Il respiro ha un ruolo importale nel misticismo orientale. Nella pratica dello yoga vi è uno stadio, denominato pranayoga, dedicato proprio al controllo del soffio vitale.
Nel buddhismo la concentrazione sul respiro è propedeutica a gradi più elevati di meditazione, poiché focalizzando la mente sul fluire del respiro si cerca di depurarla dai troppi pensieri che la agitano, consentendo quindi un maggior controllo della stessa.
Ciò che invece è meno noto è che anche nel cristianesimo è stato sviluppato un metodo di orazione che abbina la preghiera al respiro. Tale metodo, sorto in seno all’esicasmo (corrente ascetica legata alla tradizione cristiana orientale), ha come oggetto la recitazione della Preghiera di Gesù o preghiera monologica. Tale preghiera, la cui origine si attribuisce addirittura ai padri del deserto egiziano, consiste nella continua ripetizione, come un mantra, della seguente formula “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me”. Alla formula verbale la tradizione esicastica del Monte Athos ha abbinato, secoli dopo, una tecnica psico-somatica di respiro e postura del corpo.
La prima testimonianza circa l’accompagnamento tra preghiera e modulazione del respiro ci proviene da Niceforo l’Esicasta, vissuto sul mone Athos nella seonda metà del tredicesimo secolo e autore del “Trattato della sobrietà e della custodia del cuore”. Il metodo di preghiera descritto da Niceforo prevede la ripetizione della Preghiera di Gesù o Preghiera del Cuore sulla base dell’inspirazione e dell’espirazione del soffio: la prima parte “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio” si recita durante l’inspirazione e la seconda parte “abbi pietà di me” si pronuncia mentre si espira.
Un’altra testimonianza ci proviene dallo pseudo Simenoe il Nuovo Teologo che nel “Metodo della Santa preghiera e attenzione” (opuscolo scritto da un autore sconosciuto e inizilamente attribuito a Simeone il Nuovo Teologo) enuncia quella che deve essere la base del metodo psico-somatico di preghiera:
“Quindi, seduto in una cella tranquillo, in disparte, in un angolo, fà quello che ti dico: chiudi la porta, ed eleva la tua mente al di sopra di ogni oggetto vano e temporale. quindi appoggia la barba sul petto, volgi il tuo occhio corporeo, assieme a tutta la mente, nel centro del tuo ventre, cioè nell'ombelico. Comprimi l'inspirazione che passa per il naso, in modo da non respirare agevolmente ed esplora mentalmente all'interno delle viscere, PER TROVARE IL POSTO DEL CUORE ove sono solite dimorare tutte le potenze dell'animo. Dapprima troverai oscurità e una durezza ostinata, ma, PERSEVERANDO IN QUEST' OPERA NOTTE E GIORNO, troverai, oh meraviglia!, una felicità infinita”
Esplicite sono poi le parole di Gregorio il Sinatia che, vissuto nel quattordicesimo secolo, insegnò ai monaci del Monte Athos la custodia della mente durante la preghiera:
“Controlla il respiro dei polmoni, in modo da non respirare nel consueto modo. Poiché il soffio dei respiri incontrollati che sale dal cuore oscura la mente e agita l'anima, la dissipa, l'abbandona alla distrazione, oppure le fa passare davanti ogni sorta di immagini indirizzandola insensibilmente verso ciò che non è bene. Non ti turbare se vedi sorgere l'impurità degli spiriti malvagi e prender forma nel tuo pensiero; come pure non dare attenzione ai buoni pensieri che ti si possono presentare. Tieni salda la mente nel cuore, domina la respirazione, e ripeti senza stancarti l'invocazione al Signore Gesù; ben presto brucerai e dominerai questi pensieri fustigandoli invisibilmente col Nome divino”
Nil Sorskij, monaco russo vissuto nel quindicesimo secolo, prescrive di far silenzio interiormente, proibendo a se stessi non soltanto di pensare a qualcosa di peccaminoso o di vano ma anche a qualcosa di apparentemente utile o spirituale. Egli raccomanda, mentre si pronuncia la Preghiera di Gesù, di rinchiudere la mente nel cuore e di controllare, per quanto possibile, il respiro, per non respirare troppo spesso.
Occorre dire che l’abbinamento di una tecnica psico-fisica, come il controllo del respiro, alla recitazione della preghiera è stato anche oggetto di dissenso all’interno della stessa tradizione orientale.
In tal senso sono ad esempio le parole di Teofane il Recluso, vissuto in Russia nel XIX secolo:
“Praticare la Preghiera di Gesù, come noi tutti siamo abituati a fare, è un’ottima cosa; nei monasteri è considerato un dovere: come potrebbe essere un dovere per il monaco se fosse una cosa pericolosa? Ciò che è pericoloso sono solo le tecniche meccaniche che vennero aggiunte più tardi e applicate alla recita della preghiera: esse sono pericolose perché a volte ci immergono in un mondo di sogno e di illusione e a volte addirittura, per quanto possa sembrare strano, in un costante stato di lussuria. Per questo motivo ci sentiamo in dovere di mettervi in guardia da queste tecniche e di proibirle. Al contrario, l’invocazione del dolcissimo Nome del Signore in semplicità di cuore è cosa che suggeriamo e raccomandiamo a tutti. “
Dietro a tale critica c’è il timore che la tecnica di preghiera possa trasformarsi da mezzo a fine, mentre invece in tutte le pratiche ascetiche è sempre ben chiaro che il controllo del respiro, come tutti gli altri metodi di natura psico-corporea, non è altro che un mezzo per raggiungere obiettivi più alti. Il fatto che tradizioni ascetiche così diverse come buddhismo, induismo da una parte e l’esicasmo dall’altra attribuiscano una non trascurabile rilevanza al respiro è la conseguenza del fatto che mente e respirazione sono tra loro collegate. Così come la mente, in preda a forti emozioni, esercita effetti sul battito e sulla respirazione, viceversa controllando la respirazione si può calmare la mente e quindi iniziare con efficacia la pratica ascetica. La mente umana è infatti il limen tra la natura biologica dell’uomo e la sua natura spirituale. Tramite le emozioni negative il funesto demiurgo assalta la mente con le emozioni negative, che possono essere paragonate a vere o proprie orde barbariche.
La meditazione, o comunque la pratica mistica, è il vallum da erigere contro le interferenze dei Perniciosi Poteri e il controllo della respirazione è uno dei metodi (un mezzo non un fine, questo è chiaro) con cui la mente può erigere la propria barriera difensiva.