
FRA' DOLCINO E GLI APOSTOLICI: MEDIOEVO RIVOLUZIONARIO
Comunemente si usa la parola Medioevo per indicare immobilismo e idee stagnanti, antiquate. Quanto questo sia lontano dal vero lo dimostra la vicenda di Fra' Dolcino, portatore di un dinamismo del tutto sconosciuto ai nostri tempi. Esisteva un potere leviatanico, ma esisteva anche il sogno di abbatterlo. La carissima amica Krak ci descrive in dettaglio quanto accadde:
Tra il XIII e la prima metà del XIV secolo si concentrò in Italia un vasto movimento che minava alle radici il potere religioso. Furono anni che videro la nascita di figure importanti. L’esigenza di trovare una via che conducesse alla spiritualità spinse alcuni sulla strada della “santità” e, purtroppo, molti altri sui roghi. Tra i tanti movimenti religiosi che si svilupparono al tempo ce ne fu uno, quello degli Apostolici, che riuscì a mobilitare intere popolazioni, minacciando seriamente il potere costituito. Tale movimento fu fondato nel 1260 da Gherardo Segarelli di Ozzano Taro, nel Parmense. Era un illetterato,cioè sapeva leggere ma non scrivere in latino, si esprimeva in “volgare”, interpretando i Vangeli nella lingua di tutti. Ciò che Segarelli proponeva era il ritorno della Chiesa alla prassi cristiana primitiva, svincolata da ricchezza e potere. Vestito di un mantello bianco, con sotto una tunica dello stesso colore,si mise a predicare, acquistando presso i poveri fama di santità.
La chiesa, invece, lo perseguitò incessantemente come eretico. Nel 1294 quattro appartenenti al movimento degli Apostolici vennero arsi sul rogo, nel contempo il loro capo veniva condannato al carcere perpetuo. Nel 1300, quando il vescovado passò nelle mani del domenicano Frate Manfredo, la precedente condanna venne annullata e Gherardo fu mandato al rogo il 18 luglio. Tra coloro che assistettero all’esecuzione vi era anche il suo discepolo, Dolcino di Prato Sesia, o secondo altre fonti di Trontano nell’Ossola. Delle sue origini abbiamo notizie scarne e poco precise: presumibilmente era figlio illegittimo di un prete spretato imparentato con le famiglie De Pretis e Tornielli. Ebbe una buona istruzione, conosceva il latino e le sacre scritture. Si suppone che avesse aderito al movimento degli apostolici intorno al 1290. Si hanno scarsissime notizie dei suoi movimenti fino al 1303 quando, insieme ai suoi fedelissimi, si trasferì in Trentino. Lì Dolcino conobbe Margherita Buoninsegna di Trento che per lui abbandonò tutto e gli rimase fedele fino alla fine. Il Vescovo della città, intravedendo un pericolo per il suo potere nella predicazione di Dolcino, cominciò una tremenda repressione. Alla fine tre seguaci finiranno arsi sul rogo.
I Dolciniani scapparono, giunsero nel 1304 a Gattinara. Dopo 4 mesi di permanenza in quella località, premuto dagli armati al soldo del vescovo di Vercelli, Dolcino si ritirò a Campertogno dove rimase diversi mesi. Alla fine dell’estate 1305, non ritenendo il posto sicuro, decise di spostarsi sulla Parete Calva, in Val di Rassa. Ormai al riparo sia dagli uomini del re che dai ribelli Valsesiani, i Dolciniani iniziarono una guerriglia fatta di azioni improvvise. I Vescovi di Vercelli e Novara, cercarono rimedio, ingaggiando un corpo di balestrieri genovesi che accerchiò i ribelli costringendoli di nuovo alla fuga tra i monti. Abbandonarono la Parete Calva la notte tra il 9 e il 10 marzo 1306; dopo aver attraversato vari passi di montagna, stremati dalla fame e dal gelo, Dolcino e i suoi giunsero sul Rubello. Decisero, allora, di scendere su Trivero per raziare cibo. Il Vescovo di Verceli, Raniero Avogadro, fece stanziare una milizia a Mosso che, però,venne travolta dagli Apostolici. Il prelato ottenne dall’iniquo Clemente V che fosse bandita una crociata. In breve, grazie all’aiuto dei signori feudali, ogni via d’accesso al Rubello venne sbarrata. Per Dolcino e i suoi iniziò un lungo e triste inverno di fame. L’Anonimo Sincrono scriverà –“ Allora il Vescovo teneva sotto controllo i passi e le vie, i sentieri, onde non fossero portati agi eretici in modo alcuno viveri e mercanzie…mangiavano...cosa orribile da dirsi, se qualcuno moriva in battaglia o in modo simile, gli altri ne prendevano la carne, la mettevano a cuocere e la mangiavano…-“.
Iniziò un assedio strettissimo che sarebbe durato tre mesi, dal dicembre 1306 al Giovedì Santo del marzo 1307. Quel giorno gli uomini di Ranieri sferrarono l’attacco decisivo. La battaglia infuriò nella piana, ci volle quasi una giornata perché i crociati riuscissero ad avere la meglio su donne e uomini ormai ridotti a pelle e ossa. Molti quel giorno morirono, altri furono gettati agonizzanti in un ruscello. Dolcino, il suo luogotenente Longino Cattaneo, la fedele Margherita e altri 150 superstiti vennero imprigionati. _”Dopo la cattura, Dolcino venne condotto a Biella a cospetto del Vescovo. Questi lo gettò in prigione coperto di pesanti catene al collo, alle mani e ai piedi…..”-. Il primo giugno 1307, Margherita venne legata ad un palo, torturata e infine bruciata viva sotto gli occhi di Dolcino. Poi toccò a lui: posto su un carro con piedi e mani legate, venne fatto sfilare per le vie della città. I carnefici ficcavano le tenaglie nei carboni ardenti, ad ogni crocicchio il triste corteo si fermava, i boia impassibili affondavano le tenaglie sulle carni dell’”eretico” strappandogli ogni volta brandelli di carne. Durante tutta la straziante tortura Dolcino non si lamentò mai ,sopportando stoicamente il dolore. Solo quando gli strappato il naso emise un sospiro mentre, quando gli tagliarono gli organi genitali, mugolò debolmente. Prima di metterlo al rogo gli fu chiesto ancora una volta di pentirsi ma lui, con un filo di voce, rispose: “Uccidetemi pure …”. A quel punto venne dato fuoco alle fascine, il suo corpo arse tra le fiamme, le sue ceneri vennero poi disperse.
Saluti
Krak
Il movimento di cui faceva parte Dolcino era molto diverso dal Catarismo, anche se a prima vista potrebbe essere ritenuto simile per la tensione interiore verso una Chiesa pura e povera. Purtuttavia ad un'analisi più approfondita risulta chiara l'incolmabile distanza ontologica. La dottrina degli Apostolici deriva infatti da quella della Chiesa di Roma: la contrapposizione tra Bene e Male è ritenuta operare all'interno di un universo creato da un Dio buono e decaduto a causa del Peccato. Non si ha quindi una lotta contro un universo interamente malvagio, ma un universo inteso come teatro dello scontro tra Dio e Satana. Mentre la Chiesa di Roma tendeva a non dare importanza alle rivelazioni dell'Apocalisse, queste avevano la massima rilevanza per i seguaci di Segarelli e di Dolcini: si trattava di una dottrina millenarista. La matrice di questi insegnamenti è chiaramente l'opera di Gioacchino da Fiore (c. 1130-1202), frate cistercense e teologo calabrese nato da insigne famiglia normanna, i cui scritti ebbero grandissima influenza sia su pensatori ortodossi che eterodossi. Dal suo nome, coloro che si ispirano alla sua teologia sono detti Gioachimiti, e la loro idea è chiamata Gioachimismo. Una caratteristica basilare, che si ritrova anche in Dolcino (in forma un po' diversa), è la Dottrina delle Età.
La Storia dell'Umanità era pensata divisa in tre epoche, ciascuna ispirata da una diversa persona della Trinità. All'inizio ci sarebbe stata l'Età del Padre, dominata dai rigori della Legge e dalla violenza. Il Padre stesso - che pure non veniva ad assumere connotati malvagi come nelle dottrine dualiste - era comunque la rappresentazione del terrore, del sangue e del potere. Frutto di quei secoli era stato l'Antico Testamento. All'Età del Padre aveva fatto seguito l'Età del Figlio, iniziata appunto con la venuta di Cristo: all'antica legge mosaica era subentrata quella del Nuovo Testamento. Da quell'insegnamento erano nate novità che avevano trasformato il mondo, portando la crescita della Chiesa. In quell'epoca, attuale nel momento in cui Gioacchino scriveva, i Testi Sacri non erano tuttavia compresi e Satana imperversava ancora tra le genti seminando corruzione e iniquità. Un'Età nuova è stata tuttavia profetizzata: l'Età dello Spirito Santo. A quel ci sarebbe stata la Seconda Venuta di Cristo. Ovunque avrebbe regnato la pace, e la stessa struttura gerarchica della Chiesa di Roma sarebbe stata abolita perché non più necessaria. Infatti dove Cristo si manifesta tra gli uomini, che bisogno ci sarebbe mai del Papa?
Dolcino divideva la Storia umana in quattro periodi anziché in tre. Il primo era quello dell'Antico Testamento, epoca di crescita e di moltiplicazione dell'umanità. Il secondo era quello di Gesù Cristo, caratterizzato dall'osservanza di castità e povertà. Il terzo era quello della Decadenza della Chiesa, iniziato con Costantino e Papa Silvestro I. Il quarto, iniziato con la nascita degli Apostolici di Segarelli, avrebbe portato sulla terra la fine del potere feudale, della proprietà, della gerarchia ecclesiastica e di tutte le istituzioni. Questa condizione sarebbe durata fino alla Fine dei Tempi. Il cambiamento apportato alla cronologia originaria obbedisce a una logica precisa. A Gioacchino da Fiore non interessava attaccare il clero corrotto, mentre Dolcino aveva in sé una fortissima componente antinomica. Se le idee originarie del frate calabrese suscitarono molte polemiche tra i teologi, il Gioachimismo non poteva che destare grandissima paura per la sua facilità di infiltrazione in associazioni religiose già ritenute ai margini, come i Francescani Spirituali e i Beghini. Infatti presso tali comunità agivano anche idee diverse, come quella del Libero Spirito, note per la loro natura anarchica. Quello che il potere pontificio cercava di impedire in tutti i modi con i roghi e i massacri era lo sviluppo di tendenze rivoluzionarie diffuse tra gli strati più umili della popolazione.