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Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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mercoledì, 30 maggio 2007

Sessualità e biologia

LA MORALE DEI CATARI
 
Ringrazio l'amico Vincenzo Poma per aver sollevato il problema, in quanto credo che non si possa avere un'idea corretta della religione Catara senza comprendere il fondamento della sua idea a proposito della Vita e della sessualità. Occorre premettere che i Catari si dividevano in Credenti e in Perfetti. A dire il vero essi chiamavano se stessi  semplicemente Cristiani o Veri Cristiani, mentre i Perfetti portavano il nome di Buoni Uomini (in Occitano Bon Ome, Bo Ome). Siccome utilizzare criteri di correttezza filologica ci porterebbe all'incomprensibilità, userò per lo più la denominazione corrente. I Credenti erano legati ai Perfetti da un patto chiamato Convenenza, che consisteva nella promessa di ricevere almento in punto di morte il Consolamentum, o Battesimo di Spirito, di cui abbiamo parlato diffusamente. Fino a che non riceveva il Sacramento, il credente poteva condurre la sua vita come meglio riteneva giusto. Poteva mangiare carne, uccidere per difendersi o per difendere gli amici e i Perfetti, sposarsi e intrattenere rapporti sessuali. I Perfetti erano invece vincolati a un codice di comportamento di una rigidità che sarebbe oggi inconcepibile. Dovevano allontanare dalla loro dieta ogni unctura (grasso animale, latte e derivati, uova) e ogni feresa (carne di mammiferi, uccelli e rettili). In pratica si cibavano quasi solo di pane e di pesce (inclusi molluschi acquatici e crostacei). Dovevano digiunare, ossia restare a pane e acqua, durante tre quaresime e tutti i lunedì, i mercoledì e i venerdì. Tra i divieti vi era soprattutto quello che riguardava la sessualità. Era proibita ogni forma di eccitazione e di eiaculazione, e non era permesso neppure sfiorare una donna. Un Perfetto troverebbe molto difficile vivere in una moderna metropoli: già solo salire su un mezzo pubblico gli sarebbe impossibile senza contaminarsi. Ogni caduta comportava infatti la cessazione di ogni validità del Consolamentum ricevuto e la necessità di riceverne uno nuovo dopo un'opportuna penitenza. Data la profonda conoscenza della fragilità umana, i Perfetti cercavano in tutti i modi di sorvegliarsi a vicenda. Era percepita in modo angoscioso la possibilità di comportamenti che avrebbero vanificato ogni Consolamentum impartito. Infatti tra i Catari non si riteneva valido il Sacramento somministrato da un indegno, mentre i preti di Roma ancora oggi definiscono valido ogni sacramento anche se compiuto da pedofili e da corrotti.
Premesso questo, la contraddizione fatta notare dall'amico Vincenzo a proposito della morale sessuale catara è solo apparente. Un credente aveva libertà inconcepibili per un seguace della Chiesa di Roma. Naturalmente, data l'epoca, la maggior parte dei Credenti proveniva da contesti familiari. Avendo il matrimonio come essenza la convivenza fondata sulla copula e come fine la procreazione, esso veniva definito dai Perfetti peggiore della prostituzione e dell'adulterio stesso. Infatti, Male Assoluto e sozzura nella sua essenza, la coppia ha in sé l'innata presunzione di assurgere a sacra norma sociale.
Contraccezione, aborto e omosessualità non erano proibite. E' chiaro infatti da questi presupposti che una donna che procrea è eticamente peggiore di una donna che non procrea, un uomo che versa il suo seme in luoghi non procreativi è eticamente migliore di un uomo che dà origine a progenie. Anziché essere un lieto evento, tra i più devoti ogni nascita destava disgusto, ogni aborto spontaneo era vissuto invece come una liberazione. Il feto era ritenuto diabolico e impuro, al punto che una donna incinta moribonda doveva prima liberarsi dal fardello e purificarsi se voleva essere consolata.
Anche all'eutanasia non c'era alcuna obiezione, anzi veniva attivamente incoraggiata. L'Endura è oggi vista con orrore, perché non è concepibile in questa società così prigioniera del 'carpe diem' e di un concetto positivo del mondo. Una volta ricevuto in Battesimo di Spirito, il Consolato doveva passare tre giorni e tre notti senza toccare cibo, ingerendo unicamente acqua. Se il Consolato era un moribondo, ciò poteva portare debilitazione e morte. Quando la persecuzione divenne insostenibile, poteva essere difficile trovare un Perfetto per dare un secondo Consolamentum in caso di necessità, in quanto la Chiesa di Roma era molto attiva nell'accendere roghi. Così una volta mondato dai peccati di tutta una vita, il credente doveva conservare questo stato di purezza, e il modo migliore per farlo era smettere ogni contatto con la materia, ponendo un sigillo che impedisse all'impurità di penetrare nel suo corpo. L'Endura divenne comune nel periodo del tardo Catarismo proprio per questo motivo. Sui suoi sviluppi e sulla sua conservazione dirò in seguito.

Vari fatti basilari vanno a questo punto enucleati.
Innanzitutto l'astinenza dei Perfetti non è la continenza predicata della Chiesa di Roma. Radicalmente diverse sono le sue cause, radicalmente diversa l'essenza, e radicalmente diversi i risultati. La Chiesa di Roma ritiene la Natura come originariamente buona in quanto creazione di Dio e riflesso della sua perfezione, così vede nel peccato la caduta da questo originario stato di grazia universale. Per questo i chierici predicarono la mortificazione del corpo.
Per i Catari, essendo il corpo in tutto e per tutto, ab origine, un prodotto di Satana, non ha alcun significato mortificarlo. Non esistendo alcun Peccato Originale frutto del libero arbitrio, LA COLPA DELL'UOMO E' ONTOLOGICA. Il problema adesso è: come espiare una colpa ontologica, ossia come liberarsi da una condizione di Male che è tale solo per il fatto di esistere? Semplice: evitando di trasmettere quella vita che è un'infetta maledizione e allontanandosi da tutto ciò che la rende desiderabile.
Il Catarismo dichiara il piacere irrilevante più che non nocivo. Quello che i Perfetti hanno voluto mettere in atto era un progetto di una grandissima nobiltà: far cessare la sofferenza che pervade l'Universo, insegnando la Via del Distacco e dell'Estinzione.  Il concetto che la Chiesa di Roma ha della sessualità è torbido come la sua natura, incoerente, fondato essenzialmente su un'oscura avversione verso il piacere, sulla malcelata identificazione dello sperma con l'individuo compiuto e su un gelido calcolo politico.
Una religione di essenza manichea è contro il Mondo perché illuminata dalla consapevolezza del demonismo e dell'assurdità della Vita. Una religione di essenza monista, che riconduce ogni cosa a un solo principio, è necessariamente impastata con le cose del Mondo, è il Mondo e combatte per portarlo avanti nel dolore, usando il dolore come motore del potere.
Se di fronte all'Arcano Mistero i Catari scorgono i meccanismi di prevaricazione del DNA, vedendo con chiarezza dove gli scienziati deterministi sono tuttora ciechi, la Chiesa di Roma non può che dare la sua giustificazione alla società e alle sue strutture: sembra esistere unicamente per questo.
Purtroppo devo dare una risposta secca e negativa alla domanda dell'amico di Vincenzo e ribadire quanto la mia conoscenza mi mostra: Manicheismo e Cristianesimo Romano sono incompatibili e lo saranno sempre. Per questo non saranno possibili cambiamenti di definizione all'interno delle gerarchie senza scardinare l'essenza stessa della Chiesa di Roma. Prigioniera dei suoi dogmi, della sua rigidità strutturale e delle sue tremende aporie, la teologia nicena non potrà che naufragare.

postato da: antares666 alle ore 19:48 | link | commenti (2)
categorie: etica, catarismo

La Chiesa di fronte

all’arcano mistero

della sessualità

 

Alcuni giorni or sono, dialogando con un mio amico, questi ad un certo punto mi pose un quesito assai astruso: desiderava in sostanza che gli argomentassi le mie riflessioni sull’atteggiamento ambiguo della Chiesa in riferimento al mistero della sessualità, in quanto essa nel corso dei secoli e fin dalla sua nascita aveva mostrato in proposito atteggiamenti filosofici, teologici e pratici assai contraddittori, da un lato approvandola come una delle tanti manifestazioni del Creato e del Creatore e quindi in questo contesto da recepire come un dono concesso all’uomo, ma dall’altro condannandola allorché questa misteriosa pulsione si allontanava dalla normalità fino a sfociare nella perversione e nella crapula.

 

Il problema è assai complicato e di difficile soluzione, tuttavia esiste un brano del Vangelo che ci può aiutare non poco a chiarire nei limiti del possibile questo dilemma universale; si tratta del brano famoso dell’adultera (Giovanni 8, 4; 5; 7; 10-11): “…Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora, Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?......” “Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei……” “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed essa rispose: “Nessuno signore……” “Neanch’io ti condanno, va e d’ora in poi non peccare più”.

 

E’ un brano che all’apparenza non presta il fianco ad alcuna difficoltà interpretativa, ma noi non eravamo presenti all’evento, è possibile che nel corso dei secoli il testo dell’adultera possa essere stato in un qualche modo anche involontario manipolato da copisti ed amanuensi e quindi dobbiamo limitarci ad esaminarlo secondo quanto ci resta dal racconto di Giovanni ed è proprio qui che nascono difficoltà praticamente insormontabili: da un lato Gesù parteggia apertamente per l’adultera (del resto altri passi nei vari Vangeli testimoniano che Gesù era assai comprensivo dei peccati e quindi anche del peccato di adulterio), dall’altro l’ultimo consiglio rivolto alla peccatrice (…và e d’ora in poi non peccare più) sembra invece alludere al fatto che la sessualità, anche quella apparentemente deviata, deve essere ricondotta nell’alveo della Legge, per non sfuggire verso sbocchi peccaminosi che allontanerebbero l’uomo dalla benevolenza divina. Questa è un’interpretazione semplicemente letterale del brano dell’adultera. Ma lasciamo questo passo famoso e ragioniamo invece alla luce di ciò che la Chiesa, partendo da brani come questo, ha via via teorizzato a proposito del mistero della sessualità.

 

Innanzitutto, fin dall’inizio, la Chiesa si è guardata bene dal condannare la sessualità, del resto non poteva farlo in quanto, come tanti attributi della natura creata da Dio, deve essere salvaguardata come un dono divino, essendo mezzo di procreazione e di continuazione della specie umana. Condannando la sessualità in maniera complessiva, si sarebbe esposta anche alla necessità di condannare il matrimonio, e questo non poteva assolutamente avvenire.

 

Il problema cominciò a divenire assai difficoltoso allorché i primi gnostici, tra cui il famoso Marcione, cominciarono invece a predicare la natura intrinsecamente peccaminosa della sessualità, anche quella diciamo buonista al servizio di Dio e della famiglia, sostenendo che proprio della sessualità si serve il Maligno per la continuazione della specie umana con tutte le conseguenze che tutto ciò comporta, in primis dolore, affanno e quindi morte.

 

Furono i Catari a scoperchiare la pentola, allorché cominciarono a predicare l’annichilimento della pulsione sessuale in quanto di derivazione demoniaca e allo stesso tempo affermando che la donna deve essere guardata come si guarda un quadro di rara bellezza, alludendo al fatto che è l’avvenenza  platonica e non la sua implicazione sessuale che deve essere valorizzata.

 

Non c’è dubbio che qui c’è una certa contraddizione e difatti i Catari permettevano ai loro fedeli di sposarsi, salvo poi invece prescrivere agli adepti più vicini alla loro fede l’abbandono di qualsiasi tendenza sessuale, arrivando addirittura alla teorizzazione del terribile rituale radicale dell’Endura, una sorta di morte autoindotta per inedia, qualcosa di talmente definitivo che misi sul chi vive la Chiesa di Roma, che con Innocenzo III reagì immediatamente al pericolo ordinando il loro subitaneo sterminio, ritenendoli nemici non solo di Dio, ma perfino della stessa vita umana.

 

Ma anche Innocenzo III non era poi molto convinto di questa sterzata della Chiesa, se, come ci raccontano le cronache, ad un certo punto sentì il bisogno di scrivere un libretto in cui condannava radicalmente la caducità e fragilità umana, definendo il corpo e la sessualità come addirittura ricettacoli delle più sporche e blasfeme pulsioni, e definendoli fanghiglia e sterco da cui sfuggire per raggiungere la spiritualità, unica salvezza possibile per l’uomo.

 

 

Giustamente la Chiesa, avendo un solo Dio Onnipotente, creatore del cielo (spirito) e della Terra (corpo), non può fare a meno di accettare tutte le manifestazioni del creato come appunto risultanti delle buone intenzioni del buon Dio. Non c'è dubbio tuttavia che ad esempio il problema del manicheismo abbia attecchito per lunghi periodi all'interno della stessa Chiesa. Il caso accennato del marcionismo e del catarismo ne sono gli esempi più lampanti. Il quesito postomi è dunque molto intelligente e attuale: è possibile che la Chiesa ritorni sui suoi passi e prenda in mano il capitolo manicheismo per reinventarlo e rinnovarlo alla luce dei problemi delle società moderne? Non lo so, del resto le questioni della contraccezione e della sessualità non è che siano chiarite definitivamente all'interno della visione teologica e filosofica della Chiesa, in quanto appare chiaro che essa, se da un lato accetta le manifestazioni del creato come provenienti dall'unica fonte unificatrice, dall'altro ritiene che sia compito solo dell'uomo decidere per un uso più o meno congruo di esse.

 

La questione è dunque più complicata di quanto non sembri: se Dio è responsabile di tutto quello che esiste e quindi anche della sessualità, come può la Chiesa condannarla?; ma se questa sessualità deborda fino a trasformarsi nella tentazione delle tentazioni, come definirla e inquadrarla all'interno dei parametri del monoteismo, senza sfociare appunto nel manicheismo? E' il vecchio rovello di tutte le filosofie. O si ammettono due Principi e tutto fila liscio quantomeno filosoficamente oppure si ammette un'unica fonte, ma allora in questo caso si debbono affrontare tragiche aporie.

 

Entrambi i metodi hanno questo in comune, che cercano entrambi di salvare la faccia a Dio, il manicheismo col renderlo del tutto incolpevole del male sussistente e il monoteismo cercando di dar la colpa del male alla libertà umana.

 

Ora, alla luce di quanto sta succedendo nella Chiesa, con voci che si rincorrono di preti, vescovi e cardinali in qualche modo tentati dalla sessualità fine a se stessa e sganciata da qualsiasi aggiustamento procreazionistico, la questione assume un nuovo, tragico e inquietante risvolto, poiché non vi può essere dubbio che questa della sessualità è una di quelle questioni che hanno sempre rappresentato la spina nel fianco di qualsiasi certezza di fede.

 

In sostanza, la Chiesa non ha mai risolto o potuto risolvere il problema, essendo forse più grande delle capacità umane di arginarlo.

 

Che la sessualità fine a se stessa tenti le anime persino dei più devoti è un fatto pacifico, del resto esistono eventi cronacali anche recenti che parlano di addirittura divieti espressi da parroci e vescovi contro determinati vestiari tipo minigonna o scollature varie che si vogliano indossare durante la Messa in Chiesa e ciò la dice lunga su una certa sessuofobia ecclesiastica, salvo poi magari avere un altro atteggiamento allorché la stessa minigonna o scollatura venga indossata in altro luogo apparentemente profano.

 

Al quesito postomi rispondo dunque che la  Chiesa, dinanzi ad esso, è abbastanza ambigua. La sessualità deve essere salvaguardata solo in quanto mezzo di procreazione, ma siccome la sessualità è anche erotismo e piacere fine a se stesso, in questo caso la condanna.

Non c’è dubbio quindi che la sessualità rappresenta per la Chiesa il rovello dei rovelli. Essa non l’ha mai rifiutata, ma in quanto anche erotismo assume dinanzi ad essa un atteggiamento ambivalente che non fa che accrescere i dubbi sui suoi atteggiamenti ondivaghi.

 

Delle due l’una: o la Chiesa accetta in tutto e per tutto la sessualità anche a sfondo erotico e fine a se stessa, oppure la condanna, ma in questo caso condanna anche il matrimonio.

 

Un dilemma non di poco conto….

 

Vincenzo Poma

postato da: vipom alle ore 09:48 | link | commenti (1)
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martedì, 29 maggio 2007

La morte misteriosa

di Papa Luciani

 

Ho visto alcuni mesi addietro la trasmissione televisiva di Minoli LA STORIA SIAMO NOI, incentrata sulla vita e la tragica morte tuttora controversa di Papa Albino Luciani, e devo dire di essere rimasto sconvolto e tramortito da quanto da essa appreso.

 

La mattina del 29 Settembre 1978, dopo appena 33 giorni dalla sua elezione al soglio pontificio, Papa Luciani veniva trovato esanime sul suo letto; versione ufficiale: infarto acuto e improvviso del miocardio. Ma fu davvero infarto?

 

Dopo più di 28 anni dalla sua morte, il mistero rimane intatto. Aveva o no gli occhiali al momento del decesso? Non si sa. Stava leggendo un libro sacro, o stava redigendo appunti scottanti? Non si sa. Era morto all’impiedi o sul letto? Non si sa. Era deceduto alle 23-23:30 del 28 Settembre o alle 02 di mattina, alle 03, alle 04-04,30 del 29 Settembre 1978? Non si sa. Era il Papa malato assai prima di essere eletto? Non si sa. E’ vero o no che la sera del 28 si sentì male? Non si sa. Era stata suor Vincenza a scoprirne il cadavere o qualcun altro? Non si sa. Perché sparirono dalla stanza da letto al Vaticano diversi oggetti appartenenti a Papa Luciani? Non si sa. Perché non venne effettuata l’autopsia? Non si sa.

 

NON SI SA PRATICAMENTE NIENTE, questo è l’elemento che stupisce della morte di Papa Luciani, il Papa del Sorriso, a mio giudizio uno dei più grandi Papi della Storia bimillenaria della Chiesa di Roma, nonostante la brevità del pontificato, un Papa sulla cui oscura morte sembra sia stato steso un velo di silenzio e direi anche di censura, quasi che la sua memoria ingombrante possa mettere a repentaglio l’autorità e onorabilità della Chiesa di Roma.

 

Ma se anche non ne sappiamo nulla, qualcosa si può dire esaminando i primi passi da Luciani effettuati non appena gli furono affidate le redini della Chiesa: rifiuto della intronazione e della sua vuota magnificenza; rifiuto della sedia gestatoria e della tiara come inutili orpelli di nessun valore; critica severa degli affari finanziari non chiari della banca vaticana e della Chiesa in generale; uso dell’io al posto del Plurale Maiestatis; visione pauperistica della Chiesa e quindi auspicato ritorno alle origini evangeliche; apertura al mondo sociale e ai popoli della fame del terzo mondo….e infine un nuovo e rivoluzionario modo di intendere la figura papale, sganciandola dai Poteri della Curia e proiettandola con estrema autonomia e libertà sul palcoscenico del mondo in maniera tale da spogliarla di tutte le innumerevoli pastoie burocratiche che ne limitino il raggio d’azione e la missione caritatevole che dovrebbe essere l’unico valore cui ancorare qualsiasi pontificato.

 

Inutile dire che queste ed altre sue iniziative venivano viste con sempre maggiore apprensione da parte delle gerarchie della Curia, ma ciò che a mio giudizio le preoccupò moltissimo furono certi suoi interventi pubblici nei quali ad esempio si dice affermasse il carattere non solo paterno, sebbene anche materno di Dio; in un altro discorso memorabile, che suscitò scalpore ed anche sgomento nei suoi collaboratori, Papa Luciani si dice abbia supplicato gli astanti di pregare per lui affinché potesse compiere la sua missione, definendosi povero Cristo e quindi prestando il fianco ad interpretazioni assai conturbanti e peraltro sminuendo visibilmente e di proposito la propria stessa figura e funzione dinanzi alla società e con essa anche l’autorità della Chiesa stessa che l’aveva fatto eleggere.

 

Dopo questi pretesi strani discorsi, cominciò a montare contro Papa Luciani e alle sue spalle una polemica strisciante e sottile, lo si accusò di non essere degno dell’incarico immeritatamente ricoperto, che non sarebbe stato in grado di dirigere la barca di Pietro, si disse che forse era stato un errore eleggere una persona così semplice e allo stesso tempo così ferma e  rude nel prendere le decisioni, salvo poi subirne le conseguenze dovute a quanto sembra alla sua salute di certo non di ferro (tant’è vero che, stando ai resoconti giornalistici e della cronaca, poco tempo prima di morire si dice avesse avuto un incontro-scontro col Cardinale Segretario di Stato Villot, che avrebbe addirittura avversato apertamente i programmi di rinnovamento popostigli dal nuovo Pontefice, circostanza non di poco conto che a quanto risulta turbò profondamente l’anima del Papa), si vociferò malignamente che forse lo Spirito Santo, al momento della sua elezione, si era distratto un momento, si rideva addirittura di lui per le sue battute e per il suo tono scherzoso e persino per la sua camminata….tutte dicerie vergognose che giunsero alle orecchie e alla mente divenuta sensibilissima della vittima di questi che in realtà erano divenuti ormai ingiurie e oltraggi deliberati e premeditati secondo uno schema e un complotto ormai in funzione e che a mio giudizio ne causarono o ne accelerarono la morte per l’evidente forte dispiacere arrecato alla sua psiche sempre più malferma e fragile.

 

Io non sostengo né il partito della morte naturale, né  quello della morte indotta e quindi dell’assassinio, ma che sia morto ad ogni modo di crepacuore, su questo non ci piove, e l’accennato diverbio avvenuto poco tempo prima di morire col Segretario di Stato Villot né è la prova lampante.

 

Che si possa morire di crepacuore non è un mistero. La gente forse non sa che i dispiaceri e le ferite psicologiche inflitte possono essere causa anche di morte, non  riflette abbastanza sulla vita degli altri e sul suo significato, bada solo alla propria per egoismo e ignoranza, ma così facendo si autocondanna perché offre un esempio cattivo, convincendo sottilmente gli altri che anche la propria non vale un fico secco, se non vale appunto quella degli altri.....anche Papa Luciani ha sperimentato sulla propria pelle la malvagità umana, anche lui è stato vittima di un complotto tenebroso teso ad abbatterlo, ma hanno abbattuto l’innocenza personificata e questo non sarà mai perdonato ai colpevoli, siano essi responsabili diretti o indiretti del suo decesso misteriosissimo.

 

E’ bene che la Chiesa apra il sipario su questo importantissimo pontificato e riveli finalmente come stanno le cose.

 

Certo, il processo di beatificazione di Papa Luciani va avanti a passi da gigante, forse presto sarà innalzato sugli altari della venerazione, ma la sua morte oscurissima e intrisa di intrighi anche internazionali deve prima essere chiarita a tutti gli effetti.

 

Che senso avrebbe santificare un uomo buono come Papa Luciani prima di appurare se la sua morte derivasse da una qualche responsabilità di quanti gli stavano accanto entro le mura impenetrabili del Vaticano?

 

E’ facile lavarsi per tutti la coscienza dinanzi a fatti di un’estrema terrificante gravità, operando sul passato con una specie di pulitura di spugna postuma, ma la coscienza si lava prima di tutto ammettendo le proprie colpe e pentendosi dinanzi a Dio ed anche pubblicamente. Soltanto dopo si può essere degni e autorizzati ad innalzare agli altari la vittima sacrificale di un oscuro disegno di sinistra defenestrazione di un Papa che di sicuro aveva dato molto fastidio a qualcuno di molto potente negli ambienti a lui vicini.

 

Vincenzo Poma

postato da: vipom alle ore 16:20 | link | commenti (2)
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domenica, 27 maggio 2007

Un'interessante definizione ontologica

IL TERMINE 'NULLA'

Che poi ciò che è nel mondo, ossia che viene dal mondo, sia chiamato 'nulla', lo afferma l'Apostolo quando dice: "Sappiamo che un idolo nel mondo è nulla" (1 Cor, 8, 4). E ancora: "Se avessi il dono della profezia e conoscessi tutti i misteri, e se avessi tutta la fede al punto da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, nulla io sarei" (1 Cor, 13, 2). Donde risulta chiaro che, se l'Apostolo nulla sarebbe senza la carità, tutto ciò che è senza carità è nulla. Così, anche Isaia dice: "Davanti a lui tutte le nazioni sono come inesistenti e rispetto a lui sono considerate come nulla e vanità" (Is, 40, 17). E il Salmista: "Condurrai tutte le nazioni al nulla" (Sal, 58, 9). E altrove: "Alla sua vista il malvagio è condotto al nulla" (Sal, 14, 4). E in Ezechiele è detto del principe di Tiro: "Sei diventato nulla, e non sarai in perpetuo" (Ex, 18, 19). E Isaia: "Ecco voi siete fatti di nulla, e la vostra opera di ciò che non ha esistenza; abominevole è colui che vi ha scelti" (Is, 41, 24). E Giovanni nel suo Vangelo: "Senza di lui è stato fatto il nulla" (Gv, 1, 3).
Se tutti gli spiriti malvagi e gli uomini malvagi e tutte le cose visibili di questo mondo non sono nulla perché sono senza carità, allora sono stati fatti senza Dio. Perciò non è stato Dio a farli, perché "senza di lui è stato fatto il nulla" (Gv, 1, 3), e l'Apostolo attesta: "Se non avessi la carità, nulla io sarei" (1 Cor, 13, 2).

Dal TRATTATO DEI MANICHEI - testo cataro

postato da: antares666 alle ore 09:33 | link | commenti (1)
categorie: documenti, catarismo

Ancora sul Creatore Malvagio

LA TOTALITA' DEI BENI E LA TOTALITA' DEI MALI NON PROVENGONO DA UNA SOLA E MEDESIMA CAUSA

Pertanto è chiaro agli occhi dei sapienti che in questi segni universali - vale a dire 'tutto', 'ogni cosa', 'tutte le cose' e gli altri segni che si trovano nelle sacre Scritture - non sono comprese le realtà buone e quelle malvagie, le pure e le impure, le transitorie e le permanenti; per la ragione essenziale che sono assolutamente opposte e contrarie, e non possono provenire direttamente da una sola causa. Dece infatti Gesù figlio di Sirac; "Il bene è contro il male e la vita contro la morte; così anche il peccatore contro l'uomo giusto. Allo stesso modo osserva tutte le opere dell'Altissimo" (Sir, 33, 15). E Paolo nella seconda Lettera ai Corinzi dice: Quale comunanza è possibile tra giustizia e iniquità? E quale rapporto tra la luce e le tenebre? Quale patto tra Cristo e Belial? O quale intesa fra il fedele e l'infedele? E quale accordo fra il tempio di Dio e gli idoli? (2 Cor, 6, 14-16). Come a dire: la giustizia non ha assolutamente nulla in comune con l'iniquità, né la luce con le tenebre, e Cristo non ha alcun patto con Belial; bisogna intendere così perché queste realtà opposte e contrarie non provengono da una sola e medesima causa. Altrimenti, se la giustizia e l'iniquità, la luce e le tenebre, Cristo e Belial, il fedele e l'infedele provenissero assolutamente e direttamente dalla causa suprema di tutti i beni, avrebbero comunanza e accordo fra loro, e non si distruggerebbero a vicenda come fanno manifestamente ogni giorno il bene e il male, secondo quanto abbiamo mostrato chiaramente prima: "Il bene è contro il male e la vita contro la morte" (Sir, 33, 15).
Ne consegue dunque che vi è un altro principio, quello del male: esso è origine e causa di ogni iniquità, impurità e infedeltà, e inoltre di tutte le tenebre. Se non fosse così, lo stesso Dio vero - che è fedelissimo, che è giustizia suprema e assoluta purezza - sarebbe interamente causa e principio di ogni male, e tutti gli opposti e contrari emanerebbero direttamente dal Signore stesso; cosa che sarebbe del tutto folle e insensato pensare.

Dal LIBRO DEI DUE PRINCÌPI - testo cataro

postato da: antares666 alle ore 09:32 | link | commenti
categorie: documenti, catarismo
sabato, 26 maggio 2007

Tesserini di presenza

alla Messa domenicale

 

Vengo a sapere dai miei figli che da un po’ di tempo tutti i bambini che si recano in Chiesa debbono avere un tesserino in cui segnare le eventuali assenze alla messa domenicale. Forse questo modo di fare riguarda in special modo i bambini che debbono fare la Prima Comunione, forse riguarda tutti gli scolari delle scuole elementari, non lo so, so soltanto che si tratta di una pratica a dir poco sconveniente e ritengo anche lesiva della loro privacy, per non parlare di una sotterranea e quasi illegale  costrizione al presenziamento della messa.

 

La mia non desidera essere una critica, anche perché i miei nipoti mi raccontano la stessa cosa e quindi debbo ritenere che, se la Chiesa in generale ha preso questa strana iniziativa, debbono esserci a monte Leggi canoniche che io ovviamente non conosco ma che, in uno Stato libero come il nostro, mi si deve permettere di contestare alla radice.

 

Per fortuna, non siamo più nel Medioevo, viviamo in uno Stato di Diritto, per cui davvero non riesco a comprendere bene le vere finalità di questa strana pratica nei riguardi di bambini che forse neppure immaginano di che si tratta. Se dovessi dare un giudizio spassionato da studioso qual mi ritengo, direi che siamo ad un passo dall’illegalità e dal sopruso, in quanto non si possono costringere in questo modo dei bambini a venire a messa magari in presenza di malesseri vari e di incombenze familiari che naturalmente verrebbero in un certo senso “sanzionati” con un’assenza che risulterebbe in questo contesto motivata e credibile.

 

Come mai nessuno si prende la briga di far notare questo comportamento ripeto ai limiti della legalità? La Chiesa ha tanto potere da poter costringere esseri innocenti a presenziare alla Messa?

Mi pare che negli ultimi tempi la Chiesa sta tentando di rialzare la testa con malcelata spavalderia. Chi non va a messa viene quasi bollato come “eretico” e questo ritengo  non sia il migliore dei comportamenti possibili. Quale autorità può costringere esseri umani a recarsi in Chiesa la domenica?

 

L’uomo ha certo bisogno della religione, ha bisogno di avere un porto di tranquillità in cui pregare Dio (io personalmente mi ritengo un cristiano anche se non molto puntuale nelle ricorrenze messali) e del resto tutto ciò mi pare che sia più che logico, ma già nel Vangelo si legge che chiunque può pregare Dio standosene nella sua stanza, poiché Dio è in ogni luogo.

 

E allora? Si ha forse paura che i bambini si allontanino dalla Chiesa, mettendo in pericolo il futuro della cristianità? Credo che in ultima analisi sia questa la vera ragione, del resto ho sentito alte personalità ecclesiastiche dire e affermare che i bambini sono la vera linfa della Chiesa e che si deve cominciare da essi per riportare la cristianità ai fasti del passato, pena la sua crisi e il suo obnubilamento nelle società moderne.

 

Non che voglia contrastare questa visione che denota comunque la paura delle autorità clericali di perdere consensi proprio tra i fanciulli che poi diventeranno i veri prosecutori della vita diocesana, ma qui mi pare che siano in gioco valori che oltrepassano nettamente le esigenze della Chiesa: libertà di pensiero, capacità di critica, laicità, cultura e scienza, valori che nessuna Chiesa ha il dovere di conculcare, poiché altrettanto importanti per l’uomo della preghiera e della religione.

 

D’altronde diversi Papi, primo tra tutti il compianto Woityla, hanno affermato il valore importantissimo della Ragione inteso quale dono di Dio, similmente e sullo stesso piano della Fede e tuttavia, visto come vanno le cose, ritengo che la ragione intesa come capacità di critica e di libero pensiero sia negli ultimi tempi molto maltrattata per non dire di peggio.

 

La Verità è che si vogliono uomini e bambini ossequienti ai dettami della Chiesa, si vuole che le persone pensino sempre di meno, perché si ritiene a torto che questo possa attentare ai dogmi su cui si fonda la religione.

 

Siamo giunti davvero a questo?

 

Altre pratiche sono ancora più incredibili e inconcepibili: la benedizione delle case con acqua santa, la stessa benedizione portata fin dentro le aule scolastiche con l’innaffiamento non solo dei muri, dei bambini, ma finanche dei docenti, quasi ad imporre ad essi, in barba alle Leggi sulla libertà didattica, di insegnare agli scolari la bontà della religione e di contro la malvagità di tutti i saperi scientifici che pure sono contemplati nei programmi ministeriali.

 

Se questa non è un’invasione, mi chiedo cos’è allora………Inoltre, per concludere, ho l’impressione che negli ultimi tempi molti si danno alla religione con evidente ipocrisia, mettendosi a disposizione per svolgere compiti non richiesti di catechesi, quasi a voler mettersi al riparo delle ali della Chiesa, a voler dimostrare la loro coscienza pulita quando magari è stata più volte sporcata da atteggiamenti e comportamenti sul filo della dissacralità più completa.

 

Va bene, continuiamo così, si vedrà presto o tardi il vero risultato: la vergognosa commistione di sacro e profano, l’inquinamento della religione da parte di chi non ci ha mai creduto……..

 

Vincenzo Poma

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La Creazione dell'Uomo Psichico

L'UOMO NEL MONDO DELLE TENEBRE

L'immagine del primo Uomo

Il primo Arconte, Jaldabaoth, l'udì e pensò che la voce provenisse da sua madre; non capì d'onde fosse venuta. Ma egli, il santo Metropator e il Perfetto, la perfetta Prònoia, l'immagine dell'Invisibile, che è il Padre di tutto, colui per mezzo del quale venne all'esistenza ogni cosa, manifestò loro il primo Uomo, poiché la sua immagine fu manifestata in un aspetto umano. L'eone del primo Arconte tremò tutto, si scossero le fondamenta dell'Abisso, e per mezzo delle acque che sovrastano la materia, la parte inferiore della luce celeste illuminò la sua immagine, quella che egli aveva manifestato. Tutte le Potenze e il primo Arconte guardarono; videro tutta la parte inferiore che splendeva, e per mezzo della luce videro, nell'acqua, l'aspetto dell'immagine.


Le Potenze ne riproducono l'immagine: l'Uomo Psichico

E il primo Arconte disse alle Potenze che erano con lui: "Venite, creiamo un uomo conforme all'immagine di Dio, conforme alla nostra somiglianza di modo che la sua immagine splenda in noi". Essi, con le loro potenze lo crearono insieme, in conformità dei segni che erano stati dati loro: ogni potenza, secondo il suo potere pesichico, diede un aspetto conforme all'immagine del primo uomo perfetto. Essi dissero: "Chiamiamolo Adam affinché il suo nome diventi, per noi, una potenza luminosa".
La Potenze iniziarono. La prima, la Bontà, creò un'anima di ossa; la seconda, la Prònoia, creò un'anima di tendini; la terza, la Divinità, creò un'anima di carne; la quarta, la Dominazione, creò un'anima di midolla; la quinta, il Regno, creò un'anima di sangue; la sesta, la Gelosia, creò un'anima di pelle; la settima, la Sapienza, creò un'anima di pelo. 

Gli angeli formano le parti del corpo

La moltitudine degli angeli si presentò davanti a lui. Ricevettero, dalle Sette Potenze, le sostanze psichiche per formare l'unità delle membra e l'unità del corpo e la giusta combinazione di ogni singolo membro. Il primo iniziò a creare la testa: Eteraphaope-Abion creò la testa; Meniggesstroeth creò il cervello; Asterecme, l'occhio destro, Taspomoca, l'occhio sinistro; Jeronymos, l'orecchio destro; Bissoum, l'orecchio sinistro; Akioreim, il naso; Banenephroum, le labbra; Amen, i denti; Ibikan, le gengve; Basiliademe, le tonsille; Accan, l'ugola; Adaban, il collo; Caaman, le vertebre; Dearcon, la gola; Tebar, la spalla sinistra; Mniarcon, il gomito sinistro; Abitrion, l'avambraccio destro; Euvanthen, l'avambraccio sinistro; Krus, la mano destra; Beluai, la mano sinistra; Treneu, le dita della mano destra; Balbel, le dita della mano sinistra; Krima, le unghie delle mani; Astrops, (la parte) destra del petto; Barroph, (la parte) sinistra del petto; Baoum, la parte destra della faccia; Ararim, la parte sinistra della faccia; Arec, il ventre; Phtaue, l'ombelico; Senaphim, l'addome: Arachethopi, la parte destra, Zabedo, la parte sinistra; Barias, l'anca destra; Abenlenarchei, il midollo; Cmoumeninorin, le ossa; Ghesole, lo stomaco; Agromauma, il cuore; Bano, i polmoni; Sostrapal, il fegato; Anesimalar, la milza; Thopithro, le viscere; Biblo, i reni; Roeror, i nervi; Taphreo, la colonna vertebrale del corpo; Ipouspoboba, le vene; Bineborin, le arterie; Latoimenpsephei, l'alito che è in tutte le membra, Enthollei, tutta la carne; Bedouk, il giusto utero; Arabeei, la parte sinistra del pene; Eilo, i testicoli; Sorma, i genitali; Gormakaioclabar, la coscia destra; Nebrith, la coscia sinistra; Pserem, i reni della parte destra; Asaklas, i reni della parte sinistra; Ormaoth, il ginocchio destro; Emenum, il ginocchio sinistro; Knux, la tibia destra; Tupelon, la tibia sinistra; Achiel, il ginocchio destro; Phneme, il ginocchio sinistro; Phioutrom, il piede destro; Boabel, le sue dita; Tracoum, il piede sinistro; Phikna, le sue dita; Miamai, le unghie dei piedi, Labernioum. Coloro che li hanno preposti su tutti questi, sono sette: Atoth, Armas, Kalila, Jabel (Sabaoth, Cain, Abel). Quello poi che operano nelle membra in particolare, sono: Diolimodraza, nella testa; Jammeax, nel collo; Jalouib, nella spalla destra; Ouerton, nella spalla sinistra; Oudidi, nella mano destra; Arbao, nella sinistra; Lampno, nelle dita della mano destra; Leekaphar, nelle dita della mano sinistra; Barbar, nella parte destra del petto; Jmae, nella parte sinistra del petto; Pisandiaptes, nel torace; Koade, nella parte destra della faccia; Odeor, nella parte sinistra della faccia; Asphixis, nel lato destro; Synogcuta, nel lato sinistro; Arouph, nel ventre; Sabalo, nel grembo; Carcarb, nella coscia destra; Ctaon, nella coscia sinistra; Batinot, tutti i testicoli: Cux, in quello di destra; Carca, in quello di sinistra; Aroer, nella tibia destra; Toecta, nella tibia sinistra; Aol, nel ginocchio destro; Caraner, nel ginocchio sinistro; Bastan, nel piede destro, e Archentecta, nelle sue dita; Marephnount, nel piede sinistro, e Abrana, nelle sue dita.
Sette presiedono su tutti loro: Micael, Ouriel, Asmenedas,
Saphasatoel, Aarmouriam, Ricram, Amiorps.
Ai sensi presiede Archendekta; alla percezione (presiede) Deitarbatas,
all'immaginazione (presiede) Oummaa; all'armonia (presiede) Aachiaram; all'intero movimento (presiede) Riaramnaco.
Quattro sono stati designati quale fonte dei demoni, che si trovano in
tutto il corpo: caldo, freddo, umidità, siccità; la madre di tutti loro è la materia. Colui che governa il caldo, è Phloxopha; colui che governa il freddo, è Orroorrothos; colui che governa la siccità, è Erimaco; colui che governa l'umidità è Athuro; e la madre di tutti questi siede in mezzo a loro: è Onorthocrasei; essa non è limitata, si mescola con tutti loro; questa è veramente la materia. Da lei, infatti, sono nutriti.
I quattro demoni sovrani sono: Ephememphi, la lussuria; Joko, il
desiderio; Nenentophni, la tristezza; Blaomen, la paura. Da questi quattro demoni derivano le passioni. Dalla tristezza: la gelosia, l'invidia, l'angoscia, la confusione, la discordia, l'ostinazione, l'ansietà, il dispiacere, e altro ancora. Dalla lussuria: la molta malvagità, la millanteria, e altre cose del genere. Dal desiderio: la collera, l'ira, la bile, la passione amara, l'insaziabilità, e altre cose del genere. Dalla paura: lo sgomento, l'adulazione, la lotta, la vergogna. Tutto ciò (appartiene) al genere di cose che sono utili, ma anche cattive. ma il loro vero carattere è Amaro, capo dell'anima materiale; essa, infatti, è insieme a Estesisouchepiptoe.
Questo è il numero complessivo degli angeli: sono 365. Essi lavorarono
tutti intorno a lui, fino a che lo portarono a compimento, membro per membro, il corpo psichico e il corpo ilico. Tuttavia vi sono ancora altre passioni, delle quali non ti ho parlato; se tu le vuoi conoscere, sono scritte nel libro di Zoroastro.
Tutti gli angeli e i demoni lavorarono fino a che il corpo psichico fu
in ordine; tuttavia (il risultato della) loro opera rimase totalmente inattivo e immobile per lungo tempo.  

Il soffio di Jaldabaoth

Ma allorché la madre volle riprendere la potenza che aveva dato al primo Arconte, pregò il Metropator del tutto, che è molto misericordioso; ed egli, con santa decisione, mandò i cinque luminari nel luogo degli angeli del primo Arconte: essi tennero consiglio per fare uscire la potenza della madre; dissero a Jaldabaoth: "Soffia nel suo volto un po' del tuo spirito, e il suo corpo si alzerà". Egli soffiò il lui il suo spirito, che è la potenza (derivata) da sua madre; ma egli non lo sapeva, essendo nell'ignoranza. La forza della madre andò da Adabaoth nel corpo psichico che avevano fatto conforme all'immagine di colui che esiste dall'inizio. Il corpo si mosse, ricevette potenza e splendette. Ma in quell'istante le rimanenti forze diventarono invidiose: egli, infatti, venuto all'esistenza a opera di loro tutte - le quali avevano dato all'uomo la propria forza -, aveva un'intelligenza più forte di quelle che lo avevano creato, e più forte del primo Arconte. 
 
Dall'APOCRIFO DI GIOVANNI - testo gnostico

Si noti l'allusione, molto importante, a Zoroastro...

postato da: antares666 alle ore 17:46 | link | commenti
categorie: documenti, creazione, gnosticismo
giovedì, 24 maggio 2007

Sull'incompatibilità tra i due sessi

Da ultimo Satana pensò di far l’uomo
per averlo suo servo,
e prese del limo della terra
e fece l’uomo simile a sé
ed ordinò all’Angelo del secondo cielo
di entrare nel corpo di fango.
Poi prese il fango
e fece un altro corpo,
in forma di donna
ed ordinò all’Angelo del primo cielo
di entrarvi.
E gli Angeli piansero molto
vedendosi imprigionati
dentro una forma mortale,
nella diversità dei loro sessi.
 
Dalle ARGOMENTAZIONI DI GIOVANNI - testo bogomilo
postato da: antares666 alle ore 19:32 | link | commenti (1)
categorie: documenti, creazione, catarismo, bogomilismo
domenica, 20 maggio 2007

Il Demiurgo

DEBOLEZZA E ORGOGLIO
 
Ma allorché la Luce si mescolò con la Tenebra, fece della Tenebra Luce; mentre allorché la Tenebra si mescolò con la Luce, indebolì la Luce; divenne né Luce né Tenebra: ma divenne malata. Ora l'Arconte malato ha tre nomi: il primo è Jaldabaoth, il secondo è Saklas, il terzo è Samael; nella sua ignoranza, egli è empio. Disse, infatti: "Io sono Dio, e non v'è alcun altro Dio all'infuori di me"; ignorava, infatti, la sua forza, il luogo dal quale era venuto. Gli Arconti crearono sette Potenze e ogni Potenza creò sei Angeli: il numero degli Angeli fu 365.
 
LE FORME DEI SETTE E DI JALDABAOTH
 
Questi sono i corpi dei nomi: il primo è Athoth, dall'aspetto di pecora; il secondo è Eloaiu, dall'aspetto d'asino; il terzo è Astaphaios, dall'aspetto di iena; il quarto è Jao, dall'aspetto di drago a sei teste; il quinto è Sabaoth, dall'aspetto di drago; il sesto è Adonin, dall'aspetto di scimmia; il settimo è Sabbede, dall'aspetto di fuoco splendente. Questa è l'Ebdomade della settimana. Jaldabaoth aveva una moltitudine di aspetti e dimorava al di sopra di ognuno di essi per potere conferire a ognuno una forma corrispondente alla sua volontà. Stando in mezzo ai Serafini partecipava loro il suo fuoco; perciò signoreggiava su di loro in forza della gloriosa luce che era in lui da sua madre. Per questo si chiamò "Dio"; ma non obbediva al luogo dal quale era venuto. E si unì con le Potenze che erano al di sotto di lui, con le Sette Potenze che erano nel suo pensiero, sicché quando egli parlò esse vennero all'esistenza, e diede il nome a ogni potenza, iniziando dall'alto. La prima è la Bontà, presso il primo, Athoth; la seconda è la Prònoia, presso il secondo, Eloaio; la terza è la Divinità, presso il terzo, Astraphaio; la quarta è la Dominazione, presso il quarto, Jao; la quinta è il Regno, presso il quinto, Sanbaoth; la sesta è il Fuoco, presso il sesto, Adonein; la settima è la Sapienza, presso il settimo, Sabbateon. Questi hanno un firmamento per ogni Eone celeste.
Questi nomi furono dati loro in conformità della gloria celeste per sconfiggere la loro Potenza; ma con i nomi dati dal loro Archigennetor essi compiono opere grandiose, mentre i nomi dati loro in conformità della Gloria Celeste, erano per la distruzione e l'impotenza. Essi, dunque, hanno due nomi. 
 
JALDABAOTH ORDINATORE ORGOGLIOSO 
 
Egli ordinò ogni cosa a immagine degli Eoni che esistettero per primi, in tal modo egli li creò a somiglianza degli Incorruttibili; non che egli avesse visto gli Incorruttibili, ma fu la potenza che era in lui e che aveva ricevuta da sua madre, che produsse per mezzo suo l'immagine del bello ordinamento. E allorché egli vide la creazione che lo circondava e la moltitudine di angeli che gli stava attorno - quanto era venuto all'esistenza per mezzo suo -, disse loro: "Io sono un Dio geloso, e non c'è altro Dio all'infuori di me". Ma pronunziando questo, agli angeli che si trovavano con lui segnalò che c'era un altro Dio; se infatti, non ce ne fosse stato un altro, di chi poteva essere geloso? 
 
Dall'APOCRIFO DI GIOVANNI - testo gnostico

postato da: antares666 alle ore 09:11 | link | commenti
categorie: documenti, creazione, gnosticismo
venerdì, 18 maggio 2007

Il tramonto della religione come Stato

corrisponde alla fine della stessa

religione cristiana (3° articolo)

 

Nei due precedenti articoli mi sono dilungato a dimostrare l’insussistenza e l’inconsistenza della necessità di un Stato diciamo ecclesiastico, sia da un punto di vista storico e sia da quello strettamente evangelico. E tuttavia, per concludere le mie riflessioni, urge affrontare in questa ultima parte del mio intervento il problema vero al quale desideravo giungere: una volta dimostrato che la Chiesa come Stato non ha più ragione di esistere, non ne viene forse la terribile conseguenza che anche la religione in generale professata dai credenti non ha più alcun motivo per continuare nelle forme alle quali siamo abituati?

 

Mi spiego meglio: annullato lo Stato ecclesiastico e privato il Potere religioso della sua Autorità, quale può essere la conseguenza per il semplice credente che si reca in Chiesa? Come può questo credente, una volta sciolto dall’obbedienza alle gerarchie clericali, continuare a praticare nelle maniere consuete la sua religione, il suo senso religioso, senza danneggiarlo in qualche modo?