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Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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lunedì, 28 gennaio 2008

In quanto immateriali, le idee non possono morire

LA PERSISTENZA DEL RICORDO DI DOLCINO ATTRAVERSO I SECOLI

La memoria di Dolcino non si perse mai tra le genti della Valsesia, quasi come se il tempo non fosse passato. Ci furono famiglie che per secoli mantennero vivo il ricordo degli Apostolici e anche dei Catari, chiamati Gàzari nei secoli passati e ancora conosciuti come Gàser in piemontese. Il clero romano, che in tutto l'arco alpino era molto repressivo, tentò in tutti i modi di estirpare questa consapevolezza popolare. Non riuscendoci, si adoperò per demonizzare la memoria di quegli eroi che erano morti eroicamente per le loro idee. Una mossa della Chiesa di Roma fu la costruzione di un oratorio dedicato a San Bernardo proprio sul Monte Rubello, poi sostituito da un vero e proprio santuario. Ciò merita di essere segnalato, perché è la stessa strategia che per secoli usò per cancellare la memoria dei luoghi di culto pagani. Con grande enfasi, i preti affermavano che la costruzione dell'edificio di culto aveva lo scopo di celebrare la vittoria del Cattolicesimo sulle forze di Satana. Ovunque furono poste lapidi inneggianti alla disfatta del Diavolo. Una forma sottile di menzogna pseudostorica fu utilizzata già nel XVI secolo, come testimonia l'invenzione delle mai esistite Leghe Valsesiane, che sarebbero sorte dall'ira popolare contro gli eretici, ritenuti dediti al brigantaggio e depredatori della povera gente. Nonostante la lunga persecuzione, Dolciniani e Catari sono ancora descritti con toccanti parole: "vivevano come colombe di pace in mezzo ai monti", "non volevano maledire, né mentire, né giurare, né uccidere".
 
Il ricordo di Dolcino diede forza ai montanari nei periodi più critici della Storia, permettendo loro di reagire alle ingiustizie e di combattere per un futuro migliore. Quando la tempesta si abbatteva su di loro, non si attaccavano alle gonnelle dei chierici, ma ai gloriosi secoli dell'eterodossia. Così fu quando si scatenò in tutta la sua virulenza la caccia alle streghe. Quando nuove idee di progresso e di libertà giungevano dall'esterno, vi erano favorite da questo substrato culturale e vi prosperavano. L'idea degli Apostolici sembrava ancora vivere in quelle terre, all'epoca della Rivoluzione Francese come nel contesto delle lotte operaie agli albori del XX secolo. Nel 1907 ci furono grandiose manifestazioni per commemorare i 600 anni passati dal supplizio di Dolcino. In quell'occasione i socialisti e i libertari della Valsesia e di Biella costruirono sul Monte Rubello un obelisco alto ben 12 metri, e su ogni fianco del monumento fu posta una lapide. Un'iscrizione diceva: "A fra Dolcino rivendicato. Il popolo 1307-1907". Subito si scatenarono forti tensioni, perché i clericali maledicevano la memoria di quello che per loro era un "perfido eresiarca". Questi elementi fanatici scatenavano tumulti e compivano azioni violente, arrivando persino a distruggere le lapidi.

Mussolini ebbe una gioventù di acceso anticlericalismo, ed era ancora ferocemente ostile alla Chiesa di Roma nel 1907. Lo dimostra un suo scritto del 1910, intitolato "Claudia Particella, l'amante del Cardinal Madruzzo". Il programma dei Fasci di Combattimento prevedeva "Il sequestro di tutti i beni delle congregazioni religiose e l'abolizione di tutte le mense Vescovili che costituiscono una enorme passività per la Nazione e un privilegio di pochi". Presto però Mussolini capì che per rafforzare il suo potere doveva sostenere attivamente il clero. Si legò così alle componenti più reazionarie della società italiana, dando loro il potere di cani da guardia dell'ortodossia. In questo clima deteriorato fu consumato un atto barbarico di straordinaria viltà: l'unica distruzione di un monumento religioso in Italia. Nel 1927, vent'anni dopo la sua costruzione, l'obelisco di Dolcino fu distrutto dai clerico-fascisti. Non esiste più nemmeno la certezza sul mezzo usato per annientarlo: alcuni sostengono che fu fatto esplodere con la dinamite, altri che venne raso al suolo con i cannoni. Penso che una cosa non escluda l'altra, e che prima usarono l'esplosivo, spazzando poi via quanto ancora rimaneva. Fatto sta che dopo il passaggio dei devastatori restava soltanto il basamento.
Si pensa che l'azione proditoria sia stata compiuta con il silenzio-assenso della Curia, ma è più probabile che sia stata espressamente istigata dalle invettive di preti particolarmente astiosi e invasati.

madonna_manganello
Mstatus
dice: "Per quanto riguarda l'intera vicenda relativa alla distruzione dell'obelisco di Fra' Dolcino da parte delle squadracce fasciste-papaline, riporto, anche se l'ho già fatto altre volte, uno stornello dell'epoca del sommo giornalista Asvero Gravelli, dedicato alla Madonna del Manganello, che così bene riassume il pensiero!

La Madonna del Manganello
di Asvero Gravelli

« O tu santo Manganello
tu patrono saggio e austero,
più che bomba e che coltello
coi nemici sei severo.
O tu santo Manganello
Di nodosa quercia figlio
ver miracolo opri ognor,
se nell'ora del periglio
batti i vivi e gli impostor.
Manganello, Manganello,
che rischiari ogni cervello,
sempre tu sarai sol quello
che il fascista adorerà.
»

Così per non dimenticare, soprattutto i recenti fatti alla Sapienza...

Saluti
Mstatus

L'attenzione fu richiamata sui ruderi solo nel 1974, quando fu eretta una piccola stele, un nuovo obelisco simile al monumento ai Catari a Montségur. Si segnala la presenza di Dario Fo alla cerimonia. Ogni anno, nella seconda domenica di settembre, si celebra tuttora la commemorazione dell'eroe apostolico. Le idee non bruciano nei roghi assieme ai corpi di materia, e il ricordo non può essere estinto con le cannonate. Dolcino vive, opponendo alle nequizie del clero la santità del Vangelo.

postato da: antares666 alle ore 07:28 | link | commenti (2)
categorie: storia, oscurantismo, gioachimismo
domenica, 27 gennaio 2008

INVOCAZIONE POETICA

ALLA GIUSTIZIA DIVINA

 

 bilancia_giustizia

 

Ho tante volte riflettuto

sulle tante storture

della via umana

e un tarlo all’improvviso

mi coglie sempre

in queste cupe riflessioni:

dov’è Dio?,

perché lascia che trionfi

l’ingiustizia,

il male,

il tradimento,

la perfidia,

la maldicenza,

l’inganno,

l’ipocrisia…

in pratica tutto il fango

di cui è capace

l’anima umana?

Perché?

 

Dove sei andato

a rintanarti,

dove sei scappato,

o Dio vindice

della malvagità umana?

 

Non vedi quanto male

sta producendo

e ha sempre prodotto

la tua creatura umana?

 

Perché non ti fai vivo

con i tuoi strali,

così come si racconta

facesse Zeus

quando con le sue saette

colpiva chi non meritava

neppure di vivere?

 

Dai, sorgi, svegliati,

non dormirci sopra,

l’uomo ha bisogno

di vederti all’opera!!

 

Dà finalmente un esempio

della tua presenza,

sotterra quanti compiono

il male nel buio,

quanti tramano

alle spalle degli innocenti,

quanti si crogiolano

nella maldicenza

e nel vuoto

e schifoso parlottio

dietro le spalle delle vittime.

 

Colpisci senza pietà

quanti uccidono

sia fisicamente

che moralmente

gli innocenti,

quelli che non hanno

alcuna difesa

se non in te.

 

Ma tu ci sei davvero?

Quanto dobbiamo

aspettare ancora

per vederti in azione?

 

Non vedi quello

che ti hanno combinato

persino coloro che su di te

hanno fondato

il loro impero sempiterno,

la Chiesa di Roma

che si vanta

sia fondata

su di te

e su tuo Figlio?

 

 giudizio universale michelangelo

 

Ascoltami,

forse molti

ti maledicono

e ti bestemmiano

perché non credono

che tu esisti,

ma tu hai un solo modo

per dimostrare

che ci sei

e che vegli

sul destino umano:

la tua Giustizia inappellabile!!

 

Usala senza pietà

contro coloro

che ti hanno venduto

per quattro soldi

agli ignoranti,

agli ignavi,

ai fatalisti,

agli indegni,

ai senza cervello;

fai vedere

che non ci stai

a vederti

preso in giro

da coloro

che si pavoneggiano

nelle chiese

senza neppure sapere

chi sei tu

veramente!!

 

Ti prego

dal profondo

del mio cuore,

non perdere ancora

del tempo prezioso,

scaraventa sulla terra

la tua ira irrefrenabile

e terrificante,

distruggi nella polvere

e per sempre coloro

che meditano il male,

mostrandosi per giunta

orgogliosi di averlo fatto.

 

E’ l’unico modo

per zittire gli atei

e i miscredenti!!

 

Non posso credere

che tu sia felice

di questo sfascio

in cui è annegata

la vita umana

da te voluta e creata.

 

Non posso mai pensare

che sei contento

di questo sistema di cose.

 

E allora preparati

ad abbattere per sempre

templi e castelli dei potenti,

solo così le genti

potranno dire

che veramente esisti

e che ti sta molto a cuore

la pace e la Giustizia!!

 

Ma tu, ci sei davvero?

 

Esisti davvero?

 

 cavalieri_apocalisse

 

A volte mi vengono

non pochi dubbi,

ma alla fine credo

che prima o poi

ti farai sentire

e allora ci sarà pianto

e stridor di denti,

da oriente a occidente,

da nord a sud,

e nessuno

potrà nascondersi

dinanzi ai tuoi occhi

pieni di collera

e di vendetta.

 

Saluti

Vipom

postato da: vipom alle ore 14:39 | link | commenti
categorie: invocazioni

IL RESPIRO

Il respiro ha un ruolo importale nel misticismo orientale. Nella pratica dello yoga  vi è uno stadio, denominato pranayoga, dedicato proprio al controllo del soffio vitale.

Nel buddhismo la concentrazione sul respiro è propedeutica a gradi più elevati di meditazione, poiché focalizzando la mente sul fluire del respiro si cerca di depurarla dai troppi pensieri che la agitano, consentendo quindi un maggior controllo della stessa.

Ciò che invece è meno noto è che anche nel cristianesimo è stato sviluppato un metodo di orazione che abbina la preghiera al respiro. Tale metodo, sorto in seno all’esicasmo (corrente ascetica legata alla tradizione cristiana orientale),  ha come oggetto la recitazione della Preghiera di Gesù o preghiera monologica. Tale preghiera, la cui origine si attribuisce addirittura ai padri del deserto egiziano, consiste nella continua ripetizione, come un mantra, della seguente formula “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me”. Alla formula verbale la tradizione esicastica del Monte Athos ha abbinato, secoli dopo, una tecnica psico-somatica di respiro e postura del corpo.

La prima testimonianza circa l’accompagnamento tra preghiera e modulazione del respiro ci proviene da Niceforo l’Esicasta, vissuto sul mone Athos nella seonda metà del tredicesimo secolo e autore del “Trattato della sobrietà e della custodia del cuore”. Il metodo di preghiera descritto da Niceforo prevede la ripetizione della Preghiera di Gesù o Preghiera del Cuore sulla base dell’inspirazione e dell’espirazione del soffio: la prima parte “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio” si recita durante l’inspirazione e la seconda parte “abbi pietà di me” si pronuncia mentre si espira.

Un’altra testimonianza ci proviene dallo pseudo Simenoe il Nuovo Teologo che nelMetodo della Santa preghiera e attenzione (opuscolo scritto da un autore sconosciuto e inizilamente  attribuito a Simeone il Nuovo Teologo) enuncia quella che deve essere la base del metodo psico-somatico di preghiera:

Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, fà quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell'ombelico. Comprimi l'inspirazione che passa per il naso, in modo da non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all'interno delle viscere, PER TROVARE IL POSTO DEL CUORE ove sono solite dimorare tutte le potenze dell'animo. Dapprima troverai oscurità e una durezza ostinata, ma, PERSEVERANDO IN QUEST' OPERA NOTTE E GIORNO, troverai, oh meraviglia!, una felicità infinita”

Esplicite sono poi le parole di Gregorio il Sinatia che, vissuto nel quattordicesimo secolo, insegnò ai monaci del Monte Athos la custodia della mente durante la preghiera:

“Controlla il respiro dei polmoni, in modo da non respirare nel consueto modo. Poiché il soffio dei respiri incontrollati che sale dal cuore oscura la mente e agita l'anima, la dissipa, l'abbandona alla distrazione, oppure le fa passare davanti ogni sorta di immagini indirizzandola insensibilmente verso ciò che non è bene. Non ti turbare se vedi sorgere l'impurità degli spiriti malvagi e prender forma nel tuo pensiero; come pure non dare attenzione ai buoni pensieri che ti si possono presentare. Tieni salda la mente nel cuore, domina la respirazione, e ripeti senza stancarti l'invocazione al Signore Gesù; ben presto brucerai e dominerai questi pensieri fustigandoli invisibilmente col Nome divino”

Nil Sorskij, monaco russo vissuto nel quindicesimo secolo, prescrive di far silenzio interiormente, proibendo a se stessi non soltanto di pensare a qualcosa di peccaminoso o di vano ma anche a qualcosa di apparentemente utile o spirituale. Egli raccomanda, mentre si pronuncia la Preghiera di Gesù, di rinchiudere la mente nel cuore e di controllare, per quanto possibile, il respiro, per non respirare troppo spesso.

Occorre dire che l’abbinamento di una tecnica psico-fisica, come il controllo del respiro, alla recitazione della preghiera è stato anche oggetto di dissenso all’interno della stessa tradizione orientale.

In tal senso sono ad esempio le parole di Teofane il Recluso,  vissuto in Russia nel XIX secolo:

 

“Praticare la Preghiera di Gesù, come noi tutti siamo abituati a fare, è un’ottima cosa; nei monasteri è considerato un dovere: come potrebbe essere un dovere per il monaco se fosse una cosa pericolosa? Ciò che è pericoloso sono solo le tecniche meccaniche che vennero aggiunte più tardi e applicate alla recita della preghiera: esse sono pericolose perché a volte ci immergono in un mondo di sogno e di illusione e a  volte addirittura, per quanto possa sembrare strano, in un costante stato di lussuria. Per questo motivo ci sentiamo in dovere di mettervi in guardia da queste tecniche e di proibirle. Al contrario, l’invocazione del dolcissimo Nome del Signore in semplicità di cuore è cosa che suggeriamo e raccomandiamo a tutti. “

Dietro a tale critica c’è il timore che la tecnica di preghiera possa trasformarsi da mezzo a fine, mentre invece in tutte le pratiche ascetiche è sempre ben chiaro che il controllo del respiro, come tutti gli altri metodi di natura psico-corporea, non è altro che un mezzo per raggiungere obiettivi più alti. Il fatto che tradizioni ascetiche così diverse come buddhismo, induismo da una parte e l’esicasmo dall’altra attribuiscano una non trascurabile rilevanza al respiro è la conseguenza del fatto che mente e respirazione sono tra loro collegate.  Così come la mente, in preda a forti emozioni, esercita effetti sul battito e sulla respirazione, viceversa controllando la respirazione si può calmare la mente e quindi iniziare con efficacia la pratica ascetica. La mente umana è infatti il limen tra la natura biologica dell’uomo e la sua natura spirituale. Tramite le emozioni negative il funesto demiurgo assalta la mente  con le emozioni negative, che possono essere paragonate a vere o proprie orde barbariche.

La meditazione, o comunque la pratica mistica, è il vallum da erigere contro le interferenze  dei Perniciosi Poteri  e  il controllo della respirazione è uno dei metodi (un mezzo non un fine, questo è chiaro) con cui la mente può erigere la propria barriera difensiva.  

postato da: Albedo alle ore 11:36 | link | commenti
categorie: meditazione
venerdì, 25 gennaio 2008

IL SIGNIFICATO MISTERIOSO

DEL SANTO GRAAL. LA

CHIESA NE SA QUALCOSA?

 

graal2Si parla da alcuni secoli del significato astruso del “Santo Graal”. E’ un argomento francamente assai misterioso, non a caso gli esegeti vagolano ancora nel buio.

 

Alcuni affermano che esso equivarrebbe al calice dell’Ultima Cena di Gesù con i suoi discepoli prima della crocifissione, altri che sarebbe la coppa nella quale Giuseppe di Arimatea raccolse il sangue sgocciolato dalla croce del Cristo, altri fanno delle comparazioni con l’altrettanta misteriosa “Arca dell’Alleanza” ebraica, altri ancora ne fanno un certo accostamento con la famosa “Pietra Filosofale”, alcuni invece scomodano l’Alchimia, mentre ultimamente alcuni studiosi ritengono che il Santo Graal alluda addirittura al lignaggio di sangue lasciato da Gesù dopo il suo presunto matrimonio con la Maddalena.

 

alessando de felice graalCome la mettiamo, quale delle ipotesi suddette si avvicina di più alla Verità?

 

Io ritengo che le precedenti ipotesi abbiano tutte in nuce un qualcosa di vero e tuttavia ritengo che a mio giudizio si deve guardare al Graal, più che come a un oggetto o comunque a un qualcosa di visibile e tangibile, si deve dunque interpretarlo quale “contenitore” eccelso di qualità spirituali (non a caso il termine graal allude semanticamente ad una coppa, ad un calice) di cui solo pochissimi possono ritenersi idonei a percepirne nel profondo il significato e quindi berne l’essenza.

 

tav-rot-graalLa storia di Giuseppe di Arimatea, comunque, mi sembra sia quella che più si avvicini alla verità, perché, simbolicamente, raccogliere il sangue in una coppa può alludere appunto all’essenza più intima del messaggio di Gesù Cristo, un messaggio evidentemente ancora poco capito e applicato in quanto non se ne comprende ancora (dopo ben 20 secoli) il vero impatto nella vita moderna.

 

In questo senso bere il sangue di Cristo potrebbe significare assumere e intimizzare al massimo l’essenza del suo messaggio più profondo e criptico, ma evidentemente, visto che questo Graal a quanto pare non si è mai trovato, ciò potrebbe sottintendere che non esiste tuttora persona umana che abbia colto nella sua completa interezza il vero messaggio rivoluzionario del falegname di Nazaret e questo verrebbe a configurarsi quale fatto di una gravità assoluta ed estremamente deprimente, potendo ciò evidenziare che non siamo dinanzi ad un annuncio di facile acquisizione, bensì di fronte ad uno spiritualismo che solo pochissimi riuscirebbero a comprendere fin nei precordi.

 

holygrail_santo_graalIl Graal ci interroga quindi tutti da molto vicino, chiedendoci se davvero possiamo dirci seguaci di Cristo o meno, e ovviamente chi non sarà ritenuto idoneo a bere fino in fondo il suo sangue non riuscirà mai a comprenderne il misterioso simbolismo salvifico.

 

Il Graal dunque non si è mai trovato perché nessuno è all’altezza del compito di recepire totalmente le istanze che promanano dalla buona novella del Cristo.

 

Quando ciò dovesse verificarsi, anche in seguito ad una trasformazione radicale dell’uomo e del suo spirito più nascosto, allora si potrà dire di aver trovato finalmente il calice, che in ultima analisi è il simbolo della salvezza eterna della nostra anima.

 

Ma la Chiesa di Roma, è almeno essa al corrente di quanto abbiamo sopra affermato e ribadito?

 

trascendenza-alessandro de felice2Non credo, altrimenti avrebbe fatto di tutto per rifondarsi radicalmente per non offrire il fianco a quanti la criticano da secoli di essere poco spirituale e assai più interessata a mantenere un potere temporale sui propri fedeli e sulla società in generale.

 

Saluti

Vipom

postato da: vipom alle ore 16:44 | link | commenti (3)
categorie: misteri
mercoledì, 23 gennaio 2008

Eroi in lotta contro il Leviatano

FRA' DOLCINO E GLI APOSTOLICI: MEDIOEVO RIVOLUZIONARIO

Comunemente si usa la parola Medioevo per indicare immobilismo e idee stagnanti, antiquate. Quanto questo sia lontano dal vero lo dimostra la vicenda di Fra' Dolcino, portatore di un dinamismo del tutto sconosciuto ai nostri tempi. Esisteva un potere leviatanico, ma esisteva anche il sogno di abbatterlo. La carissima amica Krak ci descrive in dettaglio quanto accadde:   

Tra il XIII e la prima metà del XIV secolo si concentrò in Italia un vasto movimento che minava alle radici il potere religioso. Furono anni che videro la nascita di figure importanti. L’esigenza di trovare una via che conducesse alla spiritualità spinse alcuni sulla strada della “santità” e, purtroppo, molti altri sui roghi. Tra i tanti movimenti religiosi che si svilupparono al tempo ce ne fu uno, quello degli Apostolici, che riuscì a mobilitare intere popolazioni, minacciando seriamente il potere costituito. Tale movimento fu fondato nel 1260 da Gherardo Segarelli di Ozzano Taro, nel Parmense. Era un illetterato,cioè sapeva leggere ma non scrivere in latino, si esprimeva in “volgare”, interpretando i Vangeli nella lingua di tutti. Ciò che Segarelli proponeva era il ritorno della Chiesa alla prassi cristiana primitiva, svincolata da ricchezza e potere. Vestito di un mantello bianco, con sotto una tunica dello stesso colore,si mise a predicare, acquistando presso i poveri fama di santità.
 
La chiesa, invece, lo perseguitò incessantemente come eretico. Nel 1294 quattro appartenenti al movimento degli Apostolici vennero arsi sul rogo, nel contempo il loro capo veniva condannato al carcere perpetuo. Nel 1300, quando il vescovado passò nelle mani del domenicano Frate Manfredo, la precedente condanna venne annullata e Gherardo fu mandato al rogo il 18 luglio. Tra coloro che assistettero all’esecuzione vi era anche il suo discepolo, Dolcino di Prato Sesia, o secondo altre fonti di Trontano nell’Ossola. Delle sue origini abbiamo notizie scarne e poco precise: presumibilmente era figlio illegittimo di un prete spretato imparentato con le famiglie De Pretis e Tornielli. Ebbe una buona istruzione, conosceva il latino e le sacre scritture. Si suppone che avesse aderito al movimento degli apostolici intorno al 1290. Si hanno scarsissime notizie dei suoi movimenti fino al 1303 quando, insieme ai suoi fedelissimi, si trasferì in Trentino. Lì Dolcino conobbe Margherita Buoninsegna di Trento che per lui abbandonò tutto e gli rimase fedele fino alla fine. Il Vescovo della città, intravedendo un pericolo per il suo potere nella predicazione di Dolcino, cominciò una tremenda repressione. Alla fine tre seguaci finiranno arsi sul rogo.

I Dolciniani scapparono, giunsero nel 1304 a Gattinara. Dopo 4 mesi di permanenza in quella località, premuto dagli armati al soldo del vescovo di Vercelli, Dolcino si ritirò a Campertogno dove rimase diversi mesi. Alla fine dell’estate 1305, non ritenendo il posto sicuro, decise di spostarsi sulla Parete Calva, in Val di Rassa. Ormai al riparo sia dagli uomini del re che dai ribelli Valsesiani, i Dolciniani iniziarono una guerriglia fatta di azioni improvvise. I Vescovi di Vercelli e Novara, cercarono rimedio, ingaggiando un corpo di balestrieri genovesi che accerchiò i ribelli costringendoli di nuovo alla fuga tra i monti. Abbandonarono la Parete Calva la notte tra il 9 e il 10 marzo 1306; dopo aver attraversato vari passi di montagna, stremati dalla fame e dal gelo, Dolcino e i suoi giunsero sul Rubello. Decisero, allora, di scendere su Trivero per raziare cibo. Il Vescovo di Verceli, Raniero Avogadro, fece stanziare una milizia a Mosso che, però,venne travolta dagli Apostolici. Il prelato ottenne dall’iniquo Clemente V che fosse bandita una crociata. In breve, grazie all’aiuto dei signori feudali, ogni via d’accesso al Rubello venne sbarrata. Per Dolcino e i suoi iniziò un lungo e triste inverno di fame. L’Anonimo Sincrono scriverà –“ Allora il Vescovo teneva sotto controllo i passi e le vie, i sentieri, onde non fossero portati agi eretici in modo alcuno viveri e mercanzie…mangiavano...cosa orribile da dirsi, se qualcuno moriva in battaglia o in modo simile, gli altri ne prendevano la carne, la mettevano a cuocere e la mangiavano…-“.

Iniziò un assedio strettissimo che sarebbe durato tre mesi, dal dicembre 1306 al Giovedì Santo del marzo 1307. Quel giorno gli uomini di Ranieri sferrarono l’attacco decisivo. La battaglia infuriò nella piana, ci volle quasi una giornata perché i crociati riuscissero ad avere la meglio su donne e uomini ormai ridotti a pelle e ossa. Molti quel giorno morirono, altri furono gettati agonizzanti in un ruscello. Dolcino, il suo luogotenente Longino Cattaneo, la fedele Margherita e altri 150 superstiti vennero imprigionati. _”Dopo la cattura, Dolcino venne condotto a Biella a cospetto del Vescovo. Questi lo gettò in prigione coperto di pesanti catene al collo, alle mani e ai piedi…..”-. Il primo giugno 1307, Margherita venne legata ad un palo, torturata e infine bruciata viva sotto gli occhi di Dolcino. Poi toccò a lui: posto su un carro con piedi e mani legate, venne fatto sfilare per le vie della città. I carnefici ficcavano le tenaglie nei carboni ardenti, ad ogni crocicchio il triste corteo si fermava, i boia impassibili affondavano le tenaglie sulle carni dell’”eretico” strappandogli ogni volta brandelli di carne. Durante tutta la straziante tortura Dolcino non si lamentò mai ,sopportando stoicamente il dolore. Solo quando gli strappato il naso emise un sospiro mentre, quando gli tagliarono gli organi genitali, mugolò debolmente. Prima di metterlo al rogo gli fu chiesto ancora una volta di pentirsi ma lui, con un filo di voce, rispose: “Uccidetemi pure …”. A quel punto venne dato fuoco alle fascine, il suo corpo arse tra le fiamme, le sue ceneri vennero poi disperse.

Saluti
Krak

Il movimento di cui faceva parte Dolcino era molto diverso dal Catarismo, anche se a prima vista potrebbe essere ritenuto simile per la tensione interiore verso una Chiesa pura e povera. Purtuttavia ad un'analisi più approfondita risulta chiara l'incolmabile distanza ontologica. La dottrina degli Apostolici deriva infatti da quella della Chiesa di Roma: la contrapposizione tra Bene e Male è ritenuta  operare all'interno di un universo creato da un Dio buono e decaduto a causa del Peccato. Non si ha quindi una lotta contro un universo interamente malvagio, ma un universo inteso come teatro dello scontro tra Dio e Satana. Mentre la Chiesa di Roma tendeva a non dare importanza alle rivelazioni dell'Apocalisse, queste avevano la massima rilevanza per i seguaci di Segarelli e di Dolcini: si trattava di una dottrina millenarista. La matrice di questi insegnamenti è chiaramente l'opera di