Chi sono

Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Feeds

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatori

visited *loading* times

Banners

Aggregatori


BlogItalia.it - La directory italiana dei blog

Archivio

oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---

Partecipano

 Il mio profilo ContattamiAlbedo
 Il mio profilo Contattamikrak0
 Il mio profilo Contattamispes74
 Il mio profilo Contattamivipom

Foto recenti

Disclaimer

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Tutti i testi ORIGINALI di questo sito sono pubblicati sotto una Licenza Creative Commons

Licenza Creative Commons

domenica, 10 febbraio 2008

LE DIFFERENZE SESSUALI

AFFERMATE DAL PAPA

DI FRONTE AL MISTERO

OSCURO DI DIO.

uovoLeggo stupefatto sui quotidiani di oggi l’ultimo discorso di Papa Benedetto XVI, il quale, a proposito di questioni molto delicate che attengono alla sfera privata del sesso, ha fatto un’affermazione dal mio punto di vista troppo affrettata e poco ponderata, laddove afferma che “correnti culturali e politiche cercano di eliminare, o almeno di offuscare e confondere, le differenze sessuali iscritte nella natura umana considerandole una costruzione culturale. È necessario richiamare il disegno di Dio che ha creato l'essere umano maschio e femmina, con un'unità e allo stesso tempo una differenza originaria e complementare” .

Innanzitutto bisogna sgombrare il campo da un equivoco che risiede nelle pieghe di questa dichiarazione che ho voluto estrapolare dal discorso di Papa Ratzinger.

Egli parla dapprima di differenze sessuali “iscritte nella natura”, per poi subito dopo fare un salto non da poco allorché afferma, a mio giudizio ponderando ben poco la contraddizione, che è necessario “richiamare il disegno di Dio che ha creato l’essere umano maschio e femmina…”.

miraggioA mio parere, da un punto di vista squisitamente filosofico, utilizzare nello specifico il termine “natura” e poi subito dopo quello di “Dio” equivale ad una contraddizione in termini, poiché delle due l’una: o queste differenze sono dovute alla natura, e in questo caso Dio non c’entra proprio nulla, oppure vanno ricondotte a Dio, ma allora in questo secondo caso il concetto di natura c’entra fino a un certo punto.

Mi si potrebbe obiettare che la natura è stata creata da Dio e quindi i due termini in questione praticamente si equivalgono, ma se non erro la famosa equazione di Spinoza Deus sive Natura a suo tempo mi sembra sia stata ferocemente avversata dalle autorità cattoliche dell’Inquisizione, per cui ritengo che l’equivoco rimanga e non sia facilmente solubile.

Dunque bisogna capire: queste differenze sessuali vanno ricondotte alla natura o a Dio?

Se si tratta di un discorso meramente “naturale”, ritengo questa un’affermazione molto strana, in quanto nella natura esiste tutto e il contrario di tutto e quindi anche l’omosessualità potrebbe rientrare in questo guazzabuglio diciamo genetico presente nella materia ab aeterno.

senza _titoloSe al contrario il Papa avesse voluto dar maggior peso al “disegno di Dio”, anche qui si esporrebbe ad una serie di critiche, una delle quali, la più grande e inattaccabile, gli verrebbe dalla famosa Teologia Negativa teorizzata da alcuni filosofi e teologi di cui per ora mi sfugge il nome, i quali ritengono che su Dio possiamo solo negare agnosticamente, ma mai affermare con sicurezza chi egli sia in verità, troppo evanescente risultando la nostra capacità intellettiva in rapporto al Mistero dei Misteri, Dio appunto.

Ritengo pertanto che anche in questo caso il nostro Pontefice sia incorso in un altro equivoco, quello di equiparare la natura a Dio, la qualcosa, secondo almeno l’opinione di molti filosofi, è un argomento assai difficile e controverso e del resto mai risolto, d’altronde gli gnostici di ogni tempo e luogo credono che tra la Natura e Dio ci sia addirittura un abisso incolmabile, in quanto ritengono giustamente che Dio sia puro Spirito, mentre al contrario la natura sia del tutto materiale e creata dal cosiddetto Demiurgo, una sorta di Essere decaduto dalle confidenze divine.

E poi un’altra questione non da poco: chi siamo noi per arrogarci il diritto di parlare in nome di Dio?

Forse che viviamo fianco a fianco con Lui?

Abitiamo nella stessa casa?

Lo vediamo tutti i giorni?

Non mi pare, umiltà vuole che Dio sia Dio e l’uomo sia uomo.

subacqueiTra di noi e l’Essere Supremo sussiste una tale distanza abissale e incolmabile che il solo pensare di poterla scalfire con affermazioni magari giuste e razionali, ma filosoficamente pretenziose, equivale ad un’appropriazione indebita della Sua Totale Oscurità e Incomprensibilità Assolute.

Saluti

Vipom

postato da: vipom alle ore 15:31 | link | commenti
categorie: teologia, biologia
sabato, 02 febbraio 2008

Derive fenomeniche

 

I FILOSOFI NUOVI

  

Dicono che la realtà è solo una serie di attributi, ma omettono di precisare che gli attributi hanno senso solo in funzione della percezione. Coloro che negano l’Essere, affermano che le cose non hanno noumeno, non hanno sostanza, non hanno anima. Gli attributi soltanto avrebbero dunque realtà assoluta? Ciò che percepiamo dovrebbe essere di più di noi che percepiamo?

Questi nuovi filosofi da una parte affermano l’oggettività degli attributi, che sono solo parole per descrivere sensazioni, dall’altra ci rivelano che l’oggettività stessa è un’illusione, come illusorio è lo stesso fenomeno cognitivo.

L’io personale non avrebbe dunque alcuna realtà. Al contempo, anziché porre le salde basi di un Buddhismo scientifico, essi credono che la realtà sia meccanicista e materiale, anzi impongono di credere che le sensazioni non abbiano altra natura al di fuori della materia.

Le due cose si contraddicono. La chimica e la biologia sarebbero l’unica radice della nostra capacità percettiva. Questo si è ormai imposto come dogma. Al contempo la chimica e la biologia sarebbero insiemi di attributi, ma questi attributi sono prodotto della nostra mente. È un serpente che si mangia la coda, una tautologia.

È pesante, è caldo, è corrosivo, è auto-organizzato. Che significano queste parole se non c’è una mente che fa loro avere un senso? Ma proprio di questa mente si nega or della fine l’intima esistenza. Ancora non sono capaci di cogliere le conseguenze delle loro premesse.

Se tutto è illusione, se l’autocoscienza è un’accoppiamento strutturale interno, un’algoritmo che calcola sé stesso, perché diamine darsi alle battaglie ecologiche per salvare il pianeta? Perché credere nella superiorità del sesso femminile?

Se noi stessi non esistiamo e in questo cosmo superficiale nulla esiste in profondità, ne segue che il nostro stesso essere non ha senso, quindi perché fare filosofia, perché dare contributi a una scienza che analizza solo i dettagli di un delirio cosmico, perché continuare con immonda pervicacia a lavorare, a sposarsi, a sognare promozioni per fare fottuti figli? Perché le cose sono così e basta? Perché è insito NEL NOSTRO CORPO che è la sola fonte della nostra personalità? Perché il genoma spinge? Allora meglio una pillola di cianuro!

postato da: antares666 alle ore 13:03 | link | commenti (2)
categorie: filosofia, biologia, ontologia
giovedì, 17 gennaio 2008

LA PATATA BOLLENTE

Io e mia moglie stiamo soffrendo perché non riusciamo ad avere un bambino, ci siamo rivolti alla clinica..”.

Pazzi!

State provando sulla vostra stessa pelle che la vita è sofferenza, che non ha alcun rispetto per quello che siamo o per ciò che desideriamo e vi rivolgerete a dottori e laboratori di inseminazione per liberarvi della vostra sofferenza.

Siete come una persona che ha in mano una patata bollente, che brucia la pelle, e state cercando la mano di qualcun altro a cui mollare il doloroso oggetto.

E chi avete scelto?

Avete scelto la mano di vostro figlio.

Ovviamente lo fate per amore, solo per autentico, genuino amore, guai a metterlo in dubbio.

postato da: Albedo alle ore 10:25 | link | commenti (1)
categorie: biologia
lunedì, 14 gennaio 2008

Gli animali non conoscono purezza e innocenza

STRATEGIE PROCREATIVE: PROVE DELLA NATURA MOSTRUOSA DEL CREATORE

La vita è una cosa orribile e dietro le nostre esigue conoscenze si affacciano sinistri barlumi  di verità che la rendono ancora più mostruosa. La scienza, già oggi sconvolgente nelle sue terribili rivelazioni, rappresenterà la fine della razza umana - ammesso pure che siamo una specie autonoma - quando fornirà alla nostra mente la chiave di orrori insopportabili che un giorno dilagheranno nel mondo. Se sapessimo ciò che veramente siamo, dovremmo seguire l'esempio di Arthur Jermyn: e Arthur Jermyn si cosparse di benzina e si diede fuoco nel cuore della notte.
 
H.P. Lovecraft - La verità sul defunto Arthur Jermyn e la sua famiglia

Se ancora qualcuno pretende che l'essere umano sia buono per nascita e si corrompa soltanto per divenire, sono sempre più numerosi coloro che proiettano i loro aneliti di utopia sulle altre specie viventi che condividono con noi il travagliato cammino dell'esistenza terrena.

Così di fronte allo spettacolo dell'umana miseria vengono contrapposte l'innocenza e la purezza degli animali. Si arriva a tali eccessi da sentire di persone che non si farebbero scrupolo di uccidere chi reca danno agli animali. A parte l'incoerenza logica della cosa, si può dimostrare che già a una superficiale osservazione questa idealizzazione della Natura è del tutto fuori luogo:
indipendentemente dallo sviluppo della loro intelligenza, le creature risultano tutte esseri diabolici, capaci di perversioni e di azioni atroci.

Comunemente la parola prostituzione indica un atto sessuale compiuto in cambio di un corrispettivo in denaro o, più in generale, di beni materiali. Si è sempre creduto che tale forma di mercimonio fosse una peculiarità esclusiva dell'essere umano, ma approfonditi studi di etologia dimostrano che non è così.

La prostituzione è connaturata alla copula, e si trova persino tra animali con un sistema nervoso centrale davvero esiguo, come ad esempio i colibrì.
Tra questi minuscoli uccelli sudamericani, le femmine si concedono al maschio che permette loro di nutrirsi a volontà in territori ricchi di nettare. Già diversi anni fa fu scoperto che tra certe scimmie le femmine si concedono ai maschi che le spidocchiano, al punto che tale operazione igienica costituisce una vera e propria moneta per pagare la copula. Recentemente sono comparsi articoli in cui si annunciava la rilevanza sociale di questo comportamento tra i macachi.

Che si tratti di esseri umani, di scimmie o di volatili, esistendo un compenso materiale per la fruizione sessuale, all'atto può essere dato soltanto un nome: meretricio.

La galleria degli orrori del regno animale riserva però ben altre sorprese: l'etologia svela panorami che non si riterrebbero mai possibili.

I documentari trasmessi alla televisione hanno familiarizzato non pochi spettatori con il comportamento brutale dei leoni maschi nei confronti dei cuccioli. Quando un maschio diventa dominante a seguito della vittoria in una lotta, ecco che sopprime con ferocia tutti i cuccioli che trova, nati dallo sperma del precedente dominatore. In questo modo le leonesse vanno subito in calore e vengono nuovamente ingravidate. Se a tutti abominevole è il re leone infanticida, uno sdegno e uno schifo ancora maggiore dovrebbe destare l'indegno comportamento delle femmine. E' vero che il maschio compie tali stragi quando la leonessa non può vedere, e che questa difenderebbe la prole se potesse, ma è anche innegabile che quando si accorge dell'accaduto viene presa dall'estro. Sarebbe come se un rapinatore uccidesse un uomo e i suoi figli davanti agli occhi della loro madre, e questa si eccitasse e gli si concedesse.

Meno noti, forse perché nessun Piero Angela li ha mai mostrati in tv, i comportamenti di primati considerati i nostri primi cugini: gli scimpanzè. Non è infrequente che un maschio divenuto dominante uccida cuccioli, fracassando loro la testa, per poi smembrarli e divorarne le carni.

I maschi di pinnipedi come i leoni marini e gli elefanti marini sono molto aggressivi con i loro piccoli, e spesso li schiacciano volutamente con tutto il loro peso, riducendoli in poltiglia. Chi vedendo tali scene può biasimare le orche quando dilaniano per gioco simili adiposi carnefici usandoli a mo' di palla?

Gli orsi conoscono parimenti l'infanticidio, ed esiste tra loro anche qualcosa di affine all'uxoricidio. Non è raro che un vecchio grizzly abbatta una femmina facendo al contempo strage della prole. Poi seppellisce sotto uno strato di foglie i cadaveri e li lascia ben macerare. Dopo qualche giorno torna per mangiarne dei brani.

Anche la normalità delle nostre case e dei nostri giardini è turbata da simili eventi: le gatte lacerano senza pietà i gattini che sono nati con qualche deformità, e spesso non si tratta neppure di difetti visibili. Naturalmente nella savana i colori sono più foschi: le femmine delle iene e dei licaoni, non contente di fare ciò che fanno le gatte, si cibano delle carcasse dei loro figli uccisi.

Ovviamente i materialisti affermano che si tratta di semplici strategie riproduttive tipiche di ogni essere vivente e volte ad assicurare il successo della propria discendenza. Quello che sfugge agli studiosi è la portata di queste affermazioni. E' infatti evidente e sotto gli occhi di tutti che il Creatore di simili meccanismi può essere soltanto il peggiore di tutti i Demoni.

La Natura non è decaduta con il Peccato, come sostiene la Chiesa di Roma. La Natura è il Male, è il prodotto del Creatore Malvagio, e prova di questa origine satanica sono i marchi genetici di ogni essere che nasce tramite l'accoppiamento.

postato da: antares666 alle ore 19:49 | link | commenti (3)
categorie: biologia, creazione, polemistica
venerdì, 04 gennaio 2008

Un primo passo verso la comprensione dell'Oscurità

I MORTI VIVENTI: STORIA E SOLUZIONE DI UN ENIGMA

Dietro ogni leggenda si nasconde un nucleo anche vago di verità. In alcuni casi è però possibile andare oltre il campo delle supposizioni e dimostrare scientificamente l'esistenza della causa prima che ha generato il mito. Un esempio è quello degli zombie, che tutti conosciamo come Morti Viventi, protagonisti di centinaia di film horror al pari dei vampiri e di altre creature delle Tenebre.

La miglior definizione è quella data dal libro Voodoo (1959) di Alfred Metraux, secondo il quale gli zombie sono quelle persone "la cui morte non solo è stata appurata, ma che sono state sepolte da tempo... e che improvvisamente ricompaiono, magari anche dopo anni... in una condizione di vita completamente obnubilata, come se fossero inconsapevoli idioti".

A chi non è familiare il modo quasi robotico di camminare di questi cadaveri rianimati? E' in ogni caso ovvio che la massima parte della popolazione releghi queste narrazioni nel regno della superstizione, come ubbie generate dall'ignoranza degli schiavi africani deportati nel Nuovo Mondo.
Haiti è il centro di diffusione di quella che a prima vista parrebbe solo una singolare credenza.

Seabrook, ne "L’isola magica" (1929), racconta: «La luna piena saliva lentamente nel cielo, sbiancando le colline e le piantagioni di  cotone, ed io me ne stavo seduto davanti alla porta di casa con Costantino Polinice, un fittavolo haitiano, a parlare di demoni, licantropi e vampiri. Il discorso cadde sugli zombi. Avevo sentito dire che lo zombi è un corpo privo di anima, clinicamente morto, che riacquista magicamente un’apparenza di vita puramente meccanica; un cadavere che agisce, si muove, cammina come se fosse vivo, grazie alle arti di uno stregone. Questi sceglie un cadavere sepolto di fresco che non abbia ancora avuto il tempo di decomporsi e lo sottopone ad una specie di galvanizzazione. Poi lo asservisce sia per fargli commettere qualche delitto, sia per affidargli, come capita più sovente, lavori agricoli o domestici pesanti. Non appena il morto accenna a rilassarsi, questi lo bastona come una bestia da soma. Quando ne parlai a Polinice, il mio scettico amico mi rispose: 'Creda a me, non si tratta di una superstizione. Fa parte purtroppo dei nostri usi e costumi. Sono cose vere ad un punto che voi bianchi non sospettate neppure. Lei non si è mai chiesto perché i contadini più poveri seppelliscono i loro morti sotto massicce torri di muratura? Che altro motivo vuole che ci sia se non quello di difendere i propri morti?'»

Per comprendere la natura e la formazione di tale macabro contesto, occorre dare qualche cenno di storia. L'isola di
Hispaniola, di cui Haiti rappresenta la porzione occidentale, fu scoperta da Cristoforo Colombo nel 1492 e colonizzata dagli Spagnoli. Le genti indigene, della stirpe degli Aruachi, furono in parte sterminate e in parte ridotte in una durissima schiavitù. Incapaci di sopportare le fatiche della vita nelle miniere, si estinsero nel giro di poche generazioni. Si rese così necessario importare schiavi dall'Africa. Nel XVII secolo ebbero luogo nuovi flussi migratori: nel 1697 la parte occidentale dell'isola fu ceduta ai Francesi.

625271-763272Sotto i Francesi le condizioni in cui vivevano gli schiavi erano disumane come lo erano state sotto gli Spagnoli. I neri venivano governati con pugno di ferro sotto la costante minaccia di torture raccapriccianti. Ad ogni minima insubordinazione venivano straziati e uccisi senza esitare nei modi più atroci e raffinati. Potevano essere inchiodati ad alberi, e dopo essere stati cosparsi di melassa, lasciati spolpare da eserciti di formiche giganti. Particolarmente in auge era il cosiddetto "scoppio dell'asino nero": l'intestino retto del condannato veniva riempito di polvere da sparo, alla quale veniva dato fuoco tramite una miccia. Ci si può immaginare cosa restasse della vittima. I Francesi assistevano volentieri a questo truculento spettacolo, tra risa di scherno. Non ci vuole molto a capire il doppio senso, il gioco di parole tra "asino nero" e "ano nero".

Una simile vita era peggiore della morte, così non erano in pochi a rischiare tutto nel tentativo di fuggire.
In molti casi l'impresa riusciva, e i fuggitivi, chiamati Maroons, trovavano rifugio in luoghi inaccessibili dell'interno, in valli isolate in cui il potere dell'uomo bianco non arrivava. In queste aree avevano preso forma comunità nelle quali fioriva la religione Voodoo, libera dall'oppressione delle autorità cattoliche.

Si narra la storia di Macandal, uno schiavo nato in Guinea (Africa) nel 1728, che deportato ad Haiti finì con un braccio stritolato da una pressa in un'industria per la produzione dello zucchero. Fuggito sui monti, trovò rifugio presso i Maroons, ai quali aveva insegnato l'arte dell'avvelenamento. Si faceva chiamare il Messia Nero, e predicò la ribellione contro il potere dell'oppressore francese. Come conseguenza, ci fu un'orrida strage di bestiame e molti coloni furono uccisi allo stesso modo. Tradito, Macandal fu processato e condannato al rogo. Questa condanna non risolse il problema: nonostante il suo corpo fu in effetti consumato dalle fiamme, si diffuse la voce che il mago fosse riuscito a ingannare gli esecutori e a fuggire grazie alle sue arti arcane. Questo episodio ebbe conseguenze durature: non soltanto portò all'inoculazione di germi rivoluzionari tra i Maroons, ma ebbe come conseguenza anche la scoperta di una portentosa mistura.

echtezombieLa prima ad intuire la verità fu una studiosa, Zora Neale Hurston, che nel 1936 trovò nella valle haitiana di Artibonite una donna nuda che vagava in stato di automatismo, del tutto priva di memoria. Dalle indagini fatte, risultò che la donna era morta all'età di 29 anni e che era stata seppellita.
Ricoverata in ospedale, fu descritta dalla studiosa come una donna "dal viso pallido, gli occhi morti, le palpebre bianche come se fossero state bruciate dall'acido". 

Non ci potevano essere dubbi: delle persone effettivamente tornavano in vita dopo il trapasso, in una condizione che poteva essere descritta come un incubo perpetuo. In seguito ad alcune voci raccolte, avanzò l'ipotesi che a indurre uno stato simile alla morte fosse l'effetto di un qualche veleno. A causa del clima di omertà alimentato dal terrore, non fu comunque in grado di trovare persone disponibili a comunicarle informazioni più accurate.

Ritornata in patria, la Hurston fu accolta dalla comunità scientifica in modo glaciale: avendo violato i dogmi del positivismo venne bollata come "un po' troppo superstiziosa". Aveva riportato quanto aveva visto, eppure i suoi colleghi non solo non cercavano di trovare una spiegazione razionale a questi fatti, ma non li credevano affatto veri.

Eppure il suo maestro, Metraux, giunto ad Haiti per indagare, si imbatté lui stesso nei Morti Viventi. In un'occasione incontrò un sacerdote della religione Voodoo, un houngan. Aveva l'aspetto di un nano dalla lunga barba bianca, e lo aveva invitato a casa sua. Qui i due vennero a un'accesa discussione sul reale potere di una formula magica chiamata wanga. Per vincere lo scetticismo dell'americano, l'houngan fece un cenno, e uno zombie entrò dalla porta. In questo cadavere deambulante, riconobbe un amico del luogo, un certo M. Celestin, che era morto da più di 6 mesi. Lo zombie protese le sue mani e prese gli occhiali dell'uomo in preda al terrore, e come questi cercò di riprenderli, il nano glielo proibì, dicendo che "non c'è nulla di più nefando e pestifero di dare o prendere un qualsiasi oggetto dalle mani di uno zombie, un morto vivente". Gli rivelò che M. Celestin era stato ucciso da una formula di morte di un potente mago malvagio, un bokor, che resolo zombie glielo aveva poi venduto per venti dollari come schiavo. Metraux riportò anche altri casi nel suo libro, ma non fu mai in grado di fornire una spiegazione. In preda all'inquietudine, non poteva far crollare il suo mondo di certezze illuministe, così liquidò l'accaduto come pura e semplice superstizione.

Ci vollero molti anni perché l'ipotesi della Hurston fosse ripresa da uno studioso canadese, Wade Davis, che per primo fu in grado di identificare alcune componenti del veleno utilizzato nel processo di zombificazione. In due libri memorabili ha raccolto le conoscenze acquisite: "The Serpent and the Rainbow" (1985) e "Passage of Darkness: The Ethnobiology of the Haitian Zombie" (1988).

Anche se non fu in grado di impossessarsi della ricetta completa della mistura, Davis ne poté comunque fornire un campione a una casa farmacologica per un'analisi approfondita.
I princìpi attivi sono quelli contenuti nella pelle del rospo Bufo marinus (la bufotenina), nelle viscere del pesce palla (tetradotossina) e in una pianta cosmopolita, la Datura stramonium, che le tradizioni locali associano ai Morti Viventi. Alla droga vengono aggiunte dai bokor diversi ingredienti inutili ma creduti magicamente potenti, come terriccio di cimitero e penne di gallo nero ridotte in cenere. Non appena la vittima viene a contatto con il veleno, subisce una serie di lesioni cerebrali e cade in uno stato di catalessi. A questo punto viene dichiarata morta e inumata. Non è raro che l'intossicato sia consapevole di quanto gli sta accadendo, ed assista con lucidità alla propria sepoltura senza poter muovere un muscolo. I bokor fanno attenzione a inserire nella fossa un tubicino per assicurare alla vittima la respirazione. Quindi nel corso di rituali notturni, la riesumano e le somministrano un antidoto di composizione ignota. Tra il terrore generale dei partecipanti, ecco che la persona data per morta si anima!

Ogni aspetto della tradizione haitiana trova una spiegazione. In particolare la tetrodotossina possiede una curiosa proprietà: blocca i canali submicroscopici che consentono il passaggio degli ioni di sodio attraverso le membrane delle cellule nervose e muscolari. Questo blocco ionico impedisce le attività muscolari. Si produce così una paralisi del sistema muscolare e una depressione del sistema nervoso. Ha un fondamento anche la prescrizione di evitare di somministrare agli zombie il sale in qualsiasi forma: l'aumento della concentrazione di ioni di sodio si opporrebbe al blocco ionico indotto dalla tetrodotossina. La bufotenina, contenuta in grande quantità nella pelle e nelle ghiandole salivari del Bufo marinus, diminuisce le pulsazioni del cuore, aumentando al contempo la pressione sanguigna. 
 
Eppure, nonostante tutte queste prove scientifiche, esiste ancora chi usa un insano scetticismo, arrivando in modo assurdo a ritenere la zombificazione un "fatto culturale", e i Morti Viventi semplici vagabondi e minorati mentali.

Segnalo infine l'articolo 246 del Codice Penale Haitiano, che fa esplicito riferimento agli zombie:

"Si considera attentato per avvelenamento alla vita di una persona, qualsiasi impiego che si faccia contro di lei di sostanze che, senza dare la morte, possano produrre uno stato letargico più o meno prolungato, e questo senza tener conto del modo di utilizzo di suddette sostanze o del suo conseguente risultato. Se in seguito di questo stato letargico la persona è stata inumata, il fatto sarà ritenuto assassinio".

postato da: antares666 alle ore 20:14 | link | commenti (2)
categorie: storia, misteri, biologia
domenica, 30 dicembre 2007

I residui di una specie sconfitta

LO SCHELETRO MISTERIOSO

Tra i ghiacci di Terranova, in Canada, un reperto inspiegabile è venuto alla luce nel maggio del 2007. Si tratta di uno scheletro lungo otto piedi (circa 2,4 metri), che penzolava dalla massa di ghiaccio in scioglimento. La scopritrice dei resti, Donna Norris, ha scattato una serie di fotografie e le ha prontamente inviate tramite email al ricercatore oceanografico Gary Stenson. A quanto pare lo scienziato è giunto sul luogo troppo tardi: l'iceberg si era già sciolto e lo scheletro era scomparso. Non gli è così rimasto altro da fare che spedire le fotografie a suoi colleghi in Groenlandia e in Norvegia. A quanto pare non c'è accordo sulla natura dell'animale: se tutti concordano sull'appartenenza ai Pinnipedi, sembra tuttavia che alcune caratteristiche lo differenzino da tutti gli attuali rappresentanti di tale famiglia.

Si tratterebbe in ogni caso di una specie gigante, paragonabile per dimensioni soltanto al tricheco e alla foca barbata. La mancanza di un campione di DNA su cui lavorare rende molto difficile la soluzione dell'enigma. Alcuni blogger anglofoni hanno pubblicato la notizia, chiedendo ai lettori di esprimere la loro opinione in proposito. Qualcuno addirittura ha pensato di riconoscere nei resti quelli di una foca leopardo (Hydrurga Leptonyx) che notoriamente vive in Antartide.

Molti studiosi, vittime di schemi positivisti, cercano in tutti i modi di ricondurre l'ignoto al noto, diventando persino ciechi e sordi di fronte a qualcosa che non combacia con i loro schemi.
Quando non possono farlo, cercano di passare tutto sotto silenzio, sperando che il brusio mediatico faccia scomparire le notizie scomode. Eppure si tratta soltanto di una sfortunata vittima dell'Oblio, che ha avuto la sola colpa di comparire nel posto sbagliato e nel momento sbagliato.

Nel maligno scenario della guerra per la sopravvivenza biologica, innumerevoli specie sono state stritolate dallo stesso diabolico Creatore che ha permesso la loro nascita e il loro sviluppo.

postato da: antares666 alle ore 12:23 | link | commenti
categorie: misteri, biologia, creazione