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Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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martedì, 31 luglio 2007

L'incoronazione di Celestino V: il mistero del terzo quadro del prete Bérenger Saunière!

incorona_01[Riti e rituali] L'amica Krack, che studia da diversi anni i Templari ed i loro misteri e segreti, leggendo i nostri articoli su Rennes-le-Chateau, ed in particolare sull'enigmatico Papa Celestino V famoso per la "grande rinuncia" e aver fatto come si dice "una brutta fine", di cui abbiamo trattato recentemente in questi post (Papa Celestino V: morte naturale, incidente o assassinio rituale dei Templari? - Parte I | Papa Celestino V: morte naturale, incidente o assassinio rituale dei Templari? - Parte II), ha scritto alcune riflessioni in merito a tutta l'oscura vicenda, ed in particolare in riferimento ad un presunto terzo quadro acquistato da Bérenger Saunière che Antares definisce così: "era un prete simoniaco coinvolto in mille porcherie. Tra l'altro si sospetta che fabbricasse reperti fittizi, come del resto era molto comune ai suoi tempi".

postato da: mstatus alle ore 08:29 | link | commenti
categorie: misteri, templari
sabato, 28 luglio 2007

Una confutazione delle tesi di Baigent

I MEROVINGI: LA PRIMA DINASTIA DI FRANCHI

La dinastia dei Merovingi trae il suo nome da Meroveo, re dei Franchi nato nel 411 e morto nel 456. Meroveo (francese Mérovée) deriva direttamente da Meroveus, latinizzazione del franco Merowech. Il suffisso -ing è un ben noto mezzo espressivo germanico usato per indicare i discendenti di un capostipite nobile. E' importante tenere presente che i Franchi erano una coalizione di popoli della Germania renana, e parlavano un idioma germanico, non l'antenato del francese, che è invece una lingua neolatina. La prima citazione di Meroveo si trova in Gregorio da Tours, storico gallo-romano e vescovo, che nelle Grandi Cronache di Francia lo indica come successore di Clodione il Capelluto. Non si riesce tuttavia a capire da questa informazione se Meroveo fosse figlio di Clodione. Tra i Germani non esistevano a quell'epoca concetti come la successione ereditaria e il diritto di primogenitura. Contava solo che i sovrani fossero scelti all'interno della tribù regale. Si pensa che Meroveo combatté come alleato dei Romani nella terribile battaglia dei Campi Catalaunici nel 451, conclusasi con una vittoria di Pirro contro gli eserciti di Attila.

Già gli antichi misero in dubbio la vera origine di Meroveo, e a questo proposito sono note due diverse leggende. La prima, più antica, era di certo un residuo del paganesimo dei Franchi, che si convertirono al Cristianesimo Romano soltanto sotto il merovingio Clodoveo, ispirato da un calcolo politico più che da autentiche convinzioni religiose. Si narra che la moglie di Clodione stesse in riva al mare, e che dalle acque scaturì un gigantesco toro in calore. La regina copulò con la bestia mostruosa, restando incinta proprio di Meroveo. Per alcuni addirittura il nuovo nato avrebbe avuto caratteristiche fisiche anomale che ne denunciavano l'origine ferina. I fautori di questa spiegazione derivano l'antroponimo Merowech dall'antica radice mer- 'mare', che si trova anche nel gotico marei, parente del latino mare, del celtico more e dello slavo morje. In realtà è più probabile che mero- sia simile al gotico mereis 'glorioso'. Nessun dubbio invece su -wech, -wig, che significa 'guerriero': allo stesso modo Clodoveo significa 'guerriero famoso'.

La seconda leggenda è invece più tarda, e risale di certo ad un'epoca in cui i Franchi erano stati cristianizzati, quindi non prima della fine del V secolo. Secondo questa narrazione, Gesù sarebbe stato lo sposo di Maria Maddalena e avrebbe generato figli con lei. Maria Maddalena sarebbe fuggita dalle persecuzioni dei Romani assiema a Maria di Betania, a Marta di Betania e a Maria madre di Gesù, trovando scampo nella Gallia Narbonese, che è l'attuale Provenza. Dalla zona palustre oggi conosciuta come Camargue, vicino all'importante città di Arelate (Arles), la Maddalena avrebbe navigato sul Rodano con le sue compagne di sventura, fino ad incontrare la tribù dei Franchi. Ora, i Franchi sono descritti da queste dubbie fonti come una delle tribù di Israele, per la precisione come discendenti di Beniamino fuggito alla repressione operata dai Romani in Giudea. Questa ipotesi, riportata in vita da Baigent e da Dan Brown, è contraddetta in modo palese dalla realtà dei fatti.

I Franchi non avevano nulla a che vedere con gli Ebrei, e anche l'archeologia lo dimostra. Come conciliare con la pretesa origine mediorientale di questi germani il fatto che sono costantemente descritti da tutte le fonti allo stesso modo di tutti gli altri nordici, come dotati di pelle chiarissima, occhi azzurri e capelli biondi? Sappiamo con precisione l'origine dei Franchi, che si sono formati dall'unione di tribù più antiche come i Chatti, i Cauchi, i Tencteri, gli Usipeti, i Sigambri. Si sa anche che alcuni popoli loro simili, come gli Angrivari, rimasero tagliati fuori dalla coalizione e non accettarono di essere cristianizzati finché Carlomagno non li costrinse con la forza tra la fine del VIII secolo e l'inizio del IX. Quando Clodoveo fu battezzato, il vescovo Remigio di Reims che gli diede il sacramento, trovò necessario esortarlo con una frase rimasta famosa: "Fiero Sigambro, brucia ciò che hai adorato e adora ciò che hai bruciato!".
Il primo franco noto con questo etnonimo fu Arbogaste (Arbogast), un generale politeista che combatté contro la tirannia di Teodosio nel IV secolo, finendo disfatto assieme al suo protettore Eugenio. Fu adoratore di Wotan il duca Pharamond, padre di Clodione, e lo fu allo stesso modo Meroveo. Non è difficile immaginare che all'epoca dei primi Merovingi la situazione non fosse pacifica, e i sentimenti anticristiani fossero molto potenti: era in corso una guerra di religione. In tutto questo scenario ben attestato non può in alcun modo inserirsi la storia di Maria Maddalena. Le incongruenze e gli anacronismi sono insormontabili anche dal punto di vista linguistico e geografico. Dovremmo sorvolare sul fatto che Sangue Reale nella lingua dei Franchi si diceva Koninges Pluot (quasi come il tedesco königlich Blut): una sorgente improbabile per il termine Sangreal. Dovremmo ignorare che il Rodano nasce in quella che oggi è la Svizzera, e che non scorre in regioni sottoposte al potere franco nel V secolo. Ai tempi di Augusto la Renania era sotto il controllo di Roma, e la Maddalena avrebbe dovuto navigare sul Reno verso il Mare del Nord e addentrarsi in pericolose foreste per trovare gli antenati dei Franchi. A scanso di equivoci, aggiungo che il famoso sito di
Rennes-le-Chateau ha una collocazione a dir poco eccentrica rispetto a tutto ciò che ha a che fare con i Franchi.

Il mito dell'origine dalla stirpe di Gesù e di Maria di Magdala nacque in un'epoca in cui non esistevano conoscenze di etnologia e di storia. A seguito della cristianizzazione, i Franchi avevano perso parte del proprio passato in una vera e propria operazione di etnocidio, come spesso avveniva quando un popolo pagano si poneva sotto il dominio della Chiesa di Roma. Quando i primi storici dei Franchi ci dicono che Clodoveo aveva venerato gli Dei della Grecia, dimostrano solo quanto fu efficace a distanza di un secolo la rimozione di un intero patrimonio culturale.

Lo scopo della leggenda del Sangue Reale è evidente: serviva ai Merovingi cristianizzati per assicurarsi un potere mistico, quando la loro scarsa abilità con le armi non poté più garantire loro il pieno controllo sul popolo franco. Infatti la dinastia dopo Clodoveo subì un rapido processo di degenerazione. Si parlò di Re Fannulloni, che non erano neppure più capaci di impugnare un'arma a causa della loro temperatura corporea costantemente superiore alla media. Il potere effettivo andò così ad una nuova figura capace di gestire gli eserciti: il Maestro di Palazzo, detto anche Maggiordomo. La causa di questo è chiara e va ricercata nell'endogamia. I reiterati matrimoni tra consanguinei stretti avevano propagato un qualche difetto genetico, come si può oggi notare tra le genti della Micronesia, in cui intere popolazioni soffrono di sindromi parkinsoniane o sono cieche ai colori. Si racconta come vivevano questi discendenti di Meroveo. Assieme al loro seguito viaggiavano su carri, e giunti alla dimora di un nobile vi si installavano, divorando ogni commestibile e bevendo a dismisura. Quando le dispense e le cantine non avevano più nulla da offrire, partivano alla ricerca di una nuova fonte di approvvigionamenti.

Conservavano molti costumi del loro passato pagano, come quello che li costringeva ad essere intonsi, ossia a non tagliarsi mai capelli e barba. Trasformare i difetti in virtù era necessario a quei tempi, così nacque l'idea che il Re fosse in grado di risanare i malati con il solo tocco delle mani. Per dare una giustificazione storica di questo preteso potere, l'origine dal Sangue Reale poteva servire molto bene. Gesù infatti era a tutti noto per le miracolose guarigioni che era in grado di operare. Secoli dopo si sarebbe parlato ancora dei Re Taumaturghi. Tra le altre usanze bizzarre si menzionano la poligamia e la trapanazione del cranio dei morti. Queste sono tradizioni che hanno una spiegazione nell'ambito dell'antichità precristiana europea. Se proprio si vogliono trovare contatti con l'antica cultura egiziana, più che una Chiesa Gnostica nascosta vengono in mente le menzioni di Tacito sul culto di Iside tra i Suebi.

Le generazioni si susseguirono, e la stirpe merovingia sembrava essere destinata a un'eterna vita nell'agonia, ma qualcosa andava cambiando. Il potere dei Maggiordomi premeva e minacciava la dinastia decennio dopo decennio: un potere concreto, fatto di ferro, di complotti e di ferocia. Il rapporto tra il Re e il Maestro di Palazzo era in tutto e per tutto simile a quello che in Giappone si produsse tra l'Imperatore e lo Shogun. La stirpe che deteneva il comando militare sarebbe stata destinata a rimpiazzare i vecchi re e ad acquisire grande gloria: era la stirpe dei Carolingi.

Il quarantaseiesimo e ultimo merovingio fu Childerico III. Noto con il significativo soprannome di Re Idiota o addirittura Re Fantasma, fu riconosciuto come sovrano dai Maggiordomi Carlomanno e Pipino il Breve, dopo sette anni di trono vacante. Qualcuno avanza persino il dubbio che fosse un autentico discendente di Meroveo. Con tutta probabilità era un figlio di Chilperico II, ma non esistono prove certe a questo riguardo. Si trascinò in un'ingloriosa esistenza da fantoccio, finché Pipino il Breve ebbe sufficiente coraggio per deporlo. In una lettera scritta al Papa Zaccaria, Pipino gli chiedeva retoricamente se dovesse essere re chi aveva ereditato il titolo in virtù del suo sangue o chi invece il potere lo deteneva davvero. La risposta del Pontefice fu chiara e dura: doveva essere Re chi esercitava il potere. Così avvenne che nel 751 Papa Stefano II, succeduto nel frattempo a Zaccaria, diede disposizione che Childerico III fosse privato del suo titolo e che il suo cranio fosse completamente rasato. Pipino alla lettera deposit et tonsit l'ultimo dei Merovingi, quia non erat utilis, perché non era utile. Rinchiuso in un monastero, Childerico morì pochi anni dopo di stenti e di crepacuore.

I sostenitori della teoria del Sang Real di solito indicano erroneamente in Dagoberto II l'ultimo dei Merovingi, ma questi era il trentanovesimo rappresentante della dinastia, morto nel 679. Tra lui e Childerico III ci furono ben sei regnanti dello stesso sangue: Teodorico III, Clodoveo II, Childeberto II, Dagoberto III, Chilperico II e Teodorico IV. Una tradizione vuole che Dagoberto fosse padre delle sante Erminia e Adele. Che si sappia non lasciò eredi diretti. Un figlio chiamato Sigisberto pare proprio il frutto di una falsificazione storica, come tutto ciò che ha a che fare con il Priorato di Sion.

Comunque la si metta, l'ipotesi della discendenza dei Merovingi da Gesù non implicherebbe in alcun modo che Gesù fosse interamente umano, come spesso si sente dire. Secondo l'idea della Chiesa di Roma, Gesù avrebbe avuto due nature in sé: quella umana e quella divina. Quindi, seguendo questa contorta teologia, si potrebbe pensare credibile che Cristo abbia generato figli, ferma restando la sua resurrezione. Per questo motivo i Merovingi non furono condannati come eretici dal potere di Roma. Invece la religione Catara è ferma a questo riguardo: Cristo, che non mangiò col corpo e non ebbe un corpo di carne, non può in alcun modo aver emesso seme e procreato una discendenza di qualsiasi tipo. Una simile storia sarebbe stata rifiutata da tutti i Buoni Uomini come falsa e blasfema. 

postato da: antares666 alle ore 21:09 | link | commenti
categorie: storia, misteri
venerdì, 27 luglio 2007

Altre prove della malvagità del Cosmocratore

Questo Dio ha consentito alla menzogna

Si trova poi nelle Scritture che questo stesso Signore e creatore, secondo i nostri avversari, ha consentito alla menzogna, mandando uno spirito cattivo e uno spirito della menzogna; inoltre, lo spirito di questo Dio è chiamato spirito malvagio e spirito perverso, come sta scritto nel primo Libro dei Re: "Ma lo spirito del Signore si allontanò da Saul, e lo agitava uno spirito perverso inviato dal Signore" (I Sam, 16, 14). E ancora nello stesso libro: "Ogni volta che lo spirito malvagio di Dio si impadroniva di Saul, Davide prendeva la cetra e la suonava con la sua mano, e Saul ne era confortato, e si sentiva sollevato; perché lo spirito malvagio si allontanava da lui" (I Sam, 16, 23). Anche nel Libro dei Giudici sta scritto: "Regnò dunque Abimelech su Israele per tre anni; e il Signore Dio ha mandato uno spirito cattivo tra Abimelech e gli abitanti di Sichem" (Gdc, 9, 22-23). Ma il Signore Dio nostro ha mandato uno spirito di verità, come dichiarato nel Vangelo.
Nel Quarto Libro dei Re, il profeta Michea dice: "Ho visto il Signore seduto sul suo trono e tutto l'esercito del cielo che gli stava accanto a destra e a sinistra; e il Signore dice: "Chi ingannerà Achab, re di Israele, perché salga e cada a Ramoth di Galaad?". E uno disse una cosa, l'altro un'altra. Uscì uno spirito e stette davanti al Signore, e disse: "Io lo ingannerò". Gli rispose il Signore: "In che modo?". E quello disse: Uscirò e sarò uno spirito menzognero nella bocca di tutti i suoi profeti". E il Signore disse: "Ingannerai, e riuscirai: esci e fa' così". Ora ecco che il Signore ha dato uno spirito di menzogna nella bocca di tutti i tuoi profeti che sono qui, e il Signore ha pronunciato sciagure contro di te" (3 Re, 22, 19-23). Così appare ancora una volta evidente - secondo l'interpretazione dei nostri avversari - che questo Signore e creatore ha inviato uno spirito cattivo e uno spirito di menzogna; cosa che, assolutamente, il vero Dio non avrebbe fatto in alcun modo.

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

postato da: antares666 alle ore 15:00 | link | commenti
categorie: documenti, catarismo

Una teologia chiara e cristallina

Il Dio Malvagio ha maledetto Cristo

Inoltre, secondo la credenza dei nostri avversari, il Signore e creatre di cui abbiamo parlato non soltanto ha ordinato di commettere omicidio nel tempo, ma ha maledetto il Signore nostro Gesù Cristo, come sta scritto nel Deuteronomio: "Quando un uomo ha commesso una colpa ed è passibile di pena e di morte e, condannato a morte, è stato appeso al patibolo, il suo cadavere non resterà sull'albero, ma sarà sepolto lo stesso giorno, perché è maledetto da Dio chi pende da un albero" (Dt, 21, 22-23). Anche l'Apostolo dice ai Galati: "Cristo ci ha riscattati dalla maledizione della legge, essendo divenuto maledetto per noi, perché sta scritto: maledetto chiunque pende da un albero" (Gal, 3, 13). Di conseguenza, agli occhi dei sapienti, non è minimamente credibile che il Padre benevolo abbia maledetto direttamente, senza essere stato influenzato dal suo nemico, suo Figlio Gesù Cristo (o addirittura se stesso, se è vero - come dicono gli ignoranti - che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono una sola e identica cosa). Esiste infatti senza alcun dubbio un creatore malvagio, che è origine e causa della maledizione di Gesù Cristo nonché di ogni male.

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI, testo cataro

postato da: antares666 alle ore 14:43 | link | commenti
categorie: documenti, catarismo
mercoledì, 25 luglio 2007

papa Celestino V: morte naturale, incidente o assassinio rituale dei Templari? - Parte II

eremita_celestinoNella prima parte di questo articolo (Papa Celestino V: morte naturale, incidente o assassinio rituale dei Templari? - Parte I), abbiamo riferito sulla vicenda di Papa Celestino V e del clima storico e politico, in cui si svolse, in particolare della "grande rinuncia", e della successiva misteriosa morte di tale Papa. In merito al foro rettangolare nel cranio di Celestino V, scoperto da Lelio Marini, Abate Generale dell’Ordine dei Celestini nel 1630, di cui si ipotizzava, con i dovuti dubbi,  un omicidio rituale templare, l'amica Krack, studiosa dei Templari, precisa: "In effetti Papa Celestino V è uno di quei personaggi storici finiti nel dimenticatoio del tempo. Studio i Templari da diversi anni e non ho mai trovato nessun documento che attesta che uccidere con un chiodo fosse tipico di questo Ordine (potrebbe essere una mia omissione). Altresì, quando ho letto l'articolo. mi è tornato alla mente che fosse tradizione tra i Merovingi che quando il re moriva gli venisse praticato un foro nel cranio per consentire all'anima di uscire e di unirsi all'Entità Suprema e non rimanere intrappolata nel corpo terreno. Per l'appunto nel 1956 a Rennes-le-Chateau fu rinvenuto vicino al pulpito un teschio con un foro nel cranio. Inoltre nel quadro del Gercino "Et in Arcadia Ego" ad un primo colpo d'occhio sopra il teschio dipinto sembra ci sia un foro. Chiaramente, guardando attentamente, si vede che è una mosca. Questi fatti avranno un collegamento?".

postato da: mstatus alle ore 22:06 | link | commenti
categorie: cultura, templari, docetismo

papa Celestino V: morte naturale, incidente o assassinio rituale dei Templari? - Parte I

eremita_celestinoDi solito chi viene eletto Papa accetta di buon grado tale ambita carica. Un caso emblematico sia per le circostanze dell'elezione, che per la misteriosa morte biologica è quello di Papa Celestino V, anacoreta ottantenne eletto Papa in sua assenza, e suo malgrado costretto ad assumere la guida della Chiesa di Roma, che dopo soli quattro mesi circa dalla "nomina", rinuncia clamorosamente alla carica, ed abdica. Circa una decina di giorni dopo l'abdicazione di Papa Celestino V, il Conclave elegge Papa il Cardinal Caetani che assume il nome di Papa Bonifacio VIII. Parrebbe che, dietro all'intera vicenda, ci sia stata l'oscura mano del Cardinal Caetani (simoniaco), sia per l'elezione, e sia per la successiva "grande rinuncia"! Come se non bastasse, vi è poi un mistero in merito alla morte biologica di Celestino V: morte naturale, incidente o assassinio rituale da parte dei Templari? Soprattutto che cosa aveva scoperto Celestino V di così terribile nei suoi pochi mesi di pontificato? Ricordo che l'elezione di Celestino V pose termine ad un periodo di circa 27 mesi di "vacazione papale", ovvero la Chiesa di Roma dalla morte del Papa precedente Niccolò IV avvenuta il 4 aprile 1292, per diversi motivi principalmente politici, ed anche a causa di una epidemia di peste, restò senza Papa per circa 27 mesi fino all'elezione dell'anacoreta Pietro Angeleri da Morrone (Celestino V) avvenuta il 5 luglio del 1294.

postato da: mstatus alle ore 22:03 | link | commenti
categorie: cultura, templari, docetismo
giovedì, 19 luglio 2007

Contro il revisionismo

ADVERSUS ALLEANTIAM CATHOLICAM

Tra i tanti tentativi di cambiare la storia, segnaliamo "L'Inquisizione medioevale" di Francesco Pappalardo, il cui testo integrale è reperibile all'indirizzo:
Alleanza Cattolica: inquisizione medievale (in altri luoghi della Rete sono disponibili anche delle sintesi). Sorvoliamo sulle molte inconsistenze e inesattezze che l'intervento contiene sul Catarismo e passiamo al suo argomento centrale. Per capire bene l'essenza dell'Inquisizione medioevale, è utile conoscere meglio il suo interprete più appariscente.

Bernardo Gui (scritto anche Guy; la vera pronuncia sarebbe Ghi, non Gùi come di solito si sente), nato Bernardo Guidoni, fu zelante frate domenicano e feroce inquisitore attivo in Linguadoca nel XIV secolo. Nacque a Royères, nel Limousin, c. 1261 e morì nel castello di Laroux nel 1331. E' noto al grande pubblico perché compare tra i protagonisti di un famoso libro di Umberto Eco, Il Nome della Rosa. Dal 1307 al 1323 gestì l'Inquisizione di Tolosa, il cui scopo era l'annientamento di qualsiasi forma di dissidenza religiosa. In particolar modo l'obiettivo dei segugi domenicani era il Catarismo, considerato ancora molto pericoloso. Dagli atti dei processi a noi pervenuti risulta che Bernardo Gui durante la sua carriera fece incriminare 930 persone, condannandone al rogo 42. Tra questi accusati vi erano non soltanto Albigesi, ma anche Valdesi, Beghini, Ebrei e diversi necromanti. La razionale gestione della macchina giudiziaria nulla toglie alla sua natura mostruosa. I revisionisti cattolici affermano che le condanne a morte furono pronunciate solo nell'uno per cento dei casi, assolvendo molti e condannandone altri a pene minori, definite "straordinariamente miti". Così si scopre questo interessante principio, secondo cui bruciare sul rogo una quarantina di persone sarebbe un atto irrilevante, un peccato veniale di cui non vale nemmeno la pena di parlare. Perché a quanto ci garantiscono coloro che vogliono cambiare la storia, se un uomo uccide dieci persone su cento, o cento su mille, è "straordinariamente santo e mite": un vero mostro avrebbe ucciso tutti. A dispetto delle continue invettive di Benedetto XVI contro il relativismo, questo ragionamento è un vero atto di relativismo etico e di disprezzo dell'umanità di quegli uomini, di quelle donne che ebbero a patire un'iniqua, orribile tribolazione in nome di un potere temporale che Cristo non volle e non giustificò in nessun caso.

Propongo qui un interessante estratto di un manuale per inquisitori scritto proprio da Bernardo Gui: il titolo è Practica Inquisitionis Heretice Pravitatis, ossia Condotta dell'Inquisizione verso la Perversione Eretica.

Quando un eretico è condotto all'esame la prima volta, assume un atteggiamento di confidenza, come se fosse sicuro della propria innocenza.

Gli chiedo perché è stato condotto al mio cospetto.

Egli risponde, sorridente e cortese: "Sire, sarei felice di saperlo da voi."

Inquisitore: Siete accusato di essere un eretico, e di credere e insegnare altra cosa dal credo della Santa Chiesa.

Accusato (Alzando gli occhi al cielo, con apparenza della massima fede): Sire, voi sapete che sono innocente di questo, e che mai ebbi alcuna fede diversa da cià che è vera Cristianità.

Inquisitore: Voi chiamate la vostra fede Cristiana, dato che considerate la nostra come falsa ed eretica. Ma io chiedo: avete mai creduto come vera un'altra fede rispetto a quella che la Chiesa Romana ritiene essere vera?

Accusato: Io credo nella vera fede in cui la Chiesa Romana crede, e che voi apertamente predicate a noi.

Inquisitore: Forse voi avete una parte della vostra setta in Roma, e la chiamate Chiesa Romana. Io, quando predico, dico molte cose, alcune delle quali sono comuni a entrambi, come il fatto che Dio vive, e voi credete in qualcuna delle cose che predico. Nonostante questo, voi potreste essere eretico nel non credere altre cose che devono essere credute.

Accusato: Io credo tutte le cose che un Cristiano dovrebbe credere.

Inquisitore: Conosco i vostri trucchi. Quello che i membri della vostra setta credono, voi ritenete essere ciò che un Cristiano dovrebbe credere. Ma noi sprechiamo tempo in questa schermaglia. Dite semplicemente, credete voi in un solo Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo?

Accusato: Io credo.

Inquisitore: Credete voi in Cristo nato dalla Vergine, che patì, risorse e ascede al Cielo?

Accusato (vivacemente): Io credo.

Inquisitore: Credete voi che il pane e il vino nella messa celebrata dai preti si trasforma nel corpo e nel sangue di Cristo per miracolo divino?

Accusato: Non dovrei credere ciò?

Inquisitore: Non ti sto chiedendo se dovreste crederlo, ma se lo credete.

Accusato: Credo qualsiasi cosa voi e gli altri buoni dottori mi ordinano di credere.

Inquisitore: Questi buoni dottori sono i capi dalla vostra setta; se io sono d'accordo con loro voi mi credete; se non lo sono, voi non mi credete.

Accusato: Credo volentieri asseme a voi, se voi insegnate ciò che per me è buono.

Inquisitore: Voi considerate una cosa buona per voi se insegno ciò che gli altri maestri insegnano. Dite, allora, voi credete che il corpo di Nostro Signore Gesù Cristo è nell'altare?

Accusato (prontamente): Io credo che un corpo è lì, e che tutti i corpi sono di Nostro Signore.

Inquisitore: Io chiedo se il corpo lì è del Signore che nacque dalla Vergine, fu crocefisso, risorse dalla morte, ascese, ecc.

Accusato: E voi, Sire, voi non credete a quello?

Inquisitore: Io ci credo totalmente.

Accusato. Io ci credo allo stesso modo.

Inquisitore: Voi credete che io lo credo, e questo non è ciò che io ho chiesto. Ho chiesto se ci credete voi.

Accusato: Se voi volete interpretare tutto ciò che dico in modo non piano e semplice, allora io non so cosa dire. Io sono un uomo semplice e ignorante. Vi prego di non mettermi parole in bocca.

Inquisitore: Se siete semplice, rispondetemi semplicemente, senza evadere.

Accusato: Volentieri.

Inquisitore: Dunque voi giurate di non aver mai appreso nulla che sia contrario alla fede che noi riteniamo vera?

Accusato (impallidendo): Se devo giurare, giurerò volentieri.

Inquisitore: Non sto chiedendo se voi dovreste, ma se voi giurerete.

Accusato: Se voi mi ordinate di giurare, giurerò.

Inquisitore: Io non vi costringo a giurare, perché se credete che i giuramenti sono illegittimmi, voi trasferirete il peccato a me che vi ho costretto. Ma se giurerete, vi ascolterò.

Accusato: Perché dovrei giurare se voi non me lo ordinate?

Inquisitore: Così che voi possiate rimuovere il sospetto di essere un eretico.

Accusato: Sire, non so come fare finché non me lo insegnate.

Inquisitore: Se io dovessi giurare, alzerei la mia mano e distenderei le mie dita, dicendo: "Così mi aiuti Dio, io non ho mai appreso l'eresia o creduto ciò che è contrario alla vera fede."

Allora tremando come se non potesse ripetere la formula, egli incespicherà come se parlasse per se stesso o per un altro. Così, dato che non c'è una formula assoluta per un giuramento e egli può pensare di aver già giurato. Se le parole sono lì, esse sono così contorte che egli non giura e tuttavia gli sembra di aver già giurato. Oppure egli trasforma il giuramento in una forma di preghiera, del tipo "Dio mi aiuti, che io non sono un eretico e simili"; e quando gli viene chiesto se ha giurato, egli dirà: "Non mi avete sentito giurare?" - e quando sarà messo sotto pressione ulteriormente, farà appello dicendo: "Sire, se c'è qualcosa che non va bene in ciò che ho detto, ne pagherò volentieri il fio, solo aiutatemi a evitare l'infamia per cui sono accusato attraverso la malizia e senza colpa da parte mia." Ma un inquisitore vigoroso non deve permettere a se stesso di essere manipolato in questo modo, ma deve procedere fermamente finché non farà confessare a questa gente il loro errore, o almeno pubblicamente abiurare l'eresia, in modo che se essi sono in seguito scoperti aver giurato il falso, egli possa senza ulteriori audizioni abbandonarli al braccio secolare.

Occorre a questo punto fare alcuni commenti. Il lettore sarà forse sorpreso dall'estrema capziosità degli argomenti utilizzati dagli inquisitori nel tentativo di far cadere in contraddizione gli imputati. Siccome i Catari avrebbero sempre affermato con limpida coscienza di essere veri Cristiani, e allo stesso modo avrebbero fatto i Valdesi, il persecutore cercava di far emergere in tutti i modi le credenze più intime di ognuno sulla natura di Cristo e sulla Transustanziazione, fino a giungere allo scoglio del giuramento. Si noti anche l'uso di una particolare locuzione: "abbandonare al braccio secolare". Questo è un eufemismo che indica la condanna dell'accusato ad essere bruciato vivo sul rogo. Gli eretici accusati non venivano di solito bruciati alla prima imputazione, dato che la Chiesa di Roma riteneva che potessero pentirsi e abiurare. Bernardo Gui aveva una particolare cura che le ammissioni degli accusati alla prima imputazione fossero omesse dai registri, se per incidente si era verificata la loro morte accidentale durante le procedure. I metodi erano tali che qualsiasi reazione di un accusato sarebbe parsa una prova della sua colpevolezza, e la condanna veniva evitata soltanto se nulla di convincente emergeva dopo molti giorni di inenarrabili supplizi, sia fisici che psicologici.

Non è possibile fare ricerche su questo argomento senza imbattersi in siti che immancabilmente denunciano la cosiddetta Leggenda Nera dell'Inquisizione. L'argomento più usato quando si parla di tortura è il seguente: "Per quanto riguarda la tortura, è falsa l'affermazione secondo cui se ne faceva un uso generalizzato e indiscriminato. Le disposizioni erano molto dettagliate: non doveva provocare spargimento di sangue o mutilazioni, né porre l'imputato in pericolo di morte; doveva essere dosata secondo la gravità del crimine e non poteva durare più di un quarto d'ora."

Ammettiamo per un attimo l'obiezione e procediamo di conseguenza. Esistono supplizi efferatissimi che pur non provocando danni permanenti causano dolori atroci. Molto utilizzata era la tortura della cicogna. Consiste in una sbarra di metallo a cui i polsi dell'imputato erano legati vicino alle sue caviglie. Incruenta, ma causa nel giro di pochi secondi di crampi dolorosissimi. Sfido chiunque a essere legato alla cicogna per un quarto d'ora. Anche una morsa che stringe con precisione millimetrica i pollici, con una lentezza impressionante ma inesorabile, pur non causando spargimento di sangue è insopportabile. Ogni secondo si dilata nella percezione del condannato, riverberando nella mente sensazioni infernali per ore.

Oppure immaginiamo una persona costretta a tenere del sale in bocca per un quarto d'ora senza poterlo sputare. Orrida corrosione delle mucose e disidratazione. Le donne erano spesso costrette a ingurgitare litri e litri d'acqua, fino a star male. Anche qui non si aveva spargimento di sangue, ma questo non significa affatto che fosse un trattamento piacevole. Tra l'altro, quanti quarti d'ora di orrore potevano essere inflitti in una giornata? I revisionisti cercano con ogni mezzo di dimostrare l'umanità dei carnefici, ma non fanno altro che dimostrarsi ridicoli. Tortura umanitaria? Confidano in una società che non ha esperienza in queste cose, perché vive nel torpore mediatico e nella sistematica cancellazione di ogni senso critico. Ancora una volta il loro cinismo dovrebbe stordire chi legge.

Non contenti di fare scempio della storia, i revisionisti garantiscono che "quanti confessavano e abiuravano il proprio errore, mettendosi in regola con Dio e con gli uomini, erano soggetti solo a lievi penitenze, quali elemosine, digiuni, pellegrinaggi".

Immaginiamo questo scenario, che può rendere conto di quanto intendo esprimere. Pensiamo che sia varata una legge che punisce con un mese di carcere chiunque non crede nel Purgatorio. Supponiamo anche che un ente sia messo in piedi per compiere accertamenti e scoprire i dissidedenti da incriminare. Anche senza l'uso di torture, vorrei che ciascuno dei lettori si immaginasse indagato per non credere nel Purgatorio e sottoposto a convocazioni e interrogatori snervanti, continuati. Già così sarebbe una cosa insopportabile e contraria a qualsiasi diritto umano!

Nessuno poteva dirsi al di fuori del raggio di azione del tribunale inquisitorio, nonostante si dica che "l'inquisitore era competente a giudicare solo i battezzati; pertanto, gli ebrei e i musulmani non ricadevano sotto la sua giurisdizione".

Pensare a un'Inquisizione solo per battezzati secondo il rito romano è un vero e proprio falso storico. Nel XIII secolo, in Linguadoca e in Italia moltissimi Catari non erano battezzati. Solo in seguito si diffuse il battesimo romano, quando professare apertamente il Catarismo non era più igienico, e il nicodemismo segnava la differenza tra la vita e la morte. E' storicamente attestato che l'Inquisizione ha fin dal suo inizio avuto pieni poteri contro gli Ebrei, contro i Musulmani e anche contro i Pagani, ossia quei residui di popolazioni non cristianizzate che ancora sussistevano in diverse regioni montuose dell'Europa. I Pagani di Navarra erano genti basche non battezzate che ancora nel XIV secolo cremavano i loro morti secondo un antico costume. Molti di loro furono bruciati assieme ai Catari. Ancora all'epoca di Giordano Bruno furono bruciati molti Baschi pagani scovati in alcuni villaggi del versante francese dei Pirenei. Queste genti isolate veneravano il Caprone Nero, e celebravano rituali antichi di millenni, già descritti da Strabone. Un colpo di spugna, e l'ultimo legame con una civiltà neolitica è stato spazzato via.

Le crudeltà peggiori, che i revisionisti non possono in alcun modo negare, sono ritenute opera delle istituzioni laiche, in un patetico tentativo di lavarsi le mani. Ma non dobbiamo dimenticare che era proprio l'inquisitore ad affidare l'eretico impenitente alla giustizia secolare, che a sua volta eseguiva le condanne al rogo. Questo non può assolvere la Chiesa di Roma dai suoi crimini. L'argomentazione negazionista cade: se una persona ne uccide direttamente un'altra o se ne affida l'eliminazione a un carnefice, è colpevole nello stesso identico modo. Per dirla in termini moderni, ASSASSINO NON E' SOLO CHI PREME IL GRILLETTO. L'odio delle istituzioni verso ogni eresia non era affatto generalizzato nel XIII secolo. Come già si è spiegato, in Linguadoca prima della nefasta crociata la maggior parte dei nobili appoggiava i Catari. In Italia in genere i signori Ghibellini proteggevano i Catari. Quando questo odio divampò, nel XIV secolo, non veniva dal nulla, ma era sempre e comunque alimentato dalla perfidia della Chiesa di Roma.

Comunque la si metta, resta il pernicioso concetto secondo cui la maligna Chiesa di Roma avrebbe il diritto di imporre al mondo la sua dottrina, da lei definita "Verità", e di perseguitare o anche solo correggere chiunque non la accetti. E' sufficiente ritenere legittimo questo concetto, e un giorno l'odore acre della carne bruciata ritornerà ad ammorbare l'aria.

Riporto un altro brano, questa volta tratto dal Directorium Inquisitorum di Nicholas Eymerich, scritto una settantina di anni dopo il libro di Bernardo Gui:

"Mentre si tortura l'accusato, lo si interroga dapprima sui punti meno gravi, poi su quelli più gravi, perché egli confesserà più facilmente le colpe leggere che non le gravi. Il notaio nel frattempo registra le torture, le domande e le risposte. Se dopo essere stato moderatamente torturato non confessa, gli verranno mostrati gli strumenti di un altro tipo di tortura, dicendogli che dovrà subirli tutti se non confesserà. Se non si ottiene nulla, si continuerà con la tortura l'indomani e il giorno appresso se occorre..."

Per finire una nota umoristica. I Pappalardo derivano il loro cognome dalla denominazione francese Paplard, che indicava coloro che alla lettera "pappavano il lardo" nel periodo quaresimale, in cui cibarsi di carne era proibito dalla Chiesa Romana. Una vena di eterodossia si insinua dovunque...

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categorie: documenti, inquisizione, revisionismo
mercoledì, 18 luglio 2007

Inquisizione e Massacri: per la Lega Anticalunnia Cattolica ristabilire le verità storiche!

simbolo_inquisizioneRecentemente, lo scrittore Vittorio Messori ha dato vita ad una lega anticalunnia per i cattolici al fine di ristabilire alcune verità storiche, ovvero per una riscrittura della Storia, nel tentativo di revisionare e dare un significato diverso a frasi del tipo: «Uccideteli tutti! Dio riconoscerà i suoi!». A mio parere, si sta cercando di vedere con occhio diverso, alcuni fatti che non sono null'altro che dei crimini contro l'umanità, compiuti nel corso dei secoli dalla Chiesa di Roma, nel nome di Dio e del Papa Re, ed in barba ad ogni seppur minimo rispetto, diritto umano, e valore Cristiano. In parte, per tali crimini, il precedente Pontefice il Papa Polacco, chiese scusa, ma di fatto i crimini commessi non sono mai stati puniti, ed in un certo qual senso si vorrebbe che fossero anche dimenticati, con tipico atteggiamento orwelliano. Cercare di far passare l'inquisizione, il genocidio dei Catari, ed altri atti criminali vari, quali fossero delle semplici marachelle, mi pare un po' troppo. A causa dell'odio della Chiesa di Roma, venne sparso molto sangue, che ora si tenta di far dimenticare. Insomma, Messori, cerca di aderire il più possibile al pensiero orwelliano. L'amico Antares del blog Il volto oscuro della storia, discendente da superstisti al genocidio dei Catari, ci parla dell'inquisizione medievale, sui metodi e sugli appositi manuali predisposti per l'inquisitore, e di Bernardo Gui in particolare. Ricordo che Vittorio Messori giustifica l'uso del cilicio, o perlomeno non ne è contrario, tanto è, che dice: e se ciascuno si facesse i cilici suoi?

postato da: mstatus alle ore 22:45 | link | commenti
categorie: inquisizione, revisionismo
venerdì, 13 luglio 2007

Equivoci satanici e degenerazioni

Satana nel Catarismo e nel Cristianesimo Niceno: una difficile triangolazione.

Su consiglio del mio carissimo amico ConteNebbia, lessi un capolavoro di Joris-Karl Huysmans: l'Abisso (il titolo originale è Là-Bas, alla lettera "Laggiù"). Immersomi nell'avvincente narrazione, mi sembrava di essere il cinico e tormentato Durtal intento a conversare con il dottor Des Hermies e il campanaro di Saint Sulpice, l'ineffabile Carhaix. Una cosa però mi è subito saltata agli occhi: la descrizione che veniva data del Manicheismo, da cui pure Des Hermies diceva di essere affascinato. Secondo Huysmans, che parla in questa occasione proprio per bocca di Des Hermies, si sarebbe trattato sì di una religione dualista, ma la sua essenza si sarebbe tradotta nella storia soltanto come adorazione del Male. Le informazioni sugli Albigesi che vengono fornite nel romanzo sono gravemente distorte, per non dire infamanti, e riflettono senza dubbio le convinzioni correnti all'epoca in cui il libro fu scritto. Sull'autorità di un raro testo ideologico, il De Operatione Daemonum del bizantino Michele Psello, veniva attribuito ai Manichei prima e ai Catari poi un assurdo rito consistente nell'ingestione di un'eucarestia diabolica fatta di escrementi umani, di sperma e dei residui di un feto incenerito dopo essere stato smembrato. E' il Viaticum Infernale, di cui tornerà menzione moltissime volte negli atti inquisitoriali.
Sapevo da tempo delle crudeli menzogne che la Chiesa di Roma ha proferito senza sosta per disumanizzare i suoi oppositori, ma che queste potessero essere credute da uomini di cultura ha destato in me un certo disappunto. Per chiunque si sta familiarizzando con la teologia catara e con i suoi argomenti, queste affermazioni di coprofagia rituale appaiono pure e semplici assurdità.
Eppure non si può parlare di Catarismo senza parlare di Satana, né nascondere che l'eredità più evidente del Dualismo Anticosmico nella società moderna è proprio il Satanismo. Procediamo con ordine.

Al loro primo apparire documentato in Renania, ai tempi di Ildegarda di Bingen, di Evervino di Steinfeld e di Ecberto di Schönau, i Buoni Uomini furono subito additati come agenti del Demonio. Ildegarda, che pure fu donna di grande ingegno (di lei apprezzo la bizzarra conlang che creò, la Ignota Lingua), si abbandonò a invettive di puro stampo apocalittico descrivendo la comparsa di bestie venute direttamente dall'Inferno.
Si sa per certo che Ecberto conobbe dei Catari in gioventù e intrattenne con loro rapporti, quindi ne divenne un irriducibile nemico. Fu proprio nei suoi lavori teologici che il termine "cataro" si trova per la prima volta applicato al movimento religioso di cui stiamo trattando. Egli ci spiega la parola con una glossa: CATHARI, ID EST PURI.
Fino a questo punto era ai teologi della Chiesa di Roma sufficientemente chiara la natura del Catarismo, da come emergeva nei contraddittori e nei processi. Era chiaro che la dottrina si fondava sull'idea che la creazione dell'uomo e del cosmo fosse opera di Satana. Ecco che entra in campo lui, il Signore del Male.
Come era intesa la sua natura dai vari gruppi religiosi che in quell'epoca si combattevano in modo così accerrimo? Di certo i Catari aborrivano il Malvagio Creatore, come innumerevoli fonti - interne ed esterne - ci attestano. Questa idea è incompatibile con quella cattolica, che ammette invece un Satana meramente ribelle, concepito nella subordinazione al Dio unico, oltre che privo di qualsiasi attributo creativo. 
Per un cattolico che udiva parlare della dottrina catara, il più delle volte nella furia e nel fumo che solo il termine "eresia" gli provocava per attitudine culturale, la tentazione irresistibile era di credere che i Catari adorassero Satana. Perché per una persona nata e cresciuta nella normatività, chi crea il mondo è colui a cui è diretta l'adorazione. Per chi vede valori positivi nella procreazione e nella crescita, è inconcepibile pensare che qualcuno possa odiare chi ha plasmato la sua forma e ha ordinato le cose visibili.
Si venne così ad una situazione in cui ortodossi ed eterodossi si scambiavano accuse di essere il prodotto e l'emanazione del Male.

Presto però cominciarono a comparire testimonianze di riti satanici effettivamente celebrati, in cui il Signore Maligno veniva attivamente venerato per mezzo di orge e di crapule. In alcuni casi queste confessioni non furono estorte tramite tortura, così c'è da dubitare che si possa trattare sempre di semplice diffamazione. Qualcosa di nuovo era successo. Non è possibile ritenere il Luciferismo che si diffuse in Germania, soprattutto in Renania, come il semplice prodotto delle menti malate degli inquisitori. Nella prima metà del XIII secolo, sotto il dominio del feroce Corrado di Marburgo, le comunità dei Catari germanici furono perseguitate con una ferocia inaudita, inimmaginabile. Era sufficiente che un uomo rifiutasse di mangiare carne o di uccidere un animale per essere massacrato con la scure seduta stante dai vicini inferociti. Il clima di odio nelle regioni settentrionali era spaventoso, come solo il furore in quelle terre sa essere. Il brutale arcaismo dei processi non risparmiava niente e nessuno, e mancava nei poteri giudiziari ogni necessità di conoscere le idee cosmologiche di chi processavano. Alla calunnia fu data larga circolazione. Come conseguenza di questo contesto allucinante i Perfetti finirono uccisi quasi tutti e di loro si perse ogni traccia.

Le comunità catare furono allo sbando, senza alcuna istruzione adeguata. Per questo motivo si ingenerarono esiti demonolatrici: i discendenti dei Credenti, privati delle loro guide, dispersi e isolati, cominciarono a invocavare Satana perché li liberasse dal pestifero Dio della Chiesa di Roma. Le ultime tracce note dell'esistenza del Catarismo in quelle terre risalgono agli inizi del XIV secolo (inquisizione di Krems, 1315). 

Se la Fede pura dei Buoni Uomini dovette agonizzare nel corso dei secoli, le sue degenerazioni non sono mai davvero morte. Infatti così dobbiamo considerare il Satanismo nelle sue varie tipologie, soprattutto quella Luciferiana: un pronipote tralignante che si sviluppò in alcune zone dal tardo Catarismo in agonia. Privato di ogni contenuto filosofico elevato, permane tuttora vitale. Può infatti essere in qualche modo descritto come una forma grossolana di dualismo religioso, seppur molto distante dalla sua interpretazione genuina e dall'humus culturale da cui ebbe origine. Infatti per la massima parte dei satanisti il Demonio è concepito come un Creatore buono, e la sua opera - la materia - come desiderabile. Per colmo del paradosso, quello che la maggior parte degli adepti chiede con insistenza a Satana consiste in beni mondani e in piaceri sessuali che i Perfetti Catari non possono che disprezzare.
Ancora una volta si dimostra come chi è inquadrato in una concezione dominante faccia fatica a comprenderne una differente. Moltissime persone rimangono esterrefatte sentendosi descrivere una religione che reputa Cristo buono ma che al contempo ritiene il Creatore del mondo visibile come un mostro maligno. Presso la massa dei cattolici non esiste neppure chiara la distinzione tra Gesù (inteso come Gesù di Nazareth, localizzato nel tempo e nello spazio) e l'entità cosmogonica responsabile dell'universo e della vita. Anzi, molti negano con pervicacia questa distinzione, e pensano a un universo creato da un uomo chiamato Gesù di Nazareth.

Se per i Catari Satana ha molti attributi del Creatore della tradizione cristiana nicena, non vi esiste una figura corrispondente per ontologia al Satana di cui parla la Chiesa di Roma. Ancor meno concepibile è il Satana razionalista che tanta influenza ha avuto sulla cultura del XIX e del XX secolo. Quello Spirito di Libertà, di Intelligenza e di Progresso, come lo intesero Bakunin, Baudelaire e Carducci, non ha alcun posto nella teologia dei Buoni Uomini. La sua esistenza sarebbe una contraddizione in termini. Implicherebbe infatti un ribelle all'opera del Creatore Malvagio (che è il Geova dei sacerdoti), ma questo ribelle non potrebbe coincidere con il Dio Buono, e sarebbe inoltre costretto a partecipare della stessa essenza del suo nemico, sguazzando nell'accoppiamento e nella grezza materialità.

postato da: antares666 alle ore 16:42 | link | commenti
categorie: satana, satanismo, inquisizione, luciferismo, catarismo

Un inferno gnostico

Come sono le tenebre esteriori: l'aldilà dei peccatori impenitenti

Proseguì nuovamente Maria, e disse a Gesù: - Di che genere sono le tenebre esteriori, o meglio quanti luoghi di punizione ci sono in esse?
Gesù rispose a Maria: - Le tenebre esteriori sono un grande drago con la coda in bocca, sono fuori del mondo e circondano tutto il mondo. Dentro di esse, i luoghi di condanna sono molti: dodici sono le terribili camere di tormenti, in ogni camera c'è un arconte, e l'aspetto di ogni arconte è diverso dall'altro.
Il primo arconte, quello che si trova nella prima camera, ha l'aspetto di coccodrillo con la coda in bocca: dalle fauci del drago viene fuori tutto il ghiaccio, tutta la polvere, tutto il freddo, tutte le infermità; nel suo luogo è chiamato con il suo autentico nome, cioè ENCHTHONIN.
L'arconte che si trova nella seconda camera ha l'aspetto di gatto, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato CHARACHAR.
L'arconte che si trova nella terza camera ha l'aspetto di cane, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato ARCHAROCH.
L'arconte che si trova nella quarta camera ha l'aspetto di un serpente, questo è il suo autentico aspetto; nel suo logo è chiamato ARCHROCHAR.
L'arconte che si trova nella quinta camera ha l'aspetto di toro nero, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato MARCHUR.
L'arconte che si trova nella sesta camera ha l'aspetto di cinghiale, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato LAMCHAMOR.
L'arconte della settima camera ha l'aspetto di un orso, questo è il suo autentico aspetto; nel suo luogo è chiamato con il suo autentico nome, LUCHAR.
L'arconte dell'ottava camera ha l'aspetto d'avvoltoio, questo è il suo autentico aspetto; il suo nome, nel suo luogo, è LARAOCH.
L'arconte della nona camera ha l'aspetto di basilisco, questo è il suo autentico aspetto; il suo nome, nel suo luogo, è ARCHEOCH.
Nella decima camera vi è una quantità di arconti, ognuno ha sette teste di drago, nel suo aspetto autentico; quello che è al di sopra di tutti, nel suo luogo è chiamato col suo nome, ZARAMOCH.
Nell'undicesima camera si trova una quantità di arconti, ognuno ha sette teste con l'aspetto di gatto, nel suo aspetto autentico; il grande, quello che è al di sopra di essi, nel suo luogo è chiamato ROCHAR.
Nella dodicesima camera si trova una grande quantità di arconti, ognuno ha sette teste con l'aspetto di cane, nel suo aspetto autentico; il grande, quello che è al di sopra di essi, nel suo luogo è chiamato CHREMAOR.

Ora, questi arconti di queste dodici camere si trovano all'interno del drago delle tenebre esteriori: ognuno ha un nome a seconda delle ore, ognuno cambia di aspetto a seconda delle ore; inoltre, ognuna di queste dodici camere ha una porta che conduce verso l'alto. Sicché il drago delle tenebre esteriori consta di dodici camere oscure, e ogni camera ha una porta che conduce verso l'alto.
Un angelo dall'alto vigila ogni porta delle camere; li ha posti Jeu, il primo uomo, il sorvegliante della luce, l'inviato del primo comandamento, come custodi del drago affinché sia lui sia tutti gli arconti che sono nelle sue camere non si ribellino.

Da PISTIS SOPHIA, testo gnostico

postato da: antares666 alle ore 16:01 | link | commenti
categorie: documenti, gnosticismo, oltretomba