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Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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lunedì, 31 marzo 2008

Sfinge

IL MANOSCRITTO VOYNICH: UN LIBRO CHE SEMBRA DI UN ALTRO UNIVERSO

Uno dei testi più enigmatici dell'intera storia dell'umanità, se non il più misterioso in assoluto, è senza dubbio il Manoscritto Voynich. Il libro consta di 102 fogli, corrispondenti a 204 pagine, e deve il suo nome all'antiquario di origine polacca Wilfrid M. Voynich, che lo acquistò nel 1912. Comprende numerose illustrazioni e testi scritti in una lingua impenetrabile. Per impenetrabile si intende che nessuno studioso di lingue antiche e di crittografia è mai riuscito a leggere con sicurezza un solo carattere e a fornire una traduzione credibile anche di una sola parola. Si pensa che la data di stesura del manoscritto sia compresa tra il 1450 e il 1520. Nessuno ha la benché minima informazione sull'autore, sulla scrittura e sulla lingua, al punto che se anche si arrivasse un giorno a stabilire che il volume è piovuto sulla terra da un universo parallelo, non ci sarebbe nulla da eccepire. Un numero impressionante di decifratori di codici ha impiegato le proprie migliori energie nell'analisi del testo senza arrivare a nulla. Tra questi se ne annoverano anche alcuni di fama mondiale, che lavorarono per l'America e per l'Inghilterra nel corso della II Guerra Mondiale. Tutti questi fallimenti hanno avuto un duplice effetto: da una parte hanno reso mondiale la fama del manoscritto, dall'altra hanno insinuato l'idea di una complessa frode.
 
Le sezioni in cui si divide il tomo criptico sono quattro, e può essere di qualche utilità descriverle per sommi capi.

La Sezione I, conosciuta come Sezione Botanica, comprende 66 fogli e riporta ben 113 disegni di piante completamente sconosciute alla Scienza (soltanto in un caso si nota una vaga somiglianza con il girasole).

La Sezione II, conosciuta come Seziona Astronomica o Astrologica, comprende solo 7 fogli e riporta 25 diagrammi di simboli astrali. Alcuni segni zodiacali sono chiaramente identificabili, altre immagini restano enigmatiche. Non si capisce di cosa possa trattare il testo.

La Sezione III, conosciuta come Sezione Biologica, comprende 12 fogli ed è piena zeppa di immagini di donne nude. Queste femmine, spesso incinte, sono immerse in parte in vasche simili a uteri tra di loro comunicanti e piene di un liquido scuro. Per questo motivo è stata applicata a questa parte la sua denominazione corrente; intuire il contenuto delle descrizioni è più difficile che non negli altri casi. Include anche un foglio aggiuntivo ripiegato in sei, che illustra nove medaglioni pieni di immagini di stelle e di oggetti enigmatici non facilmente interpretabili (c'è chi ha voluto vedervi delle cellule).

La Sezione IV, conosciuta come Sezione Farmacologica, comprende 16 fogli e contiene disegni di ampolle e di altri recipienti a forma di fiala simili a quelli utilizzati dagli antichi speziali. Oltre a questi strani alambicchi, compaiono anche disegni di radici e piante, verosimilmente intese come medicinali.

Seguono alcuni fogli che si pensa costituiscano un indice, in quanto contiene soltanto frasi con stelline poste a sinistra delle linee scritte.

Da un'analisi del testo, risulta che i caratteri che compongono il testo sono circa 250.000, mentre le parole distinguibili sono 4182. Di queste, soltanto 1284 ricorrono più di una volta. 308 sono abbastanza comuni, comparendo più di otto volte. 184 sono comuni, e si trovano più di quindici volte. 23 sono molto comuni, essendo scritte più di cento volte. Alcune di queste parole compaiono soltanto in specifiche sezioni, altre sono invece usate nell'intero volume. Qualcuno ha notato che la prima parola in ogni pagina della Sezione Botanica è unica, e che potrebbe trattarsi proprio del nome della pianta disegnata.

L'analisi statistica mostra la ricorrenza di schemi simili a quelli delle lingue naturali: non sembra che il manoscritto sia stato composto a caso. Non va però nascosto che la lingua è molto diversa da qualsiasi lingua europea. Non ci sono parole che comprendono più di dieci segni, e al contempo sono pochissime le parole composte solo da uno o due segni. La distribuzione delle lettere all'interno di ogni parola segue regole severe: alcuni caratteri ricorrono solo all'inizio, altri solo alla fine, altri ancora solo in posizione mediana. Una situazione che ricorda quella di scritture semitiche come quella ebraica e quella araba, che hanno segni consonantici diversi a seconda che siano iniziali, finali o mediani. Si potrebbe pensare a una delle lingue artificiali create nel XVII secolo, dotate di una struttura regolare e profondamente logica.

Ci sono anche alcune parole e frasi scritte in caratteri latini, distorti ma riconoscibili. Tuttavia si tratta di parole che non corrispondono a nessuna lingua nota del globo terracqueo. Qualcuno ipotizza che siano comunque state aggiunte in un secondo momento. Stranamente, non si riesce a trovare in rete alcuna trascrizione di questi passi.

Le prime documentazioni dell'esistenza del Manoscritto Voynich risalgono all'inizio del XVII secolo. Un certo Baresch, il primo proprietario documentato, chiese aiuto al gesuita Athanasius Kircher perché traducesse quell'ostica lingua e gli rivelasse i segreti di quei disegni. Personalità eclettica, il gesuita tedesco fu il primo europeo a reintrodurre lo studio della lingua copta in Occidente dopo secoli di oblio. Le sue decifrazioni dei geroglifici egizi sono prive di valore, ma vide giusto nell'identificare la lingua copta come l'ultimo erede dell'idioma dei Faraoni. Si ignora se il Kircher abbia risposto alla richiesta di Baresch. Sappiamo soltanto che quando quest'ultimo morì, il libro fu ereditato dal suo amico Jan Marek Marci, rettore di un'università di Praga. A sua volta questi inviò il libro a Kircher. La lettera di Marci è ora inclusa nel bizzarro volume. 

Nei successivi duecento anni le tracce del manoscritto si perdono, ma è molto probabile che sia stato incorporato nella biblioteca del Collegio Romano in seguito alla morte di Kircher. Il Collegio Romano ora è noto come Università Pontificia Gregoriana. Quando Vittorio Emanuele II di Savoia liquidò lo Stato della Chiesa, confiscò anche la biblioteca del Collegio. Nel 1870 il libro sarebbe di certo saltato fuori di nuovo, ma poco prima della confisca, venne trasferito assieme all'intera corrispondenza del Kircher nella biblioteca privata del gesuita Beckx a Villa Mondragone.
Verso il 1912, il Collegio si trovò in difficoltà finanziarie e decise di vendere alcuni dei suoi libri, e proprio allora entrò in scena Wilfrid Woynich.

Da quanto si deduce dai carteggi di Kircher, sembra che ci fu un tentativo di vendere il libro all'Imperatore 
Rodolfo II di Boemia (1552–1612) per la somma allora astronomica di seicento ducati. Rodolfo era convinto che l'autore del manoscritto fosse l'ingegnoso frate francescano Ruggero Bacone (1214–1294). Anche se Voynich fece di tutto per diffondere l'idea di una paternità baconiana, gli studiosi specializzati nel lavoro di quell'uomo di scienza escludono la cosa nel modo più reciso. Altro nome eccellente che è stato fatto è quello di John Dee (1527-1608), noto per i suoi studi sull'occultismo e sulla filosofia ermetica.

Le teorie atte a spiegare il manoscritto sono stravaganti e numerose, al punto che porterebbe via troppo spazio elencarle tutte. Il filologo William Newbold arrivò alla conclusione che la lingua voynichiana fosse latino camuffato, e interpretò delle sequenze arrivando alla sensazionale scoperta che già in epoca medievale erano state formulate teorie di astrofisica e biologia molecolare. In preda a un forte esaurimento si accorse alla fine di essersi spinto al punto di tradurre persino delle crepe dovute all'età della carta. Il dilettante John Stojko invece pensava che il voynichiano non fosse altro che ucraino senza vocali, e propose traduzioni singolari del tipo "il Vuoto è ciò per cui combatte l'Occhio del Piccolo Dio". Mi soffermerò un po' di più sulla teoria formulata nel 1987 dal fisico russo Leo Levitov, in quanto era sua convinzione che il manoscritto fosse un testo iniziatico dei Catari. Per prima cosa credette di aver identificato la lingua definendola un codice segreto formato da un miscuglio di lingue dell'Europa centrale, tra le quali l'antico alto tedesco. Quindi ritenne che l'enigmatica Sezione Biologica fosse un manuale per l'Endura, che a parer suo consisteva nel sezionare in modo rituale le vene degli adepti. Ancor più farneticante la sua attribuzione ai Catari dei simboli della Sezione Astrologica - da lui creduti tipici del culto di Iside. Le piante chimeriche non avrebbero dovuto essere intese come specie realmente esistenti, ma come simboli arcani, geroglifici della Fede. Levitov raccolse tutte queste nozioni in un compendio delirante a cui diede il titolo Solution of the Voynich Manuscript: A liturgical Manual for the Endura Rite of the Cathari Heresy, the Cult of Isis. Tutto questo castello di fantasie può essere smontato molto facilmente. L'Endura nella sua forma più diffusa comportava il digiuno fino alla morte, e solo in pochi casi la morte veniva facilitata con qualche sistema come l'incisione di una vena, l'ingestione di vetro tritato, il soffocamento. Non era tuttavia richiesta alcuna particolare istruzione a questo scopo, anche considerato che i Buoni Uomini erano spesso medici. La raffigurazione di donne incinte per ovvie ragioni è assolutamente estranea al Catarismo ed è impossibile che fosse associata a qualcosa di sacro e di simbolico: il feto era considerato diabolico. I Catari non veneravano Iside e neppure altre divinità pagane.

Segnalo alla fine una corrispondenza tra le lettere del Manoscritto Voynich e l'alfabeto latino ideata per giochi di ruolo ambientati nell'universo di Lovecraft. La si può trovare nel sito afternight.com, che riporta numerosi alfabeti antichi e moderni. Che sia la cosa più sensata proposta finora?

postato da: antares666 alle ore 20:32 | link | commenti
categorie: documenti, misteri, lingue occulte
giovedì, 27 marzo 2008

Il Principio Primo

LA TERZA STELE DI SETH

All'Essere Supremo, il Padre. Rallegriamoci! Rallegriamoci! Rallegriamoci! Abbiamo visto. Abbiamo visto. Abbiamo visto colui che è veramente il preesistente; colui che veramente è, essendo il primo eterno. O ingenerato, è da te che provengono gli Eterni e gli Eoni, gli interamente Perfetti, coloro che sono stabili e i singoli Perfetti.

Noi ti benediciamo, o non-sostanza, o esistenza anteriore alle altre esistenze, o prima sostanza anteriore alle altre sostanze, padre della divinità e della vitalità, creatore dell'intelletto, elargitore del bene, elargitore della beatitudine.

Ti benediciamo tutti, o conoscitore, con una benedizione pura, tu per mezzo del quale esistono tutti costoro, che ti conoscono esclusivamente per mezzo tuo. Non c'è, infatti, alcuno che agisca prima di te. Tu sei lo spirito unico e vivente. E tu conosci l'uno, perché quest'uno che ti appartiene, è ovunque. Noi non possiamo nominarlo. Su di noi, infatti, splende la tua luce. Prescrivici un comando affinché ti vediamo, affinché siamo salvi. Conoscere te, è la salvezza di tutti noi. Prescrivici un comando! Allorché ci prescrivi un comando, noi siamo salvi. Noi siamo veramente salvi. Abbiamo visto te con l'intelletto.

Tu sei tutti loro, perché tu li salvi tutti; tu che non sei stato salvato, né hai salvato per mezzo di loro. Tu, infatti, tu ci hai prescritto un comando. Tu sei uno. Tu sei uno. Cosicché c'è chi dirà: Tu sei uno! Tu sei l'unico spirito vivificante.

Come ti daremo un nome? Noi un tal nome non l'abbiamo. Tu, infatti, sei l'esistenza di tutti. Tu sei la vita di tutti loro. Tu sei l'intelletto di tutti loro. Tu, infatti, sei colui nel quale tutti gioiscono.

Per tutti costoro tu hai prescritto un comando, affinché si salvassero per opera della tua parola. Tu, prima gloria presso di lui. Tu nascosto, Tu beato Senaon generato da te stesso. Phneus, Phneus, Phneus, Optaon, Elemaon, la grande potenza. Emouniar, Nibareus, Kanderophos, Aphredon, Deiphaneus; tu sei per me Armedon, o generatore di potenza, Thalanatheus, Antitheus, tu che esisti in te stesso, tu che sei anteriore a te stesso, e dopo di te non c'è alcuno in condizione di agire.

Come possiamo benedirti? Non ne abbiamo la forza. Ma, umili davanti a te, ti ringraziamo, poiché a noi, che siamo l'eletto, ci ha prescritto il comando di glorificarti. Così, per quanto possiamo, noi ti benediciamo, perché ci hai salvato. Ti diamo gloria in ogni momento. Ti daremo gloria per questo: affinché siamo salvati con una salvezza eterna.

Ti abbiamo benedetto perché ce ne fu data la forza. Siamo stati salvati, perché tu l'hai voluto in ogni momento. Ecco ciò che noi tutti facciamo!

Da LE TRE STELE DI SETH, testo gnostico

postato da: antares666 alle ore 21:37 | link | commenti
categorie: documenti, gnosticismo
mercoledì, 26 marzo 2008

I nostri padroni sono sempre stati i nostri nemici e ora più che mai, più che mai i nostri padroni sono fallibili, perché è colpa loro se siamo così numerosi, da secoli, da millenni vogliono che i subalterni si moltiplichino, per farli sgobbare e portarli alla morte. Anche oggi che il mondo scoppia e agli uomini manca la terra, il loro sogno è costruire case di cinquanta piani e industrializzare l’ecumene, con il pretesto di provvedere alle necessità degli altri miliardi che stanno nascendo, poiché a loro occorrono sempre più esseri viventi, sempre, nonostante ciò che affermano.

  Albert Caraco-Breviario del Caos

 

postato da: Albedo alle ore 18:30 | link | commenti (2)
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lunedì, 24 marzo 2008

Echi del Buddhismo in Occidente

I SANTI BARLAAM E IOSAFAT: BUDDHA NEL MARTIROLOGIO ROMANO

Tra gli innumerevoli testi che contribuirono a formare l'immaginario collettivo medievale ne esiste uno che ha origini più lontane di quanto non sospettassero i suoi lettori: il Romanzo di Barlaam e Iosafat. La storia è ambientata nel III o nel VI secolo nella remota India, dove il Re Abenner, pagano, perseguita con ferocia la Chiesa Cristiana fondata da San Tommaso durante il suo viaggio apostolico. Un indovino gli predice che il suo neonato figlio Iosafat è destinato a convertirsi al Cristianesimo e ad evangelizzare l'intero regno. Preso dall'orrore, Abenner decide allora di crescere il rampollo in un luogo isolato tra mille delizie, in modo che la vista degli orrori del mondo non possa mai spingerlo a meditare sulla morte e sul dolore. Tutte queste precauzioni risultano però vane: l'eremita Barlaam di Senaar riesce a raggiungere Iosafat nella sua prigione dalle sbarre dorate, e gli mostra che esistono malattia, vecchiaia e morte. Lo converte al Cristianesimo servendosi di riflessioni filosofiche e lo conduce con sé nel suo eremo. Saputo questo, il Re Abenner manda a Iosafat il mago Teuda perché lo perverta e lo corrompa, facendolo desistere dal suo insano proposito. Ma Iosafat riesce a convertire Teuda. Ritorna al Palazzo e converte anche il padre. Questi abdica subito in suo favore per ritirarsi nel deserto e vivere da anacoreta. Iosafat lascia a sua volta il potere per raggiungere il santo Barlaam nella sua cella.
 

Nel Romanzo è contenuta la descrizione poetica di una visione, la cui origine è fenicia. Un uomo, per fuggire da un terribile unicorno, cade in una fossa e si mette in salvo afferrando un albero, solo per accorgersi con orrore che le radici sono rosicchiate da una talpa bianca e da una nera. In fondo al baratro un immane dragone si prepara a divorarlo, e quattro serpi si muovono sul terreno. A questo punto l'uomo si accorge che l'albero secerne stille di miele che lo narcotizzano e gli fanno obliare l'amaro destino che lo attende. Distratto dall'ebbrezza, egli si scorda del pericolo mortale e precipita. L'unicorno è la Morte, la fossa il Mondo, l'albero è la Vita, le due talpe il Giorno e la Notte. Il dragone è l'Inferno, i serpenti sono i Quattro Elementi. Le gocce di miele sono i piaceri terreni, che impediscono al gaudente la percezione della morte.

La narrazione agiografica della vita di Barlaam e Iosafat era ritenuta opera di S. Giovanni Damasceno e fedele alla realtà storica. Nel secolo XIII le fu data immensa risonanza da un agiografo famoso:
Jacopo da Varagine. Nella sua Legenda Aurea, egli raccoglie questa lontana tradizione divulgandola. Anche il suo contemporaneo Vincenzo di Beauvais ne parla in forma più estesa nel suo Speculum Historiae. Se ne trovano molte versioni in latino e in volgare, in prosa come in poesia. Si conosce persino una versione in lingua islandese del XV secolo. Il principe indiano e l'eremita di Senaar non furono mai formalmente canonizzati dalla Chiesa di Roma, ma risultano inclusi nelle versioni più antiche del martirologio romano, che fissava la loro festa il 27 novembre. La Chiesa Greca Ortodossa tuttora li venera (il nome Iosafat è riportato come Ioasaph), e li festeggia invece il 26 agosto.

Chiunque abbia anche una minima conoscenza di Buddhismo, rimarrà stupito dalla somiglianza tra la vicenda di Barlaam e Iosafat e la vita del Principe Siddhartha Gautama, più noto come il Buddha. Le analogie sono così numerose e profonde da non poter essere liquidate come coincidenza. Gli studiosi sono riusciti a provare questa origine e ad attribuire l'opera ritenuta in precedenza di Giovanni Damasceno a un monaco georgiano di nome Eutimio, che la scrisse nell'XI secolo. A sua volta Eutimio utilizzò come fonte scritti in arabo e in georgiano aventi come argomento proprio la vita del Buddha. Il nome che nei codici buddhisti è attribuito al Principe Gautama prima dell'Illuminazione è Bodhisattva, termine sanscrito che si corruppe in Bodisav, giungendo con questa forma nel territorio dell'attuale Afghanistan per poi entrare in persiano come Bodasif e in arabo come Budhasaf. Alcuni copisti arabi invece della lettura Budhasaf utilizzarono Yudasaf per via di un errore di trascrizione: la lettera che rappresenta la b- se scritta on un puntino sottostante, diventa invece la y- se scritta con due. Così Yudhasaf passò in georgiano come Iodasaph (X secolo) per diventare infine Ioasaph, Iosafat.

La fonte ultima è un testo usato dai Manichei che in seguito passò ad ambienti islamici con il titolo di Kitab Bilawhar wa-Yudasaf (ossia Libro di Bilawhar e Yudasaf), diffuso a Baghdad nell'VIII secolo.

postato da: antares666 alle ore 20:03 | link | commenti
categorie: cultura, agiografia
venerdì, 21 marzo 2008

DAL VANGELO SECONDO LUCA

Visto che siamo in settimana santa mi viene spontaneo riportare un passo di Luca, capo XXIII, v. 27-29: “E lo seguiva una gran folla di popolo e di donne, le quali piangevano e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, rivolto ad esse, disse: Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me; ma piangete su voi stesse e sui vostri figlioli, perché ecco, verranno i giorni in cui si dirà: Beate le sterili e i seni che non hanno generato e le mammelle che non hanno allattato”.

A mia memoria non ricordo di aver mai sentito un Papa, un Cardinale o un parroco commentare queste parole. Vorrei che mi spiegassero come fanno a conciliare queste parole con le loro continue lamentele sulle coppie che non fanno figli. Continuano a ripetere che Gesù è l’esempio da seguire nella vita di ogni credente, salvo poi dimenticarsi Gesù non ha generato figli e non ha mai detto di farlo.

postato da: Albedo alle ore 07:19 | link | commenti
categorie: estinzioni
giovedì, 20 marzo 2008

L'Androgino Primigenio

LA SECONDA STELE DI SETH

A Barbelo, la madre. Grande è il primo degli Eoni. Barbelo, vergine maschio, prima gloria del Padre invisibile, quella che è detta Perfetta. Fin dall'inizio tu hai visto colui che è veramente il preesistente, e hai riconosciuto che egli è una non-sostanza. Da lui e per mezzo di lui tu sei preesistente nell'eternità. Non-sostanza proveniente da un'unica indivisibile triplice potenza. Tu sei una triplice potenza, tu sei una grande monade, proveniente da una monade pura. Tu sei una monade eletta, la prima ombra del Padre santo, luce da luce. Noi ti benediciamo genitore perfetto, datore degli Eoni. Tu hai visto questi Eoni; hai riconosciuto che essi provengono da un'ombra. Tu sei divenuto multiplo, ma non hai cessato di essere uno. Tu sei multiplo e diviso. Tu sei triplo. Veramente tu sei triplo. Veramente tu sei uno dall'uno. Tu provieni dalla tua ombra. Tu sei nascosto, tu sei un mondo di conoscenza. Sai che quanti appartengono all'uno provengono da un'ombra; e costoro tu li hai nella mente. Per amor loro, hai dato forza agli Eoni nella sostanzialità; alla divinità tu hai dato forza nella vitalità; all'intellezione tu hai dato forza nella bontà; nella beatitudine hai dato forza alle ombre che scaturiscono dall'uno; a uno hai dato forza nella conoscenza; all'altro hai dato forza nella creazione. Tu hai dato forza a quello che è uguale, e a quello che simile non è. Tu hai dato forza nella generazione con delle forme di ciò che esiste. Tu hai dato forza a questi.

Egli è colui che è nascosto là nell'intelligenza. Tu sei venuto verso costoro, e da questi torni indietro. Tu sei diviso tra loro; e tu sei diventato un primo-manifestato, grande, virile intelletto. O Padre divino, o divino fanciullo, o generatore della molteplicità secondo la divisione di tutti coloro che esistono veramente! A tutti ti sei manifestato nella parola. E tutti abbracci nella non-generazione e nell'eternità senza fine. E' per mezzo tuo che venne a noi la salvezza. Da te proviene la salvezza. Tu sei la sapienza. Tu sei la conoscenza. Tu sei la verità. E' per mezzo tuo che c'è l'intelletto. Da te proviene l'intelletto. Tu sei un intelletto, tu sei un mondo, tu sei la verità. Tu sei una potenza triplice; tu sei un triplo; tu sei veramente triplice. Tu eone da eoni. Tu solo vedi con purezza i primi Eoni e i non generati. Ma le prime divisioni sono come tu sei stato diviso. Unisciti, così come tu sei stato unito. Ammaestraci su ciò che tu vedi. Concedici forza affinché siamo salvati per la vita eterna. Noi, infatti, siamo un'ombra di te, così come anche tu sei un'ombra del primo preesistente.
Anzitutto ascoltaci! Noi siamo eoni.
Ascoltaci! Ognuno è individualmente perfetto. Tu sei l'Eone degli Eoni; l'interamente perfetto, colui che è stabile.
Tu hai esaudito. Tu hai esaudito.
Noi ti ringraziamo. Noi ti benediciamo in ogni momento.
Noi ti glorificheremo.

Da LE TRE STELE DI SETH, testo gnostico

postato da: antares666 alle ore 21:00 | link | commenti
categorie: documenti, gnosticismo
martedì, 18 marzo 2008

L’APOLOGO DELLA BRUTTA

FINE DI ULISSE E DEL SUO

CAVALLO DI TROIA

 Tiepolo_cavallo_troia

A proposito di Ulisse e in special modo del suo grandioso stratagemma della costruzione del Cavallo di Troia per vincere la resistenza appunto dei troiani, alcune fonti leggendarie riferiscono che in realtà Omero aveva pensato ad un’altra fine per il suo valoroso guerriero di Itaca.

 

Questa fine doveva avvenire press’a poco in questa maniera: i troiani, non convinti di quel dono incomprensibile, decidono in tutta fretta di bruciarlo, scoprendo quindi inorriditi una decina di corpi carbonizzati, uno dei quali, appunto Ulisse, si contorceva nel dolore delle bruciature; quando gli domandarono chi fosse, egli avrebbe risposto: “Sono Nessuno, se non fossi stato Nessuno non avrei fatto una fine così miserevole e vergognosa”. E così dicendo spirò.

 

Vipom

postato da: vipom alle ore 19:39 | link | commenti
categorie: ucronia
lunedì, 17 marzo 2008

63 nomi

Al momento si conosce l'identità di soltanto 63 degli oltre duecento Martiri di Montségur. Ho reperito i nomi, e dov'erano riportati in forma francese, li ho resi  per quanto possibile nella forma occitana. Li elenco qui di seguito, accompagnati da qualche nota:   

Raimond AGULHER.  Perfetto a Tarascona nel 1204 e presente a Montségur dal 1234.

Guilhelm AICARD.  Residente a Montségur dal 1234 con sua moglie e tre figli. Ricevette il Consolamentum la notte del 13 marzo 1244.

Pons AIS.  Perfetto presente a Montségur, ove era mugnaio, dall'inizio dell'assedio.

Peire ARAU. Perfetto.

Bernard d'AUVEZINES. Perfetto.

Raimonda BARBE. Da Mas Saintes-Puelles, sorella del Perfetto Raimond du Mas (Raimond de Na Rica).

Raimond de BELVIS.  Balestriere di Arnaud e signore di Usson. Arrivò a Montségur circa nel maggio-giugno 1243.  Ricevette il Consolamentum il 13 marzo 1244.

Arnaud de BENSA. Sergente da Lavelanet, ferito verso la fine del febbraio 1244, ricevette il Consolamentum il 4 marzo.

Estienne BOUTARRA.  Perfetto.

BRESILHAC.  Cavaliere spodestato di Caihavel.  Presente a Montségur dal 1236, ricevette il Consolamentum il 13 marzo 1244.

Pons CAPELLE, da Gaja.  Perfetto, arrivò a Montségur circa nel 1242 con suo figlio, un sergente.

Guidraude de CARAMAN.  Perfetto.

Arnaud des CASSES.  Cavaliere e signore di Casses.  Credente dal 1220 e Perfetto prima del 1243.

CLAMENS.  Presente all'assedio. Intorno al 13 marzo 1244 è menzionato per aver trasferito il tesoro della Chiesa alla custodia di Peire-Roger de Mirepoix. Con ogni probabilità un Perfetto.

Joan de COMBEL. Cavaliere di Laurac.  Si crede che abbia accettato il Consolamentum durante la tregua.

Saissa de CONGOST.  Da una famiglia signorile di Puivert. Perfetta dal 1240. Capofamiglia a Montségur.

Raimonda de CUQ.  Sorella o cugina di Berenger, signore di  Lavelanet.  Perfetta a Lauran nel 1230. Visse con Corba de Pereille a Montségur.

Guilhelm DEJEAN. Perfetto da Tarabel, ordinato Diacono a Montségur.

Guilhelm DELPECH.  Sergente.  Giunto a Montségur il 21 maggio 1243. Ricevette il Consolamentum il 13 marzo 1244.

Arnaud DOMERGUE, di Laroque d'Olmes.  Sergente residente a Montségur dal 1236 con sua moglie. Ricevette il Consolamentum il 13 marzo 1244.

Bruna DOMERGUE. Moglie del Sergente Arnaud Domergue. Ricevette il Consolamentum il 13 marzo 1244.

Rixenda DONAT di Tolosa.  Perfetta.

India de FANJEAUX.  Una Dama dal ramo Lahille di Fanjeaux. Perfetta nel 1227 e capofamiglia a Montségur.

Guilhelm GARNIER.  Pastore di buoi da d'Odars vicino a Lanta e credente dal 1230. Sergente a Montségur in 1243. Ricevette il Consolamentum il 13 marzo 1244.

Arnajud-Raimond GAUTI. Cavaliere di Soreze e Durfort.  Credente nel 1237.

Bernard GUILHEM.  Perfetto.

Estienne ISARN di Casses.  A Montségur con suo fratello.  Perfetto.

Raimond ISARN, fratello di Estienne.  Perfetto.

Guilhelm d'ISSUS. Cavaliere e Co-Signore di Montgaillard nel Lauragais.  Credente nel 1230.  Presente a Montségur dal 1243.

Joan de LAGARDA.  Condannato dall'Inquisizione a Moisac nel 1233 e rifugiato a Montségur. 

Bruna de LAHILLE. Sorella di Guilhelm. Credente nel 1234. Perfetta a Montségur nel 1240.

Guilhelm de LAHILLE.  Cavaliere spodestato di Laurac.  Defensore di Castelnaudary contro Amaury de Montfort nel 1219-1220.  A Montségur dal 1240.  Uno dei capi del massacro degli inquisitori ad Avignonet.  Gravemente ferito il 26 febbraio 1244, ricevette il Consolamentum la notte del  13 marzo.

LIMOS. Perfetto a Montségur.

Raimond de MARSEILLAN.  Cavaliere spodestato di Laurac. Credente nel 1232. Ricevette il Consolamentum il 13 marzo 1244.

Bertrand MARTY. Da Tarabel. Vescovo Cataro di Tolosa. Capo della Chiesa Catara all'epoca dell'assedio. A Montségur nel 1232.

Guilhelm MARTY.  Da Montferrier.  Fornaio a Montségur e Perfetto.

Peire du MAS.  Da Mas Saintes-Puelles, Perfetto nel 1229 e presente a Montségur nel marzo 1244. 

MAURINA (MAURY). Perfetta.

Braida de MONTSERVER.  Imparentata con Arnaud-Roger de Mirepoix. Credente nel 1227, ricevette il Consolamentum durante una malattia nel 1229 a Limoux. Arrivò come Perfetta a Montségur nel 1240.

Arsenda NARBONA. Moglie del Sergente Pons NARBONA, Consolamentum il 13 marzo  1244.

Guilhelm NARBONA. Proprietario terriero del cavaliere Raimond de Marseillan, e fratello di Pons Narbona. Consolamentum il 13 marzo 1244.

Pons NARBONA, di Carol e Cerdagne.  Sergente, ricevette il Consolamentum con sua moglie il 13 marzo.

Raimond de NIORT.  Perfetto da Belesta.  Arrivò clandestinamente a Montségur nell'ottobre 1243 con una lettera dai Catari di Cremona in Italia.

Arnauld d'ORLHAC, da Lavaur.

Corba de PEREILLA. Moglie di Raimond de Pereilla. Una credente che ricevette il Consolamentum con sua figlia il 13 marzo 1244.

Esclarmonda de PEREILLA.  Figlia di Raimond e di Corba de Pereilla. Ricevette il Consolamentum con sua madre il 13 marzo 1244.

PERONNA. Perfetta, arrivò a Montségur nel 1237.

Guilhelm PEYRE.  Sergente, agente di Raimond de Pareille. Perfetto. Assieme a CLAMENS, consegnò il Tesoro dei Catari di Montségur a Peire-Roger Mirepoix il 13 marzo 1244.

Guilhelm RAOU.  Perfetto.

Alazais RASEIRE. Da Bram o dal suo distritto.  Catturato a Montségur e ritornato per l'esecuzione tramite rogo a Bram.

Joan REY. Da Saint-Paul-Cap-de-Joux. Corriere. Giunse a Montségur il 1 gennaio 1244, portando una lettera dai Catari di Cremona. Ricevette il Consolamentum il 13 marzo.

Peire ROBERT.  Mercante da Mirepoix.  Credente dal 1209, giunse a Montségur nel 1236. Consolamentum il 13 marzo 1244.

Peire ROBERT.  Perfetto.  Assisté nel Consolamentum Raimond de Ventenac, mortalmente ferito nel 1243. 

Martin ROLAND.  Fratello del Sergente Bernard de Joucou e zio dei fratelli Narbona. Credente a Lavelanet nel 1232 e Perfetto a Montségur nel 1240.

Bernard de SAINT-MARTIN.  Cavaliere spodestato di Laurac. Uno dei capi del massacro degli inquisitori ad Avignonet.  Si pensa che abbia ricevuto il Consolamentum con i cavalieri mercenari Guilhelm de Lahille e Brezihac de Cailhavel il 13 marzo 1244.

Raimond de SAINT-MARTIN.  Perfetto e Diacono.

Peire SIRVEN.  Perfetto, assistente del Vescovo Cataro Bertrand Marty.

TAPAREL.  Perfetto.

Rixenda de TELLE (o TEILH).  Madre Superiora delle Perfette a Montségur durante l'assedio.

Arnaud TEULY, da Limoux. Arrivò a Montségur prima del  14 febbraio 1244.  Ricevette il Consolamentum il 13 marzo.

Raimond de TOURNEBOUIX.  Sergente. Ricevette il Consolamentum il 13 marzo.

Marquesia UNAUD di Lanta.  Cucitrice per i Catari a Montségur. Credente dal 1224 e ordinata Perfetta a Montségur nel 1234.

Ermengarda d'USSAT.  Credente a Montségur dal 1240.  Ricevette il Consolamentum il 16 marzo.

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categorie: martirologio cataro

Pier_Francesco_Mola_Dio_Padre_Onnipotente

Le sconfitte storiche di Dio

 

All’inizio dei tempi

Dio creò Lucifero,

ma questi divenne Satana.

 

Creò quindi l’uomo,

ma questi divenne Caino.

 

Mandò allora il Figlio

a redimere l’umanità,

ma questa lo uccise.

 

Insomma,

è mai possibile

che tutti i programmi divini

falliscano miseramente

in questa maniera?

 

Non è il sintomo

di un’impotenza,

di una debolezza,

di una sconfitta,

mentre il suo Nemico,

Satana il Diavolo,

se la ride sghignazzante

ostentando forza,

padronanza

e sicurezza nel batterlo?

 

Vipom

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domenica, 16 marzo 2008

Una luce imperitura nell'inferno del mondo

I GLORIOSI MARTIRI DI MONTSÉGUR

Montségur è un piccolo paese dell'Ariège famoso in tutto il mondo per il suo castello, sito a 1207 metri sul livello del mare. Il suo nome deriva dal latino Mons Securus, ossia Monte Sicuro, e deve la sua ragione al fatto di descrivere un sito difficilmente accessibile: si trova proprio sulla cima di un'altura rocciosa (pog in lingua occitana). Fu il teatro dell'estrema resistenza dei Catari in quell'impervia regione dei Pirenei, il simbolo stesso della fulgida e irriducibile lotta di una Fede pura condannata dai poteri maligni delle nazioni.

I castelli pirenaici furono progettati come luoghi di guardia, ed erano formati da singole torri edificate su dirupi inespugnabili. Erano adatti all'invio di segnali luminosi, che potevano essere scorti anche a grande distanza. Il questo modo nacque Montségur, senza alcun particolare di rilievo rispetta a molte altre fortezze della regione. In un secondo tempo, intorno alla torre sorsero le mura, atte ad offrire rifugio a guerrieri e alla popolazione civile. Fu così che questa torre originaria fu chiamata mastio (maschio), mentre venivano aggiunte sempre nuove strutture abitative e di stoccaggio di generi alimentari.

 

Non si deve dar credito alle voci che vogliono il castello di Montségur come luogo di un improbabile culto del Sole ereditato da un remoto passato celtico. Il Catarismo riteneva la luce del sole come un elemento temporale al pari di ogni altra componente dell'universo materiale, quindi opera di Satana. Qualcuno ha ipotizzato la sopravvivenza nella zona di comunità pre-catare, parlando di residui di Druidismo o addirittura di Manichei sopravvissuti dall'epoca imperiale. ma non si hanno testimonianze attendibili a questo proposito, cosicché queste voci vanno relegate al rango di mere illazioni. Montségur divenne un estremo avamposto del Catarismo nel terzo e nel quarto decennio del XIII secolo, quando molti Buoni uomini in fuga dall'Inquisizione vi furono accolti assieme a cavalieri erranti e a feudatari i cui beni erano stati espropriati dalla Chiesa di Roma per le loro simpatie eterodosse.

La situazione precipitò nel 1242, quando il 28 maggio ad Avignonet due inquisitori furono assaliti di notte e massacrati a colpi di scure con il loro seguito. Da quello che fu accertato, gli incursori che avevano ucciso i frati oppressori provenivano proprio da Montségur. Questa temeraria impresa ebbe un grandissimo impatto, e diede speranza al popolo occitano di liberarsi dal giogo straniero. Sorsero focolai di ribellione spontanea, ma la repressione fu durissima. A causa delle complicità del potere dei feudatari, il Conte di Tolosa Raimondo VII fu umiliato e scomunicato. Sotto la minaccia di una nuova e devastante crociata, i nobiluomini dovettero chinare il capo al potere del Re di Francia. Il destino di Montségur era segnato.

Riporto a questo punto un dettagliato resoconto del funesto assedio alla roccaforte dei Perfetti, preparato con grande cura dalla carissima Krak, che ringrazio di cuore:

- Nel maggio 1243, appena 15 giorni dopo la chiusura del concilio di Béziers, che decretò la definitiva e orrenda condanna a morte per il popolo Cataro, Ugo di Arcis, siniscalco di Carcassonne, condusse alcune centinaia di cavalieri francesi nella valle dell'Ariège, ai piedi della rocca di Montségur. Il castello, edificato in una posizione inacessibile, appariva conquistabile solo con un lungo assedio, lo si poteva prendere solo nel modo più orrendo ovvero per fame e per sete. L'abbietto siniscalco non aveva fatto i conti con l'astuzia e l'eroismo del popolo Cataro. La difesa della fortezza era affidata ad una guarnigione composta da un centinaio di uomini, tutti di fede Catara, tra cui alcuni cavalieri con i loro scudieri, sergenti e soldati, comandati dal signore del luogo, Raimondo di Perella, al quale era alleato un altro signore, Pietro Ruggero di Mirepoix. A queste forze regolari si aggiungevano circa 200 perfetti pronti a morire per la loro fede. Erano inoltre presenti il vescovo tolosano Bertrando Marty, quello del Razès, Raimondo Aguilher, e alcuni diaconi. Montségur era costituita principalmente da un maschio il cui pianterreno comprendeva una sala di circa cinquanta metri quadrati,contiguo ad una vasta cinta muraria di più di 500 metri quadri, in cui si trovavano i magazzini, le scuderie, le sali d'armi e le camere dei difensori.

L'estate del 1243 fu eccezionalmente calda e trascorse senza combattimenti, i difensori se ne stavano al fresco dietro le grandi mura mentre i "crociati" vagavano attorno alla fortezza in cerca di un po' d'ombra. In questi mesi le fila dell'esercito assediante aumentarono fino ad arrivare ad un numero esorbitante, si parlò di 10 mila effettivi. Ciò divenne un problema per gli approvvigionamenti, razziati costantemente nei villaggi vicini. Si diffuse il malcontento tra la popolazione, costretta ad alimentare suo malgrado un esercito invasore per cui non nutriva nessuna simpatia.

Quando iniziò a fare meno caldo, nel mese di settembre, vi furono brevi combattimenti all'esterno delle mura della fortezza.L'inverno si stava avvicinando e divennero sempre più frequenti le diserzioni nelle truppe francesi.

In ottobre Ugo di Arcis impiegò un distaccamento di mercenari baschi, uomini abituati agli scoscesi sentieri di montagna. Riuscirono a salire fino alla rocca, sulla stretta piattaforma sulla cresta orientale, poche decine di metri sotto il castello. Durante un combattimento persero la vita eroicamente il sergente Cataro Guiraud Claret e un cavaliere.

In novembre l'esercito francese ricevette nuovi rinforzi dal vescovo di Albi, Durando. Sotto la sua guida, sulla piattaforma fu costruito un potente marchingegno per lanciare pietre. Cominciò così un feroce bombardamento sulla palizzata di legno che proteggeva gli accessi al castello. Verso Natale i francesi riuscirono a raggiungere la torre orientale, attraverso uno stretto passaggio tra le rocce, suggerito da un infame abitante delle campagne circostanti. In gennaio alcuni seguaci dei Catari che vivevano in pianura inviarono loro un artigliere, Bertrand de la Vacalerie. Egli riuscì a scalare il picco di Montsegur senza essere visto dagli assedianti e sistemò in un barbacane una petraia efficiente quanto quella dei cattolici. Fu deciso d'inviare, un drappello di soldati esperti a distruggere la macchina da guerra. Nottetempo gli infami servi di Roma si arrampicarono giungendo ad un posto fortificato, collocato su un angolo della montagna. Sgozzarono all'istante le povere sentinelle, s'impadronirono del forte e senza alcuna pietà passarono a fil di spada tutti. I duelli di artiglieria, i tentavi di assalto degli assedianti durarono fino alla fine del mese di febbraio 1244.

All'alba del 28 febbraio 1244, quando ancora non si era levato il sole, Raimondo di Pereilla e Pietro Ruggero di Mirepoix, che avevano diretto giorno e notte, l'indomita difesa del castello, comparvero sulle mura e diedero l'ordine di suonare il corno... Era la dolorosa resa.

Per decenni quella fortezza protesa verso il cielo aveva rappresentato la loro nostalgia di anime imprigionate in un corpo di carne e sangue, mi inchino con rispetto e onore agli eroici e valorosi difensori di Montségur e della fede Catara. - Saluti Krak

Le condizioni della resa comportavano la restituzione degli ostaggi, l'incorporazione della fortezza nelle proprietà della Chiesa Romana, il perdono per chi avesse abiurato e il rogo per chi fosse rimasto fedele alla religione Catara. Non solo i Perfetti si rifiutarono di abiurare, ma i cavalieri e le guardie chiesero di ricevere il Consolamentum, ben sapendo che ciò avrebbe comportato un'atroce agonia tra le fiamme.

Il 16 marzo 1244 fu eretta un'enorme pira con la legna delle case distrutte in cui i Catari avevano abitato, in ottemperanza alla legge ecclesiastica che imponeva la distruzione delle dimore dei dissidenti religiosi. I Martiri di Montségur non ebbero un solo attimo di esitazione: si consegnarono alle fiamme intonando le preghiere, a testa alta, incontrando serenamente la morte. Se per il fariseo e per l'uomo mondano l'Angelo della Morte è terrore e desta tremito nelle membra alla sola menzione del suo nome, per il Cataro è invece un messaggero di liberazione: la cessazione dell'esistenza terrena porta al Consolato la fine dell'Esilio. Questo eroismo è quanto di più nobile e splendente possa essere concepito, un faro che irradia in mezzo alla densa tenebra dell'iniquità universale. Finché esisteranno esseri umani, che possa conservarsi nei cuori il ricordo di questi prediletti del Dio dei Buoni Spiriti!

postato da: antares666 alle ore 19:16 | link | commenti (4)
categorie: storia, commemorazioni, catarismo