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Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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venerdì, 29 febbraio 2008

IL DIO BIANCO E MISTERIOSO

DEL MOBY DICK DI

HERMAN MELVILLE.

mobydick3Ho letto molti anni fa il romanzo di Melville, ricordo solo di esserne rimasto abbastanza colpito, in quanto nella Balena Bianca, inseguita con enorme pervicacia e impegno dal capitano Achab, vi scorsi facilmente il simbolo di Dio per eccellenza, quel Dio misterioso che raramente si mostra nella sua vera qualità e caratteristica.

Siccome non posso andarmi a rileggere quel grandissimo romanzo, pilastro letterario-filosofico intramontabile (le cui reminiscenze comunque sono rimaste nella mia mente in maniera indelebile), riporto quanto ne dice in sommi capi l’enciclopedia-web Wikipedia:

Moby Dick è un romanzo pubblicato nel 1851 dallo scrittore americano Herman Melville. La trama del libro si può riassumere assai brevemente come il viaggio della baleniera Pequod, comandata dal capitano Achab, a caccia di capodogli e balene, e in particolare della enorme balena bianca (in realtà un capodoglio) che dà il titolo al romanzo. Tuttavia in Moby Dick c'è molto di più: le scene di caccia alla balena sono intervallate dalle riflessioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche del protagonista Ismaele, alter ego dello scrittore, rendendo il viaggio un'allegoria e al tempo stesso un epopea epica. Il Pequod e il suo equipaggio sono comandati dal capitano Achab, figura che a parte i primi capitoli, è quasi sempre presente nel corso dei tre lunghi anni di caccia alla balena. I personaggi sono per lo più membri dell'equipaggio, incluso il narratore Ismaele. Il capitano Achab guida l'intero equipaggio attraverso la folle impresa di caccia del candido capodoglio-leviatano. Questo accanimento viene descritto da Melville come una monomania, lo definisce infatti: “Roso di dentro e arso di fuori dagli artigli fissi e inesorabili di un’idea incurabile”. Achab era assetato di vendetta nei confronti di quella candida balena, che, dopo aver sfondato tre lance, gli aveva tranciato di netto la gamba. Moby Dick viene descritta come un essere caratterizzato da profonda malvagità e premeditazione nel ridurre in briciole le lance. La sete di vendetta di Achab però, precisa Melville, non deriva tanto dalla mutilazione fisica subita quanto da un'avversione maturata precedentemente. Melville dice: “..venne allora che il corpo straziato e l’anima ferita sanguinarono l’uno nell’altra”. Dopo la mutilazione e il necessario ritorno a casa si sviluppò la monomania e “…Achab e l’angoscia giacquero coricati insieme nella stessa banda”.

AchabDopo questa piccola premessa, non c’è dubbio che siamo dinanzi ad un’opera capitale del pensiero umano, una trasposizione simbolica del vano tentativo dell’uomo di cercare di irretire e capire qualcosa di quel mistero grande quanto tutto l’universo, quel Dio ritengo impersonato dalla Balena Bianca.

E’ un’opera talmente grande e profonda al confronto della quale difficilmente possono reggere paragoni, se non forse con l’altrettanta opera capitale dello scrittore di Praga Franz Kafka, famoso scrittore de “Il Processo”, nel quale anche qui viene adombrata simbologicamente la figura sfuggente e mai tangibile del Capo dei Capi del cosiddetto “Tribunale Supremo”, dizione altamente affascinante ed evocativa con la quale lo scrittore boemo di origine ebraica ha voluto forse rappresentare anche lui il mistero del cosiddetto Deus absconditus.

C’è comunque una differenza che salta subito all’evidenza: mentre ne “Il Processo” le vicende vengono dipinte in maniera tale che del Tribunale Supremo e del suo Reggitore si hanno notizie solo vaghe e inquietanti ma mai vivide e presenti in modo esplicito, nel romanzo di Melville questa impostazione viene superata con la descrizione dettagliata di un essere, appunto il Dio-Moby Dick, che presenta delle caratteristiche e comportamenti assai precisi e dettagliati: la sua costante minaccia all’equipaggio della baleniera, quel suo apparire e scomparire quasi si prendesse gioco dei poveri marinai e infine quella sua finale malvagità che porta alla distruzione di tutto l’equipaggio e del suo capitano in particolare, quasi che Melville avesse voluto con tali scene evocare un’interpretazione di Dio alquanto negativa, di un Essere in sostanza al quale si deve credere ciecamente senza andare ad indagare chi egli sia in realtà, altrimenti c’è il rischio che egli si vendichi di questa ricerca mandando allo sfacelo chi si arroga tali velleità conoscitive, un Dio quindi negativo e pauroso al quale si deve credere per fede e mai con la ragione.

moby_1Tutto questo Achab lo sa perfettamente, ma non gli basta, egli vorrebbe andare al fondo della ricerca, trovare e uccidere addirittura l’artefice delle sue disgrazie, quasi lo ritenga colpevole di tutto il male possibile e immaginabile, una furia cieca che lo porta infine alla distruzione.

E’ quindi un romanzo molto pessimistico che dipinge l’essere Supremo Moby Dick in maniera assai spaventosa e terribile, come un essere che assolutamente non vuole essere cercato né tanto meno indagato, un Essere che ci chiede solamente di accettare la sua esistenza così come l’ha creata….ma Achab non può accettarlo….non lo accetterà mai, egli sogna di scoprire il velo sempiterno del mistero e a questo obiettivo dedica tutta la sua vita rimanendone però vittima.

MobyDick2Non c’è dubbio che a questo punto il significato dell’opera vada rintracciato in questa visione di un Essere Supremo assai spietato con coloro che cercano di carpirne i segreti, perché questi tali devono restare per tutti i secoli dei secoli.

Saluti

Vipom

postato da: vipom alle ore 21:12 | link | commenti (1)
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giovedì, 28 febbraio 2008

Le Tre Stirpi

PNEUMATICI - PSICHICI - ILICI - LA CHIESA

L'umanità è, infatti, divisa in tre specie in base alla natura di ognuna, cioè: la pneumatica, la psichica, e la ilica, mantenendo il tipo della triplice disposizione del Logos dalla quale furono prodotti gli ilici, gli psichici, e gli pneumatici. Ognuna di queste tre stirpi si riconosce dal suo frutto. Esse, tuttavia, non erano conosciute prima: fu l'avvento del Salvatore che illuminò i santi su se stessi e rivelò di ognuno ciò che è.

La stirpe pneumatica - essendo luce da luce, e spirito da spirito - allorché apparve la sua testa si precipitò verso di lui per incontrarlo: diventò come un corpo davanti alla propria testa; accolse con sollecitudine la conoscenza per
mezzo della rivelazione.

La stirpe psichica, essendo una luce che viene dal fuoco, esitò a ricevere la conoscenza di colui che le si era rivelato in modo sovrabbondante; esitò a precipitarsi verso di lui con fede, nonostante fosse stata istruita abbondantemente dalla viva voce; mentre questa stirpe non era lontana  dalla speranza - in conformità alla promessa -, si ritenne soddisfatta avendo ricevuto, per così dire come un pegno, la conferma delle cose future.

La stirpe ilica, al contrario, è "straniera" sotto ogni aspetto: in quanto è oscurità, al sorgere della luce si scarterà poiché il suo apparire la distrugge, in quanto essa non ha accolto più la sua unità ed è piena di odio verso il signore che si rivela. La stirpe pneumatica, infatti, riceverà integralmente la salvezza sotto ogni aspetto; mentre la ilica riceverà la perdizione sotto ogni aspetto, come colui che gli è rimasto
contrario.

La stirpe psichica, invece, trovandosi nel mezzo sia per la sua origine, sia per la sua stessa costituzione, ha un doppio
aspetto a seconda della sua determinazione al bene o al male. Se essa accoglie subito l'allontanamento dal male e con sollecita premura corre verso i beni prodotti dal Logos secondo il suo pensiero - quando si ricordò dell'Altissimo e pregò per la sua salvezza -, essa acquista subito la salvezza: sarà salvata subito a motivo del pensiero della salvezza; allo stesso modo in cui fu prodotto lui, così essi furono prodotti da lui; siano essi angeli oppure uomini, in conformità della confessione dell'esistenza di colui che è elevato al di sopra di essi, e in conformità della preghiera e della ricerca a suo riguardo, anch'essi otterranno la salvezza come coloro che furono prodotti in conseguenza della disposizione: questi sono buoni. Costoro furono posti al servizio dell'annunzio dell'avvento del Salvatore futuro e della sua avvenuta rivelazione, sia che si tratti di angeli oppure di uomini. Allorché egli fu mandato al loro servizio, essi ricevettero la natura della loro esistenza.

Coloro, invece, che vengono dal pensiero della brama di potere, coloro che derivano dal conflitto di quanti lottano contro di lui, quelli cioè che il pensiero produsse da costoro, essendo essi una amalgama, riceveranno la loro fine quasi improvvisamente. Gli uni, quelli cioè che si allontaneranno dalla brama di potere - data loro temporaneamente e per qualche momento - daranno onore al signore della gloria e abbandoneranno la loro collera, riceveranno la ricompensa della loro umiltà, che è la perseveranza per sempre. Gli altri, al contrario, quelli cioè che sono orgogliosi della loro brama e ambizione, coloro che amano la gloria fuggevole, che dimenticano la momentaneità e la temporaneità del potere loro affidato, e perciò non hanno confessato il Figlio di Dio, il Signore del tutto e il Salvatore, coloro che non si sono allontanati dall'irascibilità e dalla somiglianza con i cattivi, a motivo della loro ignoranza e della loro mancanza di conoscenza - che è sofferenza - costoro riceveranno un giudizio insieme a coloro che hanno sbagliato, insieme a tutti coloro che si sono distolti da se stessi; anzi, fecero ancor peggio: commisero contro il Signore le stesse cose indegne che le potenze della sinistra commisero contro di lui, fino alla morte. E in esse perseverarono dicendo: "Se potrà essere ucciso colui che fu annunziato come re del tutto, noi diverremo arconti del tutto"; così dissero allorché si diedero da fare per realizzare questo, cioè gli uomini e gli angeli che non
provengono dalla buona disposizione, ma dall'amalgama.

Costoro preferirono la gloria, il desiderio, la brama - anche se effimeri -, mentre la via per il riposo eterno è attraverso l'umiltà per la salvezza di coloro che saranno salvati, cioè per quelli della destra. Dopo che essi avranno confessato il Signore e il pensiero di ciò che è gradito alla Chiesa e il canto di coloro che sono umili con essa, in tutto ciò che possono compiere di gradito a essa - partecipando alle sue malattie e alle sue sofferenze, sull'esempio di quanti comprendono ciò che è buono per la Chiesa - riceveranno la partecipazione alla sua
speranza.

Questo tuttavia va detto a proposito del modo in cui la via
degli uomini e degli angeli, provenienti dall'ordine della sinistra, conduce allo smarrimento: non solo perché rinnegarono il Signore e ordirono un cattivo consiglio contro di lui, ma anche perché il loro odio, la loro invidia, e la loro gelosia erano diretti anche contro la Chiesa; e questo è il motivo della condanna verso coloro che si mossero e insorsero per mettere alla prova la Chiesa.

L'elezione forma un solo corpo e una sola sostanza con il Salvatore, poiché a motivo della unità e dell'armonia con lui, è come una camera nuziale. E', infatti, prima di ogni luogo il Cristo venne per lei. La chiamata, invece, ha il posto di coloro che gioiscono della camera nuziale, di coloro  che sono contenti e felici dell'unione dello sposo con la sposa. Il luogo che avrà la chiamata è l'eone delle immagini, là dove il Logos non è ancora congiunto con la pienezza.

Dal TRATTATO TRIPARTITO, testo gnostico

postato da: antares666 alle ore 20:23 | link | commenti
categorie: documenti, gnosticismo
martedì, 26 febbraio 2008

Aporie

IL MONOTEISMO E IL MOSTRO VOLANTE DI SPAGHETTI

Tommaso di Aquino cercò di confutare il Catarismo partendo dall'idea preconcetta dell'esistenza di un unico principio principiale all'origine di tutte le cose e dalla negazione del Male come realtà metafisica. Storture molto simili erano state a suo tempo utilizzate anche da Agostino di Ippona. E' a dir poco incredibile che agli argomenti puerili di questi autori sia stato riconosciuto un grande valore filosofico. Per contro un'autentica perla come il Libro dei Due Princìpi viene considerato dalla maggior parte degli studiosi come "di modesto livello". Questo accade perché chi trionfa nel mondo crede nel potere risolutore della persecuzione, della denigrazione e dell'oblio.

Per dimostrare in modo pratico l'inconsistenza del monoteismo, presenterò una bizzarra religione monista nata agli inizi del XXI secolo. Ritenuta una parodia di religione da chi intende esorcizzarne l'intrinseco pericolo concettuale, è ontologicamente indistinguibile da qualsiasi religione di stampo abramitico. Nonostante la sua origine sia goliardica, sta conoscendo per mezzo del Web una continua espansione soprattutto nei paesi anglosassoni.
 
E' il Flying Spaghetti Monsterism, ovvero la religione del Mostro Volante di Spaghetti, conosciuta anche come Pastafarianismo (l'assonanza con il Rastafarianesimo è dovuta soltanto a un gioco di parole). E' un credo che si fonda su pochi e semplici dogmi, assimilabili da tutti, decerebrati come intellettuali.

La creazione di tutto ciò che esiste è attribuita a un essere invisibile e non rilevabile composto da una gigantesca massa di spaghetti, con due polpette mastodontiche ai lati e occhietti di aragosta posti proprio in cima a due lunghe antenne. Questo essere sarebbe non solo all'origine dell'universo fisico, ma l'avrebbe anche disseminato di prove fittizie in favore dell'evoluzionismo e di qualsiasi visione scientifica. Un altro caposaldo consiste nell'affermare che l'aumento della temperatura media globale dell'atmosfera non è dovuta alle emissioni di CO2 provocate dall'uso forsennato di combustibili fossili, ma bensì è in diretta correlazione con la drastica diminuzione del numero di pirati a partire dal XIX secolo.  L'etica è basata su un sistema di premi e punizioni ultraterrene.

Il paradiso è concepito come un posto pieno di bellissime ballerine nude, in cui svetta un vulcano che erutta perennemente birra. L'inferno invece ha un vulcano che spurga birra rancida, e le ballerine hanno malattie veneree di ogni tipo, dall'AIDS ai condilomi acuminati. Le preghiere anziché con il ben noto Amen, terminano con Ramen, parola giapponese che significa 'spaghetti'. I Pastafariani indicano la conversione alla loro fede con la locuzione 'essere toccati dalla Sua spaghettosa appendice', e si rivolgono al loro dio con l'epiteto di 'Signore Pastoso' (Noodly Lord in inglese). Si può ben capire come mangiare spaghetti sia visto come un rito teofagico di particolare importanza. Ritengono i pirati "esseri assolutamente divini", e per questo motivo è loro prescritto di indossare abiti da pirata.

Creatore e profeta della religione del Mostro Volante di Spaghetti è Bobby Henderson, un laureato in fisica all'Università dell'Oregon. La cosa iniziò nel 2005 come provocazione contro i seguaci del Creazionismo, che negli USA sono molto potenti e si adoperano per escludere dalle scuole ogni insegnamento che non sia basato sul Disegno Intelligente. Per protesta Henderson scrisse al Consiglio di Istruzione del Kansas richiedendo che al Pastafarianismo fosse dedicato nelle scuole lo stesso spazio disponibile per l'insegnamento delle teorie dell'Evoluzione e della Creazione. Il sito dell'organizzazione ha da allora conosciuto un incremento spropositato delle visite. I gruppi cristiani fondamentalisti reputano blasfema l'opera di Henderson e si sono dati non pochi casi di minacce e di molestie. Eppure dal punto di vista di chi crede nel Male Metafisico, le differenze tra veterotestamentaristi e spaghettisti sono soltanto di forma.
 
Sarebbe sbagliato ritenere che la Chiesa Pastafariana sia una semplice burla, perché molti la prendono sul serio, al punto che nei forum può capitare di imbattersi in esaltati che già parlano di occupare il Medio Oriente e di eliminare Cristiani, Ebrei e Islamici che rifiutino il Tocco Spaghettoso. Le aporie che ha introdotto sono devastanti, ma chi sostiene che tutto sia stato generato da un'unica sorgente non se ne rende neppure conto. Dato il livello mentale medio del genere umano, non ci sarebbe da stupirsi se questo miserabile pianeta conoscesse un futuro sotto il segno di una inedita Tirannia Pastosa.

postato da: antares666 alle ore 21:21 | link | commenti (1)
categorie: filosofia, creazione, altre religioni
lunedì, 25 febbraio 2008

Contro i decreti di Babilonia

Il capo della maligna Chiesa di Roma tuona e pretende che sia rispettata la vita dal concepimento alla morte. Ma in realtà lui non rispetta altro che la biologia, il sordido DNA, ovvero il corpo. Non ha nessuna pietà per l'anima condannata a corrompersi nel carcere della materia, anzi reputa un dovere accrescere all'infinito i suoi tormenti. I suoi ministri demoniaci e i loro servitori hanno soltanto uno scopo: far cadere ogni angelo dal suo cielo di origine, affinché sia rinchiuso in un corpo di crassa e fetida carne. Quanto di più abominevole può esistere? Vogliono condannare degli innocenti a nascere e a vivere di stenti tra le atrocità e tra privazioni inimmaginabili, solo per vederli spirare nel morbo e nell'egrota consunzione! A ognuno dovrebbe ormai essere evidente: tutto questo schifo che i porporati chiamano Vita, non è altro se non l'opera di un perverso aguzzino cosmico al cui confronto i più efferati sterminatori sarebbero considerati pulcini. Dietro le apparenze temporali della santità si celano uomini peggiori di lupi voraci e bestemmiatori contro lo Spirito!

postato da: antares666 alle ore 12:46 | link | commenti
categorie: sermoni
giovedì, 21 febbraio 2008

Ab Aeterno

SI TROVA NELLE SACRE SCRITTURE ANCHE UNA ETERNITÀ MALVAGIA

Ora, che esista una eternità, una sempiternità e una antichità anche in altri dèi oltre al Signore vero Dio, possiamo facilmente mostrarlo per mezzo delle Scritture.

Cristo dice nel Vangelo di Matteo: "Allora il re dirà a coloro che saranno alla sua sinistra: "Andate via da me, maledetti, nel fuoco eterno, che è stato preparato per il diavolo e per i suoi angeli"" (Mt, 25, 41). E il beato Giuda, fratello di Giacomo: "Quanto agli angeli che non hanno conservato il loro principato, ma hanno abbandonato la loro residenza, li ha imprigionati nelle tenebre con catene eterne per il giudizio del grande giorno" (Gd, 6). E ancora: "Allo stesso modo Sodoma e Gomorra e le città confinanti, che erano dedite similmente alla fornicazione e andavano dietro a un'altra carne, sono divenute un esempio, subendo il castigo del fuoco eterno" (Gd, 7).

Anche il beato Giobbe dice: "Là dove abita l'ombra della morte e non vi è alcun ordine, ma un orrore sempiterno" (Gb, 10, 22). E per bocca di Ezechiele il Signore dice del Monte Seir: "Io ti trascinerò in solitudini sempiterne" (Ez, 35, 9). E ancora: "Ecco, dice il Signore, che io volgendomi verso di te, Monte Seir, stenderò su di te la mia mano e ti renderò desolato e deserto; distruggerò le tue città e tu sarai deserto; e saprai che io sono il Signore, perché sei stato il mio nemico sempiterno e hai rinchiuso i figli di Israele nella mano della spada al tempo della loro afflizione, al tempo della loro estrema iniquità" (Ez, 35, 3-5).

Il Monte Seir è una figura del diavolo, nemico del vero Dio, come ha osservato Cristo nel Vangelo del beato Matteo. Inoltre l'Apostolo dice nella seconda Lettera ai Tessalonicesi: "I quali subiranno anche pene eterne nella rovina" (2 Ts, 1,9). E Cristo dichiara nel Vangelo di Matteo: "Ed essi andranno al supplizio eterno" (Mt, 25, 46). Lo stesso Cristo dice nel Vangelo del beato Marco: "Ma colui che avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non avrà perdono in eterno, ma sarà reo di un delitto sempiterno" (Mc, 3, 29).

Parlando dell'eternità del diavolo, dice il profeta Abacuc: "Dio verrà da Mezzogiorno, e il Santo dal Monte Faran; la sua gloria ha coperto i cieli, e della sua lode è piena la terra. Il suo splendore sarà come una luce, dei corni saranno nelle sue mani; là è nascosta la sua forza. Davanti alla sua faccia andrà la morte; il diavolo uscirà davanti ai suoi piedi. Ed egli si è fermato e ha misurato la terra; ha gettato uno sguardo e dissolto le nazioni; le montagne della terra sono state ridotte in polvere, le colline del mondo piegate dai passi della sua eternità" (Ab, 3, 3-6).
Della sua antichità sta scritto nell'Apocalisse: "E fu precipitato quel grande drago, il serpente antico chiamato diavolo e Satana" (Ap, 12, 9).

Pertanto, se quando si parla di eternità, sempiternità e antichità bisogna intendere che le essenze delle cose non hanno né inizio né fine - come risulta evidente, per esempio, nel caso del Dio buono -, altrettanto chiaramente si è mostrato in precedenza che il peccato, le pene, le solitudini, l'errore, il fuoco, il supplizio, le catene e il diavolo non hanno né inizio né fine, sia che questi nomi designino il principio supreno del male sia che ne designino gli effetti. Essi testimoniano di una causa unica, eterna o sempiterna o antica, perché se un effetto è eterno o sempiterno, ne consegue necessariamente che lo è anche la sua causa. Esiste infatti senza alcun dubbio un principio malvagio dal quale derivano propriamente e principialmente questa eternità o sempiternità e antichità.

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

Essendo il Male un'essenza increata e primaria, si capisce come una persona malvagia può essere spiegata solo in due modi: o è un essere dotata di anima creata dal Dio Buono, ma brandita dai demoni come una spada, oppure di umano ha soltanto la forma, essendo la sua natura diabolica. Per un cataro, dire che una persona è malvagia ha implicazioni sconosciute ai seguaci della Chiesa di Roma e molto più gravi: significa negarne la natura umana per affermare la sua totale appartenenza alla Cattiva Eternità.

postato da: antares666 alle ore 20:34 | link | commenti (4)
categorie: documenti, catarismo

La Distruzione del Tempio parte IX: 18 dicembre 1310 – 5 gennaio 1311

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Templars[Krak] Questa Chiesa si astiene dal commettere furto o rapina; infatti nostro Signore Gesù Cristo dice nel Vangelo di san Matteo: "Non commetterai furto" (Mt, 19, 18). Anche san Paolo dice agli Efesini: "Chi rubava non rubi più; ma piuttosto lavori, operando con le sue mani ciò che è buono, in modo da avere qualcosa da elargire" (Ef 4, 28). Inoltre dice ai Romani: "Non ruberai né desidererai ciò che appartiene al tuo prossimo" (Rm, 13, 9). E san Pietro dice nella sua prima Lettera: "Nessuno di voi abbia a soffrire come omicida, come ladro o come avido di beni altrui" (1 Pt, 4, 15).

La Gleisa de Dio, manoscritto cataro

FUOCO ETERNO

Il re aveva vinto…..

Con la scomparsa di Pièrre da Bologne e di Rinaldo di Provins terminò la strenua difesa del Tempio. La maggior parte dei cavalieri per paura di nuove terrificanti torture tornò ad accusare l’Ordine, tranne alcuni valorosi, che pur sapendo cosa rischiavano lo discolparono fino alla fine.

Dall’ 8 di gennaio ripresero le udienze. Il primo a deporre fu Jean de Pallancourt. Il clima di terrore protratto dal 1307 stava dando i suoi ultimi frutti. –“ Avevo confessato che all’atto di venir accettato nell’Ordine avevo rinnegato Dio. Ma la verità è un'altra. Non l’ho mai fatto, non ho mai rinnegato né Gesù né il crocifisso……. si certo davanti all’inquisizione ho confessato. Avevo paura che mi uccidessero. Il fratello Domenicano Qilles ci aveva detto che saremmo morti tutti se non collaboravamo a far sopprimere l’Ordine, confessando d’aver rinnegato Cristo e la croce”- Il giorno dopo lo stesso cavaliere chiese di poter deporre ancora. Visibilmente scosso fu di nuovo portato alla presenza dei delegati pontifici –“ Ieri giuro di aver mentito, chiedo umilmente perdono..”- I prelati chiesero se avesse ricevuto pressioni o minacce. Egli impaurito rispose –“ No. Ho riflettuto che commettevo un’ingiustizia, che dicevo il falso. Allora ho pregato il sorvegliante e Jean de Janville di ricondurmi alla vostra presenza per dire ciò che avevo “dimenticato”. Io giuro che all’atto di venir accettato nell’Ordine ho rinnegato Dio e ho sputato su una croce d’argento, come richiestomi da coloro che mi accettavano.”- Stranamente il povero Templare dopo una notte in compagnia dei carnefici di primo mattino aveva avuto l’impulso di confessare ai commissari i veri misfatti del Tempio….

Nei mesi successivi furono sentiti uno dopo l’altro molti cavalieri, e tutti tornarono a professare i “peccati dell’Ordine”. Una tra le tante dichiarazioni vale la pena citare, quella del sergente Giovanni di Vaubellant, presentatosi volontariamente. Davvero uno strano difensore….egli era stato espulso dall’Ordine circa due anni prima del fatidico 13 ottobre 1307. Aveva confessato ogni capo d’imputazione davanti all’inquisitore a Poissy. Gli fu chiesto se aveva messo al corrente i suoi confratelli dell’accaduto. La risposta rivela ciò che era in realtà un’infame spia al servizio di Nogaret. L’uomo si tradì –“ NO. IGNORAVO CHE STAVANO PER ESSERE ARRESTATI, L’HO SAPUTO SOLO TRE GIORNI PRIMA”-.

Di risposta a questi vili personaggi vi furono eroici Templari che con orgoglio professarono ancora una volta il Tempio Puro. Tomaso di Pampeune dichiarò –“ A Saint-Jean-d’Angèly, vinto dalle torture che mi sono state inflitte, ho dichiarato ai miei torturatori che credevo alle confessioni pronunziate dal Gran Maestro e che vi aderivo. Dopo una lunga permanenza in prigione, durante la quale ero tenuto a pane e acqua, ho confessato al vescovo di Saintes che, al momento della mia ammissione all’Ordine, avevo rinnegato Cristo, con la bocca non con il cuore, sputato sula croce….Ho mentito nego tutto questo. Mai ho sentito parlare di errori simili”-. Anche Pietro Thèobald fece una dichiarazione simile –“ Ho confessato perché per sei mesi sono stato torturato e tormentato, il Tempio è innocente…”-. Alcuni che si erano presentati per difendere l‘Ordine furono dissuasi dopo ulteriori “sedute” tra le mani degli aguzzini. Come successe al confratello Giovanni di Cormele il quale il giorno dopo la sua asserzione, con quattro denti in meno chiese di poter umilmente ritrattare e confessò di nuovo le precedenti accuse. Lo stesso accadde ad altri.

Il 19 aprile chiese di poter parlare Pierre de Palu, domenicano della Diocesi di Lione. Egli fece mettere a verbale sconcertanti affermazioni per uno che proveniva dalle fila degli inquisitori. –“Presenziai all’interrogatorio di un gran numero di Templari. Alcuni riconobbero la gran parte dei misfatti enumerati nel documento che veniva loro sottoposto, altri negarono tutto. Da moltissimi indizi ebbi l’impressione che si dovesse prestar fede più a coloro che negavano che a coloro che ammettevano…..”-.

Ormai era più che palese che il tribunale pontificio lavorava di comune accordo con vescovi “reali”.

Questa ne è una testimonianza (Papsttum, cit. vol.I)–“….così , ecco il vescovo di Parigi in piena attività nella primavera del 1310, anche dopo il Concilio di Sens, fino all’inverno. Egli sottopose a nuovo interrogatorio dozzine di Templari parigini già rei confessi, e poi comparsi in difesa dell’Ordine,e li conciliò, cioè li indusse a rinunziare alla difesa, ingerendosi negli affari della commissione pontificia. Sia la scelta dei testimoni che il condizionamento delle deposizioni obbedivano ad una strategia…..vedasi il repentino cambiamento di alcuni testimoni…….”.

L’inchiesta si concluse il 5 gennaio 1311. La riunione che sancì la chiusura ufficiale si tenne a Pontoise alla presenza dell’arcivescovo di Narbona, del vescovo di Bayeux e dei commissari pontifici.

Ormai ai Templari rimaneva solo la speranza del Concilio di Vienne…..

Clergues se fan pastors
et son aucizedor
e par de gran sanctor
qui los vei revestir

I preti si spacciano per pastori,
ma sono assassini,
e paiono dei gran santi
a vederli nella loro veste

Peire Cardenal, trovatore occitano

Ringrazio di cuore il caro amico Antares per avermi fatto avere dei meravigliosi estratti di dottrina Catara e di poesia trobadorica.

Riti e Rituali: Articoli di Krak

La Distruzione del Tempio:

Parte I
Parte II
Parte III
Parte IV
Parte V
Parte VI
Parte VII

Parte VIII 

Continua…..

Saluti
Krak 

postato da: krak0 alle ore 15:54 | link | commenti
categorie: storia, templari

La distruzione del Tempio - Parte VIII: 13 maggio 1310 - 18 dicembre 1310

Archiviato da krak0 in: storia, templari, catarismo, articoli di krak

Templars[Krak] Si deve scegliere fra la Chiesa dei Buoni Uomini, che è in fuga e perdona, e l'altra che incatena e scortica: la prima segue la retta via degli Apostoli, e non mente né inganna; la seconda è la Chiesa di Roma. Peire Autier

Ardere nel fuoco del Tempio

L’ Arcivescovo di Sens non pago dell’orrenda carneficina del 12 maggio, condannò nei giorni successivi altri nove Templari alle fiamme dei roghi come relapsi.

“…..la loro carne e le loro ossa furono ridotte in polvere…”. Tratto dalle Grandi Cronache di Francia.

Nel contempo il 13 maggio la commissione pontificia riprese le udienze. Fu chiamato a deporre il fratello Amerigo di Villiers-le-Duc.  Pallido e tremante dichiarò –“ Giuro sulla mia anima, se non dico il vero, che morte mi colga all’istante, portando all’inferno il mio corpo e la mia anima stessa, che tutti gli errori imputati all’ Ordine erano falsi. Ho confessato a seguito delle tremende torture a  cui sono stato sottoposto da G. de Marcilly e da Ugo de La Celle, cavalieri del re.
 
Mi hanno costretto a confessare tali abominevoli pratiche…… Ieri ho visto, con i miei occhi, condurre in carrette 54 confratelli dell’Ordine per essere bruciati.  Ho sentito dire che lo sono stati. Io,  se devo essere bruciato, ho troppa paura della morte per non confessare e deporre sotto giuramento, anche in presenza dei signori commissari, che tutti questi errori sono veri. Confesserei anche di avere ucciso Gesù Cristo, se me lo si chiedesse. Vi scongiuro, signori commissari e notai, di non rivelare ciò che ho appena detto ai miei guardiani o agli uomini del re, giacché, se lo venissero a sapere, sarei consegnato allo stesso supplizio dei 54 Templari.” Preso atto di questa dichiarazione la commissione decise di aggiornarsi al giorno 18. Nel frattempo i legati pontifici inviarono il Prevosto di Voet e l’Arcidiacono da Filippo di Marigny, con l’incarico di esporgli alcune osservazioni. Il giorno stesso furono ricevuti da tre canonici che si presentarono in nome  dell’Arcivescovo di Sens. – “Vorremmo rammentare che i fratelli di Provins, di Boulogne, di Chamborent e Sartiges sono ammessi come Procuratori del Tempio. Il fratello Rinaldo di Provins ha in particolare, formulato diversi mezzi di difesa. Ora i commissari hanno appreso che il Sinodo Provinciale di Sens ha appena convocato il fratello Rinaldo di Provins per giudicarlo, i commissari non cercano di proibire alcunché all’ Arcivescovo di Sens, né di intralciare il suo compito. Tuttavia, per dovere di coscienza, invitano i membri del Sinodo  a decidere da uomini “competenti e istruiti” se, in questo particolare contesto, debbano perseverare nel loro progetto, con il pretesto che il fratello Rinaldo è giudicabile dal loro tribunale”. Così risposero astutamente gli inviati di Marigny –“ Due anni fa, gli inquisitori hanno iniziato il procedimento contro Rinaldo di Provins, in virtù del mandato apostolico. Il nostro signor Arcivescovo di Sens non ha potuto riunire subito il Sinodo, come avrebbe voluto. Vi chiediamo da parte sua quale significato preciso ha il vostro modo di procedere oggi. Il Sinodo non ha in alcun modo l’intenzione di intralciare i lavori della vostra commissione….”. Il Prevosto di Voet precisò –“Noi abbiamo agito secondo gli ordini del nostro presidente. Il nostro modo di procedere è stato senza ambiguità. In assenza dell’arcivescovo di Narbona, in questo momento lontano da Parigi, non possiamo dire di più. L’arcivescovo di Sens e i suoi colleghi sono abbastanza illuminati, grazie a Dio, da capire l’oggetto e la portata del nostro intervento….”. I canonici, debitamente istruiti, aggiunsero –“ Viene fatta girare la voce che l’atto di appello non sia stato notificato al Sinodo di Sens il 12 maggio al mattino presto, per l’assenza del vostro arcivescovo. Questo appello è stato formulato il 10 maggio dai fratelli di Provins, di Bologne, di Chamborent e di Sentiges, ed è stato regolarmente notificato dall’ Arcivescovo di Sens al Sinodo il 12 maggio, all’ora di prima…….”. Detto questo i tre canonici si accomiatarono.

Giunsero a sorpresa, molto turbati i difensori del Tempio –“ Il fratello di Bologne non è più con noi! Non sappiamo perché. Siamo persone senza esperienza , poco istruiti……..Il contributo del fratello di Bologne ci è indispensabile. Vi supplichiamo di dare disposizioni perché venga riportato qui, di informarvi delle cause della sua sparizione…….”- I commissari fecero cercare Pietro ma questi era scomparso.  Nessuno saprà mai che fine fece.  Abilmente fu sparsa la voce che fosse scappato. Certo ormai tutto poteva succedere ma che un uomo in catene costantemente sorvegliato potesse scomparire nel nulla sembra verosimile! Quasi certamente il povero difensore del Tempio fu orrendamente ucciso da sicari al soldo dell’infame Nogaret. Il re aveva vinto, la resistenza del Tempio era spezzata.....

La commissione decise di nuovo di aggiornarsi al 30 maggio e con altri rinvii successivi al 3 novembre e infine al 17 dicembre.  Clemente, iniquo, come d'altronde lo fu durante tutto il processo, tacque  su ogni ingiustizia e su ogni prevaricazione. Incurante dell’appello dei Procuratori del Tempio  lasciò che gli aguzzini proseguissero il loro sporco lavoro, rinviando l’apertura del Concilio Generale al 1 ottobre 1311.

Il Pontefice, se pensava che con il tacito assenso alla distruzione dei Templari le sue pene fossero finite, non aveva fatto bene i suoi calcoli. C’era un'altra questione che stava molto cuore al perfido Nogaret e per nulla al mondo ci avrebbe rinunciato: la riapertura del processo contro Bonifacio VIII. Di li a breve  si trovò sotto pressione a causa delle due ”anime dannate” di Filippo che costantemente lo controllavano. Alla fine come sempre cedette e riesumò la memoria del vecchio Papa. La prima udienza si tenne ad Avignone. E chi, in tale occasione,  poteva formulare le accuse se non l’instancabile Nogaret. Con “pio” zelo e autentico rancore trascinò ancora una volta nel fango il defunto Pontefice  tacciandolo di stregoneria, di simonia e di eresia. Egli da una sua condanna postuma aveva molto da guadagnare,  infatti era dal tempo dell’incursione ad Anagni che il guardasigilli si era “guadagnato” una scomunica ufficiale.

Ora mi domando se il processo contro il Tempio non fosse stato altro che una immane farsa come avrebbe potuto orchestrarlo un uomo scomunicato? In base a quale deroga divina Clemente tacque su questo spinoso nodo?

Adesso,  più che mai il tirapiedi reale, era pronto a tutto pur di essere “riconciliato”. Questo “piccolo problema” con il trascorrere del tempo  metteva  in bilico il suo incarico reale. Il  fine  ultimo di Nogaret non era certo fare ammenda, poco gliene importava dell’aspetto religioso, il "ricongiungimento spirituale" era l' ultima delle sue augustie………. Si ingegnò e giocò con ciò che gli riusciva meglio  ovvero le calunnie. Per perorare la propria causa non  esitò a presentare false accuse e testimonianze menzognere, oramai era un veterano del genere. Dall’altra parte anche i difensori papali non stettero a guardare. Tra un’arringa e l’altra cercarono, invano, avvalendosi di sicari, di eliminare Rainaldi da Supino  uomo di fiducia dei Colonna.  Clemente  a questo punto ne aveva abbastanza, decise di rinviare il processo.

Le udienze contro il Tempio ripresero il 18 dicembre. La cosa straordinaria, che salta agli occhi, è che nonostante i roghi, le intimidazioni e la sparizione dei delegati ufficiali, c’erano  ancora dei valorosi cavalieri disposti a difendere l‘Ordine. L’onore e l’accettazione del martirio vincevano sulle loro paure. Volevano ancora una volta proclamare l’innocenza del Tempio, prima del sacrificio estremo.  Un tempo cavalieri indomiti e senza paura adesso dopo anni di torture e patimenti  irriconoscibili spettri scarni, pieni di angoscia, laceri nelle vesti e nell’ anima. Mai avevano subito l’ onta di tali  umiliazioni, neanche dopo le peggiori disfatte. Allora correvano verso una morte gloriosa adesso verso quella ignominiosa.

Quel 18 dicembre i commissari erano all’Abbazia di Fécamp, si presentarono i fratelli Guglielmo di Chamborent e Bertrando di Santiges, reclamarono ancora una volta la presenza di Pietro da Bologna e di Rinaldo di Provins. I prelati così risposero –“ I fratelli Rinaldo e Pietro hanno solennemente e volontariamente rinunciato a difendere l‘Ordine. Sono ritornati alle primitive confessioni. E in più Pietro da Bologne è fuggito. Quanto al secondo, è stato condannato e degradato al Sinodo di Sens. Non potrebbe essere ammesso come procuratore…..”. I due confratelli erano esterrefatti i due difensori erano stati fatti sparire. La strenua difesa del Tempio fini quello giorno stesso……

Enoc allora custodì questi libri sulla terra e li trasmise ai propri figli cominciando a insegnar loro il modo di celebrare i sacrifici e i misteri iniqui. Così Satana nascondeva agli uomini il Regno dei Cieli e diceva loro: "Vedete che io sono il Dio vostro e non vi è altro Dio fuori di me."  La Cena segreta (redazione di Carcassonne).

Le citazioni poste al’inizio e alla fine dell’articolo sono tratte da testi Catari che gentilmente mi ha fornito il caro amico Antares.

Continua………

Riti e Rituali:
Articoli di Krak

La Distruzione del Tempio:

Parte I
Parte II
Parte III
Parte IV
Parte V
Parte VI
Parte VII


Saluti
Krak

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categorie: storia, templari
mercoledì, 20 febbraio 2008

LA STORIA DELLA NAVE

MALEDETTA RUSSA E VARI

CASI DI INFESTAZIONE

DIABOLICA DIMOSTRANO

LA PERICOLOSITA’ E IL

DOMINIO ASSOLUTO DI

SATANA NELLA NOSTRA VITA

 

vassiliDopo aver dato qualche occhiata a quanto raccontano le cronache a proposito della nave mercantile russa Ivan Vassili  dei primi anni del novecento e dopo essermi documentato su diversi casi di infestazioni diaboliche, sono giunto alla conclusione che Satana, il Nemico per eccellenza, è da sempre all’opera per distruggere la vita dell’uomo.

 

La storia della nave in oggetto è davvero un caso tipico di presenza diabolica: si narra che dopo il suo varo ufficiale essa intraprese diverse traversate commerciali e a un certo punto i marinai imbarcati cominciarono a sentire nitidamente la presenza di “qualcosa” di assai conturbante all’interno dell’imbarcazione. Dapprima si trattò solo di una specie di percezione sinistra, poi via via questa divenne certezza assoluta e difatti a poco a poco diversi marinai accusarono stati di ansia e di panico irrefrenabile per cui erano soggetti ad una paura paralizzante, quasi che fossero in balia di qualcosa di soprannaturale che spegnesse per sempre ogni loro speranza nel mondo normale da cui erano partiti. Diversi di loro persero la vita buttandosi in mare o suicidandosi in preda ad attacchi forsennati di panico e non mancò qualcuno che asserì di aver nitidamente percepito, se non visto coi propri occhi, la sagoma oscura di un’entità maligna che a quanto sembra aveva preso possesso della grossa nave da trasporto. Finì che alla fine morirono decine di marinai e i rimanenti, non appena l’imbarcazione attraccò definitivamente in un porto non ricordo se della Cina o della Siberia orientale, se la diedero letteralmente a gambe lasciandola praticamente abbandonata a se stessa.

 

casaSono passati ormai più di cent’anni da quegli eventi oscuri e tuttora gli specialisti non si sono messi d’accordo: fu davvero infestazione diabolica, o si trattò di una specie di panico soggettivo dovuto a cause eminentemente psicologiche? La risposta è ancora lontana, e tuttavia, se confrontiamo i sintomi di cui ci parlano le cronache con i casi più conosciuti di infestazioni demoniache, non si può tacere che ci sono molti punti in comune: intanto il problema del timor panico e quindi la necessità di evadere e scappare dalla trappola gettandosi in mare potrebbero effettivamente far pensare ad una sensazione nitida di un’entità maligna che insufflava nelle vittime uno stato di decadimento e indebolimento, oltrechè di timore parossistico, delle facoltà fisico-mentali, impedendo ai malcapitati una qualunque reazione che non fosse di fuga immediata.

 

Anche nei casi moderni e recenti di infestazioni demoniache esiste questa casistica che è innegabile: paura di qualcosa di maligno e quindi abbandono della partita per salvaguardare la propria pace e tranquillità d’animo….altrimenti pazzia e malattia da stress in grado di depauperare le proprie energie fino allo sfinimento e alla depressione più irrecuperabile.

 

In verità, lasciando stare i fatti noti e conosciuti, un giorno un mio amico mi raccontò qualcosa di simile di cui fu testimone oculare e siccome si tratta di una persona onesta e degna della massima fiducia sono portato a credergli in maniera direi piena e inequivocabile.

 

Il primo fatto, mi raccontò, ebbe come teatro una strada molto transitata, allorché una notte, mentre correva a cento all’ora, andò ad impattare furiosamente e tremendamente contro una macchina parcheggiata in mezzo allo scorrimento veloce, si può dire posteggiata senza alcun segnale né di pericolo né di luce. L’urto impressionante e del tutto inaspettato per poco non gli tolse la vita, anche per il fatto che indossava le cinture e l’air bag funzionò alla perfezione. Sceso mezzo tramortito e incosciente dalla macchina, vide alcuni poliziotti attorniare un uomo di circa sessant’anni. Gli si avvicinò e con dolore gli chiese come mai aveva lasciato la macchina in quel posto e in quel modo: l’altro, a sentire il mio amico, lo guardò con uno sguardo fulminante con risvolti satanici e rispose soltanto, quasi fosse incredulo che il mio amico fosse sopravvissuto all’urto, con queste semplici parole: “La macchina si è bloccata improvvisamente e non ho potuto farci niente”. Ma il suo sguardo continuava a fissarlo in maniera satanica facendolo tremare per una paura ancestrale mai provata prima di quel momento e fu a quel punto che il mio amico si convinse di avere di fronte il male personificato, qualcosa o qualcuno che aveva forse voluto di proposito tirargli quel brutto tiro per farlo soccombere non si sa per quale sinistro motivo.

 

mostro marinoL’oscuro personaggio, che il mio amico cercò in seguito per farsi raccontare com’erano andate effettivamente le cose, morì poi improvvisamente in ospedale per altre cause non riferibili all’incidente, anche perché, al momento dell’urto, lo strano figuro era sicuramente fuori dalla sua autovettura.

 

Il secondo caso è ancora più sinistro ed ebbe come teatro l’ufficio in cui lavorava, nel quale aveva sostenuto per qualche tempo una specie di guerra continua con alcuni colleghi che lo invidiavano e odiavano forse per la sua onestà e la sua precisione nello svolgimento delle proprie mansioni. Quando il mio conoscente capì che non poteva stare più in quel posto, cominciò a notare per qualche giorno una specie di sensazione panica, una fortissima paura di qualcuno o di qualcosa che si era impossessato di quell’ufficio allo scopo preciso o di farlo impazzire o di farlo licenziare e quindi sloggiare da quella casa teatro di quella sorta di battaglia campale tra lui e i suoi maligni colleghi.

 

Il mio amico fu quindi costretto a chiedere un trasferimento e da quel tempo non ebbe più a soffrire momenti simili.

 

Dove portano questi fatti sin qui raccontati?

 

Non c’è dubbio che il Male esiste: esso si sviluppa fino al parossismo allorché c’è di mezzo qualche persona in odore di onestà e santità, qualità che il Maligno odia sopra ogni altra cosa; in questo modo egli si attrezzerebbe e influenzerebbe negativamente tutti quelli che gli stanno attorno affinché si convincano del carattere nocivo della vittima e gli creino difficoltà a non finire fino allo sfinimento e alla depressione, quando non fino alla pazzia pura.

Perché questo avviene?

 

SatanaPerché, almeno stando a quanto precede, il Diavolo non tollera affatto che ci siano persone con un’anima immacolata, non soggetta alle sue influenze, un’anima non sua ma creata da qualcun altro, penso qui al Dio Buono dei Catari, e verso cui tende con tutte le sue forze. Questo, il Diavolo non lo sopporta, perché egli ha il dominio assoluto di questa dimensione della vita e non permette che qualcuno gli possa sfuggire facilmente…

 

Non so se ci siano altre spiegazioni, ma questa mi sembra la più logica e in linea anche con le mie credenze e quelle del mio amico.

 

Saluti

Vipom

postato da: vipom alle ore 12:05 | link | commenti (1)
categorie: misteri, cacodemoni
martedì, 19 febbraio 2008

L'Orrore che muove la Storia

IL DIO MALVAGIO HA FATTO RAPINARE CON LA FORZA I BENI ALTRUI E COMMETTERE OMICIDIO  

Ora possiamo mostrare con la massima evidenza per mezzo del Vecchio Testamento - secondo la fede dei nostri avversari - che il suddetto Signore e creatore ha fatto rapinare con la forza i beni altrui e sottrarre temporalmente, a titolo di prestito, i tesori degli Egizi e addirittura commettere, nel mondo materiale, i più grandi massacri.

Dice infatti nell'Esodo lo stesso Signore a Mosè: "Dirai dunque a tutto il popolo che ogni uomo chieda al sua amico e ogni donna alla sua vicina vasi d'argento e d'oro, e il Signore darà credito al popolo presso gli Egizi" (Es, 11, 2-3). E ancora: "E i figli di Israele fecero come aveva comandato loro Mosè, e chesero agli Egizi vasi d'argento e d'oro e abiti in quantità. E il Signore diede credito al popolo presso gli Egizi in modo che facessero loro dei prestiti; e così depredarono gli Egizi" (Es, 12, 35-36).

E nel Deuteronomio Mosè dice al popolo: "Se ti avvicinerai a una città per espugnarla, prima di tutto le offrirai la pace; se accetterà e ti aprirà le porte, tutta la popolazione che si trova in essa sarà salva e ti servità pagandoti tributo. Ma se non vorranno concludere l'alleanza e inizieranno la guerra contro di te, tu la attaccherai; e quando il Signore Dio tuo la consegnerà nelle tue mani, colpirai a fil di spada tutti i maschi, risparmiando le donne e i bambini, il bestiame e le altre cose che si trovano nella città; tutto il bottino, lo dividerai fra l'esercito, e ti nutrirai delle spoglie dei tuoi nemici, che ti darà il Signore Dio tuo. Così farai a tutte le città che si trovano a grande distanza da te e che non sono fra quelle di cui riceverai il possesso. Delle città che ti saranno date non lascerai invece sopravvivere assolutamente nessuno; ma ne passerai tutti gli abitanti a fil di spada: Hittiti, Amorrei, Cananei, Ferezei, Gebusei e Hivvei, come ti ha comandato il Signore Dio tuo" (Dt, 20, 10-17).

E ancora nello stesso libro: "Seon uscì incontro a noi con tutto il popolo per combattere a Iessa, e il Signore Dio nostro ce lo consegnò; noi lo colpimmo con i suoi figli e con tutto il suo popolo. E in quella occasione prendemmo tutte le città, dopo aver ucciso tutti i loro abitanti, uomini, donne e bambini; non vi lasciammo sussistere alcunché" (Dt, 2, 32-34). E ancora: "Il Signore Dio nostro consegnò dunque nelle nostre mani anche Og, re di Basan, e tutto il suo popolo; e noi lo colpimmo fino ad annientarlo, devastando tutte le sue città in un solo momento. Non ci fu città che ci sfuggissse; sessanta città, tutta la regione di Argob, regno di Og, in Basan" (Dt, 3, 3-4) ecc. "... e li sterminammo come facemmo con Seon, re di Esebon, distruggendo ogni città, uomini, donne e bambini; prendemmo invece come bottino il bestiame e le spoglie delle città" (Dt, 3, 6-7).

A proposito dell'uomo che raccoglieva legna il giorno di sabato, è scritto nel Libro dei Numeri: «Ora avvenne che, trovandosi i figli di Israele nel deserto e avendo sorpreso un uomo che raccoglieva legna il giorno di sabato, lo presentarono a Mosè, ad Aronne e a tutto il popolo; questi lo rinchiusero in carcere, non sapendo che cosa dovessero fare di lui. E il Signore disse a Mosè: "Che quest'uomo sia messo a morte, tutto il popolo lo lapidi fuori del campo"» (Nm, 15, 32-35).

Lo stesso Signore dice nell'Esodo al popolo israelitico: "Riempirò il numero dei tuoi giorni. Manderò il mio terrore davanti a te, e sterminerò ogni popolo dal quale andrete, e farò voltare le spalle a tutti i tuoi nemici" (Es, 23, 26-27).