[Krak] Si deve scegliere fra la Chiesa dei Buoni Uomini, che è in fuga e perdona, e l'altra che incatena e scortica: la prima segue la retta via degli Apostoli, e non mente né inganna; la seconda è la Chiesa di Roma. Peire Autier
Ardere nel fuoco del Tempio
L’ Arcivescovo di Sens non pago dell’orrenda carneficina del 12 maggio, condannò nei giorni successivi altri nove Templari alle fiamme dei roghi come relapsi.
“…..la loro carne e le loro ossa furono ridotte in polvere…”. Tratto dalle Grandi Cronache di Francia.
Nel contempo il 13 maggio la commissione pontificia riprese le udienze. Fu chiamato a deporre il fratello Amerigo di Villiers-le-Duc. Pallido e tremante dichiarò –“ Giuro sulla mia anima, se non dico il vero, che morte mi colga all’istante, portando all’inferno il mio corpo e la mia anima stessa, che tutti gli errori imputati all’ Ordine erano falsi. Ho confessato a seguito delle tremende torture a cui sono stato sottoposto da G. de Marcilly e da Ugo de La Celle, cavalieri del re.
Mi hanno costretto a confessare tali abominevoli pratiche…… Ieri ho visto, con i miei occhi, condurre in carrette 54 confratelli dell’Ordine per essere bruciati. Ho sentito dire che lo sono stati. Io, se devo essere bruciato, ho troppa paura della morte per non confessare e deporre sotto giuramento, anche in presenza dei signori commissari, che tutti questi errori sono veri. Confesserei anche di avere ucciso Gesù Cristo, se me lo si chiedesse. Vi scongiuro, signori commissari e notai, di non rivelare ciò che ho appena detto ai miei guardiani o agli uomini del re, giacché, se lo venissero a sapere, sarei consegnato allo stesso supplizio dei 54 Templari.” Preso atto di questa dichiarazione la commissione decise di aggiornarsi al giorno 18. Nel frattempo i legati pontifici inviarono il Prevosto di Voet e l’Arcidiacono da Filippo di Marigny, con l’incarico di esporgli alcune osservazioni. Il giorno stesso furono ricevuti da tre canonici che si presentarono in nome dell’Arcivescovo di Sens. – “Vorremmo rammentare che i fratelli di Provins, di Boulogne, di Chamborent e Sartiges sono ammessi come Procuratori del Tempio. Il fratello Rinaldo di Provins ha in particolare, formulato diversi mezzi di difesa. Ora i commissari hanno appreso che il Sinodo Provinciale di Sens ha appena convocato il fratello Rinaldo di Provins per giudicarlo, i commissari non cercano di proibire alcunché all’ Arcivescovo di Sens, né di intralciare il suo compito. Tuttavia, per dovere di coscienza, invitano i membri del Sinodo a decidere da uomini “competenti e istruiti” se, in questo particolare contesto, debbano perseverare nel loro progetto, con il pretesto che il fratello Rinaldo è giudicabile dal loro tribunale”. Così risposero astutamente gli inviati di Marigny –“ Due anni fa, gli inquisitori hanno iniziato il procedimento contro Rinaldo di Provins, in virtù del mandato apostolico. Il nostro signor Arcivescovo di Sens non ha potuto riunire subito il Sinodo, come avrebbe voluto. Vi chiediamo da parte sua quale significato preciso ha il vostro modo di procedere oggi. Il Sinodo non ha in alcun modo l’intenzione di intralciare i lavori della vostra commissione….”. Il Prevosto di Voet precisò –“Noi abbiamo agito secondo gli ordini del nostro presidente. Il nostro modo di procedere è stato senza ambiguità. In assenza dell’arcivescovo di Narbona, in questo momento lontano da Parigi, non possiamo dire di più. L’arcivescovo di Sens e i suoi colleghi sono abbastanza illuminati, grazie a Dio, da capire l’oggetto e la portata del nostro intervento….”. I canonici, debitamente istruiti, aggiunsero –“ Viene fatta girare la voce che l’atto di appello non sia stato notificato al Sinodo di Sens il 12 maggio al mattino presto, per l’assenza del vostro arcivescovo. Questo appello è stato formulato il 10 maggio dai fratelli di Provins, di Bologne, di Chamborent e di Sentiges, ed è stato regolarmente notificato dall’ Arcivescovo di Sens al Sinodo il 12 maggio, all’ora di prima…….”. Detto questo i tre canonici si accomiatarono.
Giunsero a sorpresa, molto turbati i difensori del Tempio –“ Il fratello di Bologne non è più con noi! Non sappiamo perché. Siamo persone senza esperienza , poco istruiti……..Il contributo del fratello di Bologne ci è indispensabile. Vi supplichiamo di dare disposizioni perché venga riportato qui, di informarvi delle cause della sua sparizione…….”- I commissari fecero cercare Pietro ma questi era scomparso. Nessuno saprà mai che fine fece. Abilmente fu sparsa la voce che fosse scappato. Certo ormai tutto poteva succedere ma che un uomo in catene costantemente sorvegliato potesse scomparire nel nulla sembra verosimile! Quasi certamente il povero difensore del Tempio fu orrendamente ucciso da sicari al soldo dell’infame Nogaret. Il re aveva vinto, la resistenza del Tempio era spezzata.....
La commissione decise di nuovo di aggiornarsi al 30 maggio e con altri rinvii successivi al 3 novembre e infine al 17 dicembre. Clemente, iniquo, come d'altronde lo fu durante tutto il processo, tacque su ogni ingiustizia e su ogni prevaricazione. Incurante dell’appello dei Procuratori del Tempio lasciò che gli aguzzini proseguissero il loro sporco lavoro, rinviando l’apertura del Concilio Generale al 1 ottobre 1311.
Il Pontefice, se pensava che con il tacito assenso alla distruzione dei Templari le sue pene fossero finite, non aveva fatto bene i suoi calcoli. C’era un'altra questione che stava molto cuore al perfido Nogaret e per nulla al mondo ci avrebbe rinunciato: la riapertura del processo contro Bonifacio VIII. Di li a breve si trovò sotto pressione a causa delle due ”anime dannate” di Filippo che costantemente lo controllavano. Alla fine come sempre cedette e riesumò la memoria del vecchio Papa. La prima udienza si tenne ad Avignone. E chi, in tale occasione, poteva formulare le accuse se non l’instancabile Nogaret. Con “pio” zelo e autentico rancore trascinò ancora una volta nel fango il defunto Pontefice tacciandolo di stregoneria, di simonia e di eresia. Egli da una sua condanna postuma aveva molto da guadagnare, infatti era dal tempo dell’incursione ad Anagni che il guardasigilli si era “guadagnato” una scomunica ufficiale.
Ora mi domando se il processo contro il Tempio non fosse stato altro che una immane farsa come avrebbe potuto orchestrarlo un uomo scomunicato? In base a quale deroga divina Clemente tacque su questo spinoso nodo?
Adesso, più che mai il tirapiedi reale, era pronto a tutto pur di essere “riconciliato”. Questo “piccolo problema” con il trascorrere del tempo metteva in bilico il suo incarico reale. Il fine ultimo di Nogaret non era certo fare ammenda, poco gliene importava dell’aspetto religioso, il "ricongiungimento spirituale" era l' ultima delle sue augustie………. Si ingegnò e giocò con ciò che gli riusciva meglio ovvero le calunnie. Per perorare la propria causa non esitò a presentare false accuse e testimonianze menzognere, oramai era un veterano del genere. Dall’altra parte anche i difensori papali non stettero a guardare. Tra un’arringa e l’altra cercarono, invano, avvalendosi di sicari, di eliminare Rainaldi da Supino uomo di fiducia dei Colonna. Clemente a questo punto ne aveva abbastanza, decise di rinviare il processo.
Le udienze contro il Tempio ripresero il 18 dicembre. La cosa straordinaria, che salta agli occhi, è che nonostante i roghi, le intimidazioni e la sparizione dei delegati ufficiali, c’erano ancora dei valorosi cavalieri disposti a difendere l‘Ordine. L’onore e l’accettazione del martirio vincevano sulle loro paure. Volevano ancora una volta proclamare l’innocenza del Tempio, prima del sacrificio estremo. Un tempo cavalieri indomiti e senza paura adesso dopo anni di torture e patimenti irriconoscibili spettri scarni, pieni di angoscia, laceri nelle vesti e nell’ anima. Mai avevano subito l’ onta di tali umiliazioni, neanche dopo le peggiori disfatte. Allora correvano verso una morte gloriosa adesso verso quella ignominiosa.
Quel 18 dicembre i commissari erano all’Abbazia di Fécamp, si presentarono i fratelli Guglielmo di Chamborent e Bertrando di Santiges, reclamarono ancora una volta la presenza di Pietro da Bologna e di Rinaldo di Provins. I prelati così risposero –“ I fratelli Rinaldo e Pietro hanno solennemente e volontariamente rinunciato a difendere l‘Ordine. Sono ritornati alle primitive confessioni. E in più Pietro da Bologne è fuggito. Quanto al secondo, è stato condannato e degradato al Sinodo di Sens. Non potrebbe essere ammesso come procuratore…..”. I due confratelli erano esterrefatti i due difensori erano stati fatti sparire. La strenua difesa del Tempio fini quello giorno stesso……
Enoc allora custodì questi libri sulla terra e li trasmise ai propri figli cominciando a insegnar loro il modo di celebrare i sacrifici e i misteri iniqui. Così Satana nascondeva agli uomini il Regno dei Cieli e diceva loro: "Vedete che io sono il Dio vostro e non vi è altro Dio fuori di me." La Cena segreta (redazione di Carcassonne).
Le citazioni poste al’inizio e alla fine dell’articolo sono tratte da testi Catari che gentilmente mi ha fornito il caro amico Antares.
Continua………
Riti e Rituali: Articoli di Krak
La Distruzione del Tempio:
Parte I
Parte II
Parte III
Parte IV
Parte V
Parte VI
Parte VII
Saluti
Krak