo, dovrebbe essere Dio. Anzi i linfociti T dovrebbero essere Dio. Il maggiore responsabile dell’attacco dei Linfociti è il sistema MHC, o complesso maggiore di istocompatibilità, un locus genico altamente polimorfico responsabile dell’allorigetto, in quanto determina la differenza tra il self e il non self.

Ora proprio l’interazione tra la molecola MHC e i Linfociti è proprio la dimostrazione che la materia organica si evolve verso forme complesse che si pongono in termini non solo di unicità ma anche di  esclusività e di conflittualità, all’interno di un sistema biologico come quello umano, con le altre forme organiche. Tale conflittualità non si limita a manifestarsi verso microrganismi pericolosi, come virus o batteri, ma si estende anche alle cellule di individui appartenenti alla stessa specie del ricevente. Ebbene l’unico e pervasivo Dio dei panteisti è presente anche nell’MHC? Secondo il loro credo sì! Non solo ma, sempre secondo il loro credo, ne discenderebbe che il Dio immanente all’MHC causerebbe la reazione di rigetto verso il tessuto trapiantato, ovvero in definitiva contro se stesso, perché Dio, secondo tale concezione è presente anche nell’organo trapiantato, portando alla morte, tra atroci sofferenze l’intero organismo, ovvero sempre se stesso, perché l’uomo, ci dicono i panteisti, contiene Dio. In altre parole: Dio non è in grado di riconoscere se stesso e, soprattutto, Dio finisce per attaccare se stesso. Tutto ciò è completamente assurdo ed è la dimostrazione che una religione che vuole imprigionare Dio nella materia, cade in contraddizione con se stessa, perché la materia, sia su scala molecolare, che su scala cosmologica, si sta allontanando sempre di più da qualsiasi principio di unicità onnicomprensiva. Affermare quindi che un principio unico è immanente alla materia significa cadere in insanabile contraddizione.

 

postato da: Albedo alle ore 08:14 | link | commenti (3)
categorie: filosofia, libero spirito, polemistica, confutazioni