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Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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mercoledì, 23 gennaio 2008

Eroi in lotta contro il Leviatano

FRA' DOLCINO E GLI APOSTOLICI: MEDIOEVO RIVOLUZIONARIO

Comunemente si usa la parola Medioevo per indicare immobilismo e idee stagnanti, antiquate. Quanto questo sia lontano dal vero lo dimostra la vicenda di Fra' Dolcino, portatore di un dinamismo del tutto sconosciuto ai nostri tempi. Esisteva un potere leviatanico, ma esisteva anche il sogno di abbatterlo. La carissima amica Krak ci descrive in dettaglio quanto accadde:   

Tra il XIII e la prima metà del XIV secolo si concentrò in Italia un vasto movimento che minava alle radici il potere religioso. Furono anni che videro la nascita di figure importanti. L’esigenza di trovare una via che conducesse alla spiritualità spinse alcuni sulla strada della “santità” e, purtroppo, molti altri sui roghi. Tra i tanti movimenti religiosi che si svilupparono al tempo ce ne fu uno, quello degli Apostolici, che riuscì a mobilitare intere popolazioni, minacciando seriamente il potere costituito. Tale movimento fu fondato nel 1260 da Gherardo Segarelli di Ozzano Taro, nel Parmense. Era un illetterato,cioè sapeva leggere ma non scrivere in latino, si esprimeva in “volgare”, interpretando i Vangeli nella lingua di tutti. Ciò che Segarelli proponeva era il ritorno della Chiesa alla prassi cristiana primitiva, svincolata da ricchezza e potere. Vestito di un mantello bianco, con sotto una tunica dello stesso colore,si mise a predicare, acquistando presso i poveri fama di santità.
 
La chiesa, invece, lo perseguitò incessantemente come eretico. Nel 1294 quattro appartenenti al movimento degli Apostolici vennero arsi sul rogo, nel contempo il loro capo veniva condannato al carcere perpetuo. Nel 1300, quando il vescovado passò nelle mani del domenicano Frate Manfredo, la precedente condanna venne annullata e Gherardo fu mandato al rogo il 18 luglio. Tra coloro che assistettero all’esecuzione vi era anche il suo discepolo, Dolcino di Prato Sesia, o secondo altre fonti di Trontano nell’Ossola. Delle sue origini abbiamo notizie scarne e poco precise: presumibilmente era figlio illegittimo di un prete spretato imparentato con le famiglie De Pretis e Tornielli. Ebbe una buona istruzione, conosceva il latino e le sacre scritture. Si suppone che avesse aderito al movimento degli apostolici intorno al 1290. Si hanno scarsissime notizie dei suoi movimenti fino al 1303 quando, insieme ai suoi fedelissimi, si trasferì in Trentino. Lì Dolcino conobbe Margherita Buoninsegna di Trento che per lui abbandonò tutto e gli rimase fedele fino alla fine. Il Vescovo della città, intravedendo un pericolo per il suo potere nella predicazione di Dolcino, cominciò una tremenda repressione. Alla fine tre seguaci finiranno arsi sul rogo.

I Dolciniani scapparono, giunsero nel 1304 a Gattinara. Dopo 4 mesi di permanenza in quella località, premuto dagli armati al soldo del vescovo di Vercelli, Dolcino si ritirò a Campertogno dove rimase diversi mesi. Alla fine dell’estate 1305, non ritenendo il posto sicuro, decise di spostarsi sulla Parete Calva, in Val di Rassa. Ormai al riparo sia dagli uomini del re che dai ribelli Valsesiani, i Dolciniani iniziarono una guerriglia fatta di azioni improvvise. I Vescovi di Vercelli e Novara, cercarono rimedio, ingaggiando un corpo di balestrieri genovesi che accerchiò i ribelli costringendoli di nuovo alla fuga tra i monti. Abbandonarono la Parete Calva la notte tra il 9 e il 10 marzo 1306; dopo aver attraversato vari passi di montagna, stremati dalla fame e dal gelo, Dolcino e i suoi giunsero sul Rubello. Decisero, allora, di scendere su Trivero per raziare cibo. Il Vescovo di Verceli, Raniero Avogadro, fece stanziare una milizia a Mosso che, però,venne travolta dagli Apostolici. Il prelato ottenne dall’iniquo Clemente V che fosse bandita una crociata. In breve, grazie all’aiuto dei signori feudali, ogni via d’accesso al Rubello venne sbarrata. Per Dolcino e i suoi iniziò un lungo e triste inverno di fame. L’Anonimo Sincrono scriverà –“ Allora il Vescovo teneva sotto controllo i passi e le vie, i sentieri, onde non fossero portati agi eretici in modo alcuno viveri e mercanzie…mangiavano...cosa orribile da dirsi, se qualcuno moriva in battaglia o in modo simile, gli altri ne prendevano la carne, la mettevano a cuocere e la mangiavano…-“.

Iniziò un assedio strettissimo che sarebbe durato tre mesi, dal dicembre 1306 al Giovedì Santo del marzo 1307. Quel giorno gli uomini di Ranieri sferrarono l’attacco decisivo. La battaglia infuriò nella piana, ci volle quasi una giornata perché i crociati riuscissero ad avere la meglio su donne e uomini ormai ridotti a pelle e ossa. Molti quel giorno morirono, altri furono gettati agonizzanti in un ruscello. Dolcino, il suo luogotenente Longino Cattaneo, la fedele Margherita e altri 150 superstiti vennero imprigionati. _”Dopo la cattura, Dolcino venne condotto a Biella a cospetto del Vescovo. Questi lo gettò in prigione coperto di pesanti catene al collo, alle mani e ai piedi…..”-. Il primo giugno 1307, Margherita venne legata ad un palo, torturata e infine bruciata viva sotto gli occhi di Dolcino. Poi toccò a lui: posto su un carro con piedi e mani legate, venne fatto sfilare per le vie della città. I carnefici ficcavano le tenaglie nei carboni ardenti, ad ogni crocicchio il triste corteo si fermava, i boia impassibili affondavano le tenaglie sulle carni dell’”eretico” strappandogli ogni volta brandelli di carne. Durante tutta la straziante tortura Dolcino non si lamentò mai ,sopportando stoicamente il dolore. Solo quando gli strappato il naso emise un sospiro mentre, quando gli tagliarono gli organi genitali, mugolò debolmente. Prima di metterlo al rogo gli fu chiesto ancora una volta di pentirsi ma lui, con un filo di voce, rispose: “Uccidetemi pure …”. A quel punto venne dato fuoco alle fascine, il suo corpo arse tra le fiamme, le sue ceneri vennero poi disperse.

Saluti
Krak

Il movimento di cui faceva parte Dolcino era molto diverso dal Catarismo, anche se a prima vista potrebbe essere ritenuto simile per la tensione interiore verso una Chiesa pura e povera. Purtuttavia ad un'analisi più approfondita risulta chiara l'incolmabile distanza ontologica. La dottrina degli Apostolici deriva infatti da quella della Chiesa di Roma: la contrapposizione tra Bene e Male è ritenuta  operare all'interno di un universo creato da un Dio buono e decaduto a causa del Peccato. Non si ha quindi una lotta contro un universo interamente malvagio, ma un universo inteso come teatro dello scontro tra Dio e Satana. Mentre la Chiesa di Roma tendeva a non dare importanza alle rivelazioni dell'Apocalisse, queste avevano la massima rilevanza per i seguaci di Segarelli e di Dolcini: si trattava di una dottrina millenarista. La matrice di questi insegnamenti è chiaramente l'opera di Gioacchino da Fiore (c. 1130-1202), frate cistercense e teologo calabrese nato da insigne famiglia normanna, i cui scritti ebbero grandissima influenza sia su pensatori ortodossi che eterodossi. Dal suo nome, coloro che si ispirano alla sua teologia sono detti Gioachimiti, e la loro idea è chiamata Gioachimismo. Una caratteristica basilare, che si ritrova anche in Dolcino (in forma un po' diversa), è la Dottrina delle Età.

La Storia dell'Umanità era pensata divisa in tre epoche, ciascuna ispirata da una diversa persona della Trinità. All'inizio ci sarebbe stata l'Età del Padre, dominata dai rigori della Legge e dalla violenza. Il Padre stesso - che pure non veniva ad assumere connotati malvagi come nelle dottrine dualiste - era comunque la rappresentazione del terrore, del sangue e del potere. Frutto di quei secoli era stato l'Antico Testamento. All'Età del Padre aveva fatto seguito l'Età del Figlio, iniziata appunto con la venuta di Cristo: all'antica legge mosaica era subentrata quella del Nuovo Testamento. Da quell'insegnamento erano nate novità che avevano trasformato il mondo, portando la crescita della Chiesa. In quell'epoca, attuale nel momento in cui Gioacchino scriveva, i Testi Sacri non erano tuttavia compresi e Satana imperversava ancora tra le genti seminando corruzione e iniquità. Un'Età nuova è stata tuttavia profetizzata: l'Età dello Spirito Santo. A quel ci sarebbe stata la Seconda Venuta di Cristo. Ovunque avrebbe regnato la pace, e la stessa struttura gerarchica della Chiesa di Roma sarebbe stata abolita perché non più necessaria.
Infatti dove Cristo si manifesta tra gli uomini, che bisogno ci sarebbe mai del Papa?

Dolcino divideva la Storia umana in quattro periodi anziché in tre. Il primo era quello dell'Antico Testamento, epoca di crescita e di moltiplicazione dell'umanità. Il secondo era quello di Gesù Cristo,  caratterizzato dall'osservanza di castità e povertà. Il terzo era quello della Decadenza della Chiesa, iniziato con Costantino e Papa Silvestro I. Il quarto, iniziato con la nascita degli Apostolici di Segarelli, avrebbe portato sulla terra la fine del potere feudale, della proprietà, della gerarchia ecclesiastica e di tutte le istituzioni. Questa condizione sarebbe durata fino alla Fine dei Tempi. Il cambiamento apportato alla cronologia originaria obbedisce a una logica precisa. A Gioacchino da Fiore non interessava attaccare il clero corrotto, mentre Dolcino aveva in sé una fortissima componente antinomica. Se le idee originarie del frate calabrese suscitarono molte polemiche tra i teologi, il Gioachimismo non poteva che destare grandissima paura per la sua facilità di infiltrazione in associazioni religiose già ritenute ai margini, come i
Francescani Spirituali e i Beghini. Infatti presso tali comunità agivano anche idee diverse, come quella del Libero Spirito, note per la loro natura anarchica. Quello che il potere pontificio cercava di impedire in tutti i modi con i roghi e i massacri era lo sviluppo di tendenze rivoluzionarie diffuse tra gli strati più umili della popolazione.

postato da: antares666 alle ore 19:52 | link | commenti
categorie: storia, altre eterodossie, gioachimismo
lunedì, 12 novembre 2007

Veterotestamentarismo in Lombardia

I PASSAGINI: UNA MISTERIOSA SETTA GIUDEO-CRISTIANA DEL XIII SECOLO

Nei primi secoli dell'Era Volgare, erano diffuse e numerose le comunità che pur accettando Cristo mantenevano al contempo un'osservanza più o meno stretta della Legge di Mosè. Non si limitavano cioè a credere nei Vangeli, ma praticavano le complesse prescrizioni del Deuteronomio e del Levitico, tra le quali ad esempio la circoncisione, il divieto di mangiare carne di mammiferi non ruminanti e con l'unghia non bipartita, la proibizione di assimilare sangue e di toccare donne mestruate o incinte, l'obbligo di sotterrare gli escrementi. Questi gruppi erano all'inizio molto consistenti, e si rifacevano agli insegnamenti di Pietro e di Giacomo il Minore.

Vedevano invece Paolo di Tarso come un demonio, perché aveva abolito e avversato in tutti i modi gli obblighi della Legge Mosaica. Alcuni lo accusavano di aver impedito l'accettazione del Cristianesimo da parte di tutti gli Ebrei. Altri affermavano che la Legge era stata consegnata agli uomini dagli Angeli, che i Gentili l'avevano dimenticata e che era loro compito conservarla e trasmetterla: per questo si davano il nome di Angelici. Si noti che questi Giudeo-Cristiani non erano necessariamente Ebrei.
 
Presto cominciarono a manifestarsi tra di loro contenuti dottrinali eterodossi, e si svilupparono sette come gli Ebioniti, i Nicolaiti, gli Elcasaiti e i Nazarei. Le ultime tracce documentate si perdono verso il IV secolo in Iberia, ma non dobbiamo pensare che questa corrente di pensiero cristiano sia mai veramente morta. L'universalismo di Paolo era stato una mossa molto abile, che aveva permesso alla Chiesa di estendersi su una moltitudine di genti, mentre l'osservanza minuziosa delle prescrizioni di Mosè avrebbe reso il Cristianesimo poco attraente.
 
Dopo molti secoli, la Chiesa di Roma era diventata una terribile potenza temporale, e giunta al suo apogeo cominciava a dare i primi segni di corruzione. All'alba del secolo XIII molti movimenti si opponevano al clero romano e avevano messo profonde radici. E' a questo punto che si è riscontrata nuovamente traccia di qualcosa di simile ai Giudeo-Cristiani. Non si riesce a tutt'oggi a capire l'origine di questo controverso movimento, a seguire i percorsi che hanno portato alla sua formazione.
 
Nella Summa contra haereticos del teologo Prepositano di Cremona troviamo menzione di una misteriosa setta diffusa in Italia settentrionale: i Passagini. Tutto ciò che sappiamo di loro per diretta testimonianaza lo dobbiamo al lavoro di questo chierico cremonese, ed è molto significativo. Essi avevano ricevuto il loro nome dall'osservanza della Pasqua ebraica (Pesach), in cui celebravano il Passaggio di Dio in forma di un vento mortifero che uccise tutti i primogeniti degli Egiziani, inclusi quelli dei loro animali, salvando invece gli Ebrei (Es 12, 11). Si ricorda che il metodo per il calcolo della Pasqua usato dalla Chiesa di Roma è differente da quello ebraico: i Passagini seguivano quest'ultimo. Erano considerati Cristiani dall'eresiologo Ilarino di Milano, e definiti come credenti che cercavano mezzi di salvezza dell'anima nell'osservanza delle leggi dell'Antico Testamento, ritenendo insufficienti allo scopo i rituali della Chiesa di Roma. Si sa che praticavano la circoncisione, che mangiavano unicamente le carni di animali permessi dalle prescrizioni mosaiche e che non assimilavano sangue. Allo stesso modo osservavano come giorno festivo il Sabato e pretendevano di applicare anche le severissime norme penali veterotestamentarie, ad esempio lapidando le adultere.

Quello che la Chiesa Romana non poteva tollerare era però la loro cristologia. Non era docetista come quella dei Catari, ma concordava nell'essere subordinazionalista. In altre parole, i Passagini credevano che Gesù patì nella carne, e che fosse al contempo una creatura di Dio e quindi naturalmente non consustanziale con il Padre.

Tendenze simili sono state notate anche nei Giudaizzanti dei tempi antichi. Le informazioni sulla setta sono così scarse che non possiamo menzionare neppure il nome di un suo capo. Non siamo a conoscenza neppure di un singolo atto inquisitoriale che contenga l'eresia dei Passagini come capo di imputazione contro una persona. Da questo si potrebbe pensare che le persecuzioni contro di loro furono blande.
 
Questi Giudeo-Cristiani medievali compaiono in un documento importante che permette anche di fare qualche supposizione dei loro rapporti con i Catari. Si tratta della famosa costituzione Ad abolendam diversarum haeresium pravitatem, promulgata dal Papa Lucio III nel 1184 come strumento per aiutare i vescovi cattolici nella lotta contre le eterodossie. La frase che ci interessa è la seguente:

"Decretiamo dunque che siano colpiti da anatema perpetuo innanzi tutto i Catari e i Patarini e coloro che, con falso nome, affermano mentendo di essere Umiliati o Poveri di Lione, Passagini, Giuseppini, Arnaldisti".

Il termine Patarini era all'epoca un sinonimo di Catari molto diffuso in Lombardia e altrove: persino nelle terre balcaniche i Bogomili erano noti come Patareni. Si deduce che vi erano anche Catari che trovavano conveniente nascondere la fede da loro professata facendosi passare per eretici di diverso tipo. Di questi, è possibile che alcuni si fingessero Passagini.
 
Tutti i Buoni Uomini rifiutavano la circoncisione come opera del Creatore Malvagio, consideravano Mosè un diavolo e la sua legge vanità, ma non è affatto escluso che ci fossero Credenti che si erano convertiti essendo stati in precedenza Passagini. Anzi, si possono cogliere precisi indizi di ciò. Il dogma 29 della della Chiesa Catara di Bagnolo San Vito dice: Mosè fu malvagio. Altrettanto esplicito è il dogma 30: La salvezza non ci fu nè c’è, in nessun modo, attraverso la legge di Mosè. Si segnala in questo contesto anche il dogma 33 : il Dio Buono non diede la circoncisione. Certamente queste possono essere viste come mere affermazioni teologiche, ma se sono state incluse nella lista dei dogmi un motivo preciso doveva esistere. Con ogni probabilità nelle diocesi dipendenti da Bagnolo (ad esempio le attuali province di Mantova, Cremona e l'intera Emilia) vi erano nutriti nuclei di Passagini che si erano associati ai Catari. Era quindi sentito necessario impedire che le leggi veterotestamentarie fosse continuate tra questi Credenti. 
 
In seguito alla costituzione di Lucio III si trova una menzione dei Passagini in uno statuto dell'Imperatore Federico II di Svevia, che godette di una fama del tutto immeritata di essere uomo di ampie vedute. In fatto di eresia era abbastanza intransigente, e con questo documento del 1220 sanciva la persecuzione di tutti i dissidenti religiosi. A partire da quella data non se ne sente parlare più, al punto che l'inquisitore Raniero Sacconi li dà per estinti. E' possibile che alcuni gruppi superstiti si siano persi tra i Valdesi.

postato da: antares666 alle ore 20:56 | link | commenti (2)
categorie: cristianesimo antico, altre eterodossie
domenica, 04 novembre 2007

L'estrema necessità di una religione tutta spirituale

PIETRO DI BRUIS: IL DISTRUTTORE DI CROCI

Pietro nacque sul finire del XI secolo nella regione delle Hautes-Alpes, cantone di Rosans, nella regione attualmente nota come Provenza-Alpi-Costa Azzurra. Non si conosce l'anno della sua nascita e non è neppure sicura la sua provenienza dal villaggio di Bruis dal quale trasse il suo nome. Nonostante la grafia Bruys sia molto diffusa, preferisco usare la variante Bruis per evitare confusioni: esiste infatti anche un borgo della Piccardia (in Francia del Nord) chiamato Bruys.

Quasi tutto quanto sappiamo della sua tormentata esistenza terrena ci viene dal trattato Contra Petrobrusianos hereticos, opera dell'abate di Cluny Pietro il Venerabile, noto anche come Pietro di Montboissier.

Pietro di Bruis divenne un chierico, ma non restò a lungo all'interno della Chiesa di Roma. Una vocazione incoercibile lo spinse a dissociarsi e ad adottare idee radicali quanto di facile comprensione per chiunque.
 
Verso il 1112 divenne un predicatore itinerante nella sua terra nativa, e cominiciò a diffondere con grande ardore il suo verbo attraverso le vallate della Provenza e del Delfinato, spingendosi in seguito anche a occidente del Rodano. Egli accettava come testi sacri soltanto i Vangeli, rifiutando con identica veemenza gli Atti degli Apostoli, le Epistole e l'Antico Testamento. Anche se non arrivò al punto di affermare esplicitamente la natura diabolica dell'Antico Testamento, lo ritenne comunque di dubbia origine. L'odiata autorità della Chiesa Romana era l'unico fondamento dell'accettazione di tali scritti da parte delle genti. Un'altra notevole peculiarità era l'individualismo: qualsiasi persona doveva poter avere accesso a Dio senza bisogno di intermediari di qualsiasi genere, e senza bisogno di doversi recare in una chiesa o in altra terra consacrata. Infatti, se Dio è ovunque, può essere pregato allo stesso modo in una basilica o in una stalla.

In comune con il Catarismo, anche se su basi diverse, era condannata ogni manifestazione esteriore di religiosità cattolica. La croce era vista come idolo e come odioso strumento di tortura. Non solo non ne era accettata in alcun modo l'adorazione, ma era addirittura ritenuta opera di Satana. Sarebbe bello vedere che faccia farebbero gli esorcisti e certi filmografi nel sentire affermare questa idea dissidente, secondo la quale ben lungi dal cacciare i demoni, la croce ne è la diretta manifestazione.

Pietro di BruisPietro di Bruis fece un gran cumulo di tutte le superstizioni del clero romano e lo diede alle fiamme. Non servivano più chierici di nessun genere e nessuno doveva più essere ordinato. Era da abolire la celebrazione della messa, in quanto insignificante. Non serviva più alcuna preghiera per i defunti, perché questi sono salvati o dannati secondo il volere di Dio, e la volontà di Dio non può essere manipolata in alcun modo dalle parole umane. Di tutti i sacramenti, uno solo rimaneva valido: il battesimo impartito agli adulti. Il pedobattesimo non poteva avere alcun valore spirituale, essendo soltanto il lavacro di un corpicino. In ogni caso anche se amministrato a persone in grado di credere, il battesimo aveva un valore puramente simbolico, essendo la salvezza ottenibile unicamente per mezzo della fede personale. Infatti secondo il Vangelo di Marco (Mc 16, 16): "chi avrà creduto e sarà stato battezzato, sarà salvo; chi invece non avrà creduto, sarà dannato".
 
Di tutti i sacramenti, quello più avversato fu l'eucarestia:  era respinta con particolare avversione la transustanziazione, che allora non era ancora stata formulata in modo chiaro come dogma dalla Chiesa di Roma. Non era possibile ripetere in senso sacramentale il Sacrificio di Cristo, evento unico nella storia dell'umanità, e il pane eucaristico non poteva che essere un qualunque cibo destinato alle brutture dei visceri.
 
La predicazione di Pietro di Bruis durò oltre venti anni e conobbe un grandissimo successo e sempre più nutrito divenne il seguito dedito alla distruzione degli idoli. Ai credenti della nuova dottrina fu dato il nome di Petrobrusiani. La lotta iconoclasta si diffuse e conobbe punte di grande furore. Era costume dei Petrobrusiani fare roghi di croci, e il venerdì Santo essi cuocevano della carne su questi fuochi, mangiandola avidamente davanti agli occhi di coloro che erano rimasti fedeli alla Chiesa di Roma. Mangiavano tale carne e costringevano anche i monaci a nutrirsene. Davanti a tutti li denudavano, obbligandoli a sposarsi e a copulare in pubblico con le loro mogli sotto minaccia di tormenti. Gli altari furono abbattuti, le chiese distrutte, i preti percossi e umiliati, e un gran numero di persone ribattezzate.

Pietro il Venerabile ci tramanda informazioni che ci permettono in qualche modo di tracciare la storia di questo singolare movimento. Secondo la prima impressione del cluniacense, i Petrobrusiani sarebbero stati bande di montanari incolti la cui diffusione non poteva che essere limitata alla regione di nascita del predicatore. Ne attribuiva il sorgere all'ignoranza di quelle genti, tagliate fuori da ogni influsso culturale, tra le quali ancora vivevano residui di paganesimo. In seguito giunsero a Pietro rapporti dai quali risultava che i Petrobrusiani avevano messo radici in molte città del mezzogiorno francese, presso ceti tutt'altro che incolti. A questo punto fu costretto a rivedere le sue idee, e ne fu molto turbato.
 
Prima che il clero di Roma potesse prendere una decisione repressiva, si ebbe il tragico epilogo della vicenda in un villaggio nei pressi di Nimes, Saint Gilles, in un giorno di Venerdì Santo. Si ignora l'anno preciso, ma con ogni probabilità l'evento si colloca tra il 1132 e il 1139. La popolazione che pure in precedenza aveva acclamato Pietro di Bruis, forse presa da timore superstizioso a causa dei suoi eccessi, lo catturò e lo gettò in uno dei suoi roghi di croci. La sua eredità non andò comunque dispersa: di lì a poco un ex monaco, Enrico di Losanna, l'avrebbe ripresa con successo, pur senza ricorrere a provocazioni tanto estreme.

Come si può vedere, le caratteristiche della dottrina petrobrusiana mostrano qualche influenza bogomile, ma non vi è presente alcun elemento dualista. Non si ha traccia di docetismo: secondo Pietro di Bruis, Cristo patì veramente nella carne. Il suo odio verso la croce è l'odio verso lo strumento di un tormento reale. Manca del tutto la condanna del matrimonio, dell'accoppiamento e della procreazione: i monaci vengono fatti sposare con la forza. Manca del tutto ogni riferimento al consumo di carne come male: tale alimento viene arrostito e mangiato il Venerdì Santo dallo stesso Pietro senza alcun senso di colpa. Allo stesso modo non si trova traccia dell'attribuzione della creazione materiale a Satana e della natura malvagia di tutta la materia.

Si noti anche che le regioni comprese tra il Rodano e le Alpi, ossia la Provenza propriamente detta, furono toccate solo marginalmente dal Catarismo nei decenni successivi. Se le connessioni tra il movimento petrobrusiano e la religione dei Buoni Uomini sono labili, è invece molto probabile un'influenza dell'iconoclasmo di Claudio di Torino
.

Chiunque abbia dimestichezza con la storia della Riforma Protestante noterà una somiglianza o addirittura quasi un'identità tra le idee del predicatore di Bruis e gli insegnamenti caratteristici di Lutero, Calvino e altri riformatori nel XVI secolo. I metodi violenti e teatrali non saranno ripresi, ma il concetto di Salvezza individuale senza intermediari ecclesiastici giocherà un ruolo molto importante nella storia dell'intero continente europeo.

postato da: antares666 alle ore 20:57 | link | commenti
categorie: idolatria, iconoclastia, altre eterodossie
giovedì, 13 settembre 2007

Alle origini del Mondo Moderno

IL LIBERO SPIRITO

studi2006Nel panorama delle forme di eterodossia che si sono sviluppate nel XII secolo, un posto particolare occupa la filosofia del Libero Spirito. Essa non fu appariscente come il Catarismo, ma le sue conseguenze sull'Occidente furono profonde e durature. A determinare la sua sopravvivenza e il suo rigoglio fu la sua incoerenza organizzativa: il Libero Spirito non si è manifestato come un movimento definito, ma come una galassia di gruppuscoli numericamente poco consistenti.

La natura di questa religiosità era utopica e affondava le sue radici nel Neoplatonismo.
L'iniziatore del Libero Spirito fu Amalrico (Amaury) da Bène. A pochi anni dalla sua morte, nel 1209 (singolare coincidenza con l'inizio della luttuosa crociata contro gli Albigesi) i suoi insegnamenti erano già diffusi, e di questo abbiamo documentazione dagli atti dell'Inquisizione. Silenziosamente era iniziata una nuova era, e ad essa dovrebbero far riferimento i razionalisti, gli atei, i materialisti, i libertini come anche i crowleyani (thelemiti) e la maggior parte dei neopagani. Cosa accomuna una simile varietà di ideologie? La risposta è semplice: sono tutte forme di monismo estremo, in cui l'universo è considerato indistinguibile dalla sua causa (Dio, l'Uomo, la Materia o il Nulla).
 
La dottrina della Chiesa di Roma ammette un solo principio all'origine di tutte le cose visibili ed invisibili, ma ritiene che Dio sia nettamente distinto dalle sue creature. In altre parole, pur essendo Dio onnipresente, il suo essere non coincide affatto con le cose da lui create ex nihilo. La dottrina del Libero Spirito invece fa cadere questa distinzione. Dio non è soltanto l'onnipresente Creatore di ogni cosa, ma E' ogni cosa. Si identifica con le sue creature, con l'intero universo. In altre parole la filosofia amalriciana è una forma di panteismo (dal greco antico pan = tutto + Theos = Dio: tutto è Dio).

Già Scoto Eriugena scrisse che "ogni uomo può considerarsi una teofania, una manifestazione divina al pari dello stesso Cristo". Queste parole ritornano in Aleister Crowley, che sosteneva che "non vi è altro Dio oltre all'Uomo" e che "ogni uomo e ogni donna è una stella".

Per il Libero Spirito ogni essere umano è chiamato a credere di rappresentare una parte tangibile del Corpo di Cristo, e che qualsiasi atto compiuto senza peccare da chi ha raggiunto questa consapevolezza. Da qui scaturisce un marcato individualismo. 

La Chiesa di Roma indisse persecuzioni contro questa nuova religiosità, ma non ritenne mai di dedicarle l'attenzione che invece rivolgeva alla soppressione del Catarismo.

I seguaci del Libero Spirito seguivano alla lettera il passo di San Paolo che dice "Tutto è puro per i puri" (Tt 1, 15), e argomentavano che nulla di peccaminoso e di impuro potesse esistere nel corpo, neppure l'accoppiamento o le funzioni escretorie. Nella pratica si abbandonavano a rituali orgiastici. La metafisica serviva da maschera e da copertura per attività sessuali sfrenate e promiscue. Altra caratteristica era l'antinomismo, ovvero l'opposizione alle leggi degli uomini, che erano ritenute un ostacolo alla realizzazione del Regno dello Spirito. Le differenze tra il Catarismo e il Libero Spirito sono totali, stridenti: le due tradizioni si collocano alle opposte estremità di uno spettro religioso. Anche quando i comportamenti potevano sembrare simili, erano dettati da motivi assolutamente diversi, incompatibili. Il credente cataro poteva anche avere una sessualità incoercibile. Tuttavia non riteneva tale attività pura o addirittura santa, ma dovuta all'influsso di Satana che governava chi non aveva ricevuto il Consolamentum. Il Catarismo era spesso antinomico come il Libero Spirito, ma il motivo di ciò era dovuto a una totale sfiducia nei confronti di un ordine costituito emanante dal Creatore Malvagio. Se per l'amalriciano nulla è impuro nel mondo, tutto ciò che è mondo è impuro per il cataro. Se per l'amalriciano il corpo è il tempio dello Spirito, per il cataro è invece il suo carcere. Il movimento faceva presa dovunque fosse sentita la necessità di una spiritualità puramente mistica, non soggetta a dogmi e a regole.

Si infiltrò anche in molti ambiti monastici, soprattutto tra i Beghini e tra i Francescani, al punto che la Chiesa Romana decise di non concedere la fondazione di nuovi ordini monastici mendicanti. In particolare i Beghini e i Begardi furono sempre al confine con l'eterodossia, e guardati con estremo sospetto a causa del loro rifiuto delle regole. Mentre il Catarismo si riduceva a un'esistenza catacombale nel più stretto segreto, il Libero Spirito continuava a prosperare e a dare nuovi esiti macroscopici. Nel XVI secolo iniziarono a proliferare le sette dei Libertini: un cambiamento inarrestabile era ormai avviato nell'intero Occidente.

postato da: antares666 alle ore 20:21 | link | commenti
categorie: catarismo, libero spirito, altre eterodossie