
Un’interpretazione “gnostica” del film di
Mel Gibson “La Passione di Cristo”.
Quello che non è mai stato detto a proposito
di questo capolavoro del cinema mondiale.
“La Passione di Cristo”, un film di grande successo di qualche anno fa firmato dal noto regista americano Mel Gibson, è passato come sappiamo nel tessuto della nostra società “cristiana” lasciandosi dietro enormi polemiche che, pur ormai blande vista la distanza cronologica della prima uscita nei cinema, perdurano ancora a tutt’oggi coinvolgendo studiosi, critici, filosofi e teologi. In molti hanno accusato l’artista autore del filmato di aver calcato troppo la mano in alcuni lunghi tratti delle scene visive, per aver dato ampio spazio ad esempio alla fustigazione e alla crocifissione “sanguinose e violente”, quasi gli addebitassero una certa autocompiacenza per aver scelto questo tipo di inquadramento degli ultimi giorni terreni del “Messia”, un’accusa che io respingo nettamente in quanto ho visto ripetutamente il film e, seppure sia vero che Mel Gibson abbia fatto vedere troppa violenza e brutalità nella persecuzione e punizione del Cristo, mi sembra che queste scene “incriminate” svolgano nell’economia dello spettacolo una funzione irrinunciabile e indispensabile allo scopo preciso di rimarcare l’ignoranza e la ferocia degli uccisori e massacratori del fondatore del cristianesimo e di converso le sue caratteristiche umano-divine più intime, inaudite e ignote.
Ma tra tutte le scene dell’Opera cinematografica gibsoniana, quella che più colpisce si svolge all’inizio, mentre Gesù prega nell’orto di Getsemani da solo con a poca distanza alcuni dei suoi discepoli che naturalmente dormivano, non sapendo che da un momento all’altro il loro “Maestro” sarebbe stato arrestato nel più barbaro dei modi.
Si tratta di un dettaglio che a mio giudizio è stato in un certo senso “censurato” e fatto passare di proposito come secondario, una censura che svela senza ombra di dubbio il fatto che forse Mel Gibson ha colpito in profondità in un territorio “eretico” che giustamente alla Chiesa ha dato e dà sempre molto fastidio.
Mentre dunque Gesù prega sotto un cielo scuro ma rischiarato da una luna che dà all’ambiente circostante un lucore notevole, viene improvvisamente avvicinato dalla sagoma fantasmatica del Nemico per eccellenza il quale, dopo avergli detto che non avrebbe mai potuto sopportare da solo il peso dei peccati di tutta l’umanità, ad un certo punto, osservando il Cristo che nonostante tutto prosegue nelle sue preghiere rivolgendosi a suo “Padre”, gli chiede, quasi non sapesse o ne fosse all’oscuro, dell’esistenza di questo Essere al quale l’altro indirizzava le sue suppliche: “Chi è tuo Padre? Dov’è? Chi sei tu?”
Sono interrogazioni assai inquietanti che provocano tutt’oggi negli studiosi e negli addetti ai lavori molto turbamento, sia perché domande e personaggi del genere non compaiono nel Vangelo in simile contesto e sia perché qualcuno sembra abbia visto in questi quesiti un’interpretazione diciamo “eterodossa” e “gnostica” di Mel Gibson e come sappiamo da sempre lo gnosticismo è stato visto dalla Chiesa come il sistema culturale e filosofico più pericoloso per la Fede cristiana, un sistema al quale ha reagito nel passato addirittura con una violenza sanguinaria inaudita, pensiamo ad esempio a quello che dovettero subire i Catari nel medioevo ad opera di Innocenzo III, un vero e proprio sterminio in piena regola.
Ma anche oggi non si scherza!! Se qualcuno infatti si azzarda tuttora, anno 2007, a parteggiare per una visuale “personale” del cristianesimo, proverà prima o poi sulla pelle terribili conseguenze: diffamazioni, costruzioni di prove per eventuali arresti per vilipendio della religione pubblica, licenziamenti (specie per chi lavora in ambiti lavorativi “sensibili”) e chi ne ha più ne metta.
Ma ritorniamo alla scena a mio giudizio capitale del film di Mel Gibson e chiediamoci subito: come mai il Nemico ignora l’esistenza del “Padre” cui si rivolge il Figlio?
Scartiamo, per ovvi motivi di impostazione del presente articolo, l’ipotesi che si tratti di una domanda retorica e concentriamoci su un’interpretazione cosiddetta letterale, quella che prediligo nel comprendere i Vangeli. Non ne viene fuori in questa visuale la conseguenza che Gesù si stava rivolgendo ad un Essere Ignoto e Sconosciuto non solo al Nemico, ma persino a quelli che lo perseguitano?
Per rinforzare questa ipotesi, andiamo a vedere alcuni passi del Vangelo di Giovanni e mettiamoli in rapporto a quanto fin qui detto. Scopriremo notevoli somiglianze “letterali” semplicemente sconvolgenti.
Giov. 1, 5: “E la luce risplendette fra le tenebre e le tenebre non l’hanno accolta.”
Giov. 5, 37: “….Il Padre….Voi non avete mai sentito la sua voce né mai visto il suo volto…..”
Giov. 7, 28: “….esiste….uno che mi ha mandato che voi non conoscete.”
Giov. 8, 19: “…non conoscete né me né mio Padre.”
Giov. 14, 17: “….lo Spirito di verità, che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce…”
Giov 17, 25: “Padre giusto, il mondo non ti ha conosciuto….”
Quale messaggio ha dunque voluto mandare Mel Gibson con questa sua Opera assai controversa? Non vi può essere dubbio, l’artista ha voluto porre l’accento su questa totale “estraneità” del Cristo rispetto ad un mondo che neppure conosce chi sia suo “Padre”, ha voluto lanciare il messaggio che noi siamo ben lungi dal comprenderne il significato più profondo ed in sostanza ha voluto dire che la nostra religione è “monca”, in quanto manchiamo della conoscenza di questo Dio Padre che ancora non sappiamo chi sia veramente….e se non sappiamo chi è questo “Padre” come possiamo credere in Colui che se n’è definito “Figlio”?
Ecco dunque spiegato l’accanimento sanguinario dei persecutori del Cristo: questi, con l’annuncio dell’esistenza di questo Dio Misterioso, è stato ritenuto pericoloso in quanto la sua rivelazione è stata vista come potenzialmente in grado di scardinare tutte le sicurezze e tutte le banali credenze fino a quel momento raggiunte dalla religione dominante, in quanto mandava all’aria il concetto inveterato che si erano fatti di Dio, un’analisi che vale anche per il mondo di oggi, dove predomina allo stesso modo una visione di Dio a mio modo di vedere del tutto sganciata dall’idea del “Padre” propalata con grande forza dal nazareno.
Il Dio in cui crediamo, in sostanza, non è quel Dio a cui Cristo si riferiva definendolo “Padre”.
A quale Dio dunque si riferiva davvero Gesù?
Qui entriamo in un terreno minato, il terreno dello gnosticismo, come detto ferocemente avversato dalla Chiesa fin dal suo primo apparire.
Non credo di allontanarmi di molto dalla verità se oso sostenere che Cristo fu il primo gnostico della storia umana, in quanto “conoscitore” del Padre e della sua vera essenza. E’ abbastanza evidente, secondo il mio modesto parere, che allorché il predicatore palestinese definiva in questo modo Dio non si stava riferendo di certo a Jahvè, le cui caratteristiche palesate nel Vecchio Testamento sono quanto meno inquietanti per non dire lugubri, specie se andiamo a rileggerci alcuni passi spaventosi di questo libro intimamente ebraico in cui egli si fa paladino addirittura di guerre e violenze incredibili per un essere divino, per non parlare dello sconvolgente capitolo dedicato alla figura forse leggendaria ma comunque simbolica di Giobbe, dove si adombra addirittura l’ipotesi che l’Altissimo intrattenga relazioni speciali e conturbanti perfino con Satana, allorché viene scritto che il Nemico, improvvisamente, compare senza essere invitato nella reggia di Dio per chiedergli di mettere alla prova il suo fedele servitore, appunto Giobbe, la quale circostanza, quantomeno, ci fa comprendere che forse questo Jahvè non era neppure in grado di impedire al suo Nemico di irrompere impunemente nel proprio dominio, senza poi dimenticare il dettaglio più deprimente del preteso Libro Sacro, dove viene inconcepibilmente descritta la famosa parabola del peccato originale stranamente cagionato dall’esistenza dell’albero del Bene e del Male piantato nell’Eden proprio da Dio per tentare l’innocenza di Adamo ed Eva.
Risulta evidente da questa analisi che un Dio di tal fatta non può assolutamente arrogarsi il titolo di “Padre” e che dunque, per conseguenza logica inattaccabile, quando Gesù lo definiva in questa maniera si stava riferendo chiaramente ad una Divinità totalmente sconosciuta alle masse palestinesi, l’Altro Dio della cui esistenza Egli si fece paladino intemerato e temerario fino al martirio, un Padre amorevole ed estremamente misericordioso che non a caso viene descritto con estrema precisione nella famosa parabola del “Figliol Prodigo”, una delle Parabole cristiche più commoventi dell’intero Vangelo e quella che più di tutti ci fa capire cosa davvero intendeva il Cristo quando alludeva all’esistenza di questo suo “Padre”.
Il fatto che sia stato ucciso e crocifisso rappresenta la dimostrazione più lampante della veridicità di queste argomentazioni; Gesù dunque proveniva da un reame spirituale assai difforme dal nostro. Egli rimarca questa sua diversità dal resto degli uomini allorché afferma a chiare lettere in Giov. 8, 23: “…Voi siete di quaggiù, io sono di lassù. Voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo.”
Dopo tutto questo discorso si comprende perchè la Chiesa ha fatto di tutto per soffocare la credenza in questo Dio Nascosto affinché non giungesse e giunga alle menti delle masse affamate di Verità (la sua rivelazione porterebbe come prima conseguenza alla negazione e scissione totale del Vecchio dall’Antico Testamento) e la sanguinosa crociata anticatara sopra ricordata ne è una dimostrazione più significativa e rabbrividente, perché anche questi supposti “eretici” erano convinti di ciò di cui era profondamente convinto lo stesso fondatore del cristianesimo.
Se si annunciasse l’esistenza di questo “Dio Padre” ciò comporterebbe immediatamente la fine del
cristianesimo, ecco spiegata l’avversione, quantunque velata e diplomatica per non destare sospetti, delle autorità ecclesiastiche verso il film di Mel Gibson.
Saluti
Vipom