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Blogger: antares666
Sono un esiliato, un Cavaliere Errante. Vago per impervie pietraie, nelle terre che gli Orchi chiamano Lugburz. Lontano dalla mia Dea adorata, privato del sole del mio Amore, percorro le più tenebrose contrade, ormai avvezzo al sospiro degli spettri...

Il mio nome si compone di due parti: una ha la sua origine nell'universo del Dio Nascosto, l'altra in quello del Creatore Malvagio. E' un geroglifico di ciò che sono: un angelo di fuoco imprigionato in un corpo demoniaco.


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lunedì, 30 aprile 2007

La Gleisa de Dio, 10

Questa Chiesa soffre persecuzioni, tribolazioni e martìri in nome di Cristo; infatti egli stesso li ha sopportati per redimere e salvare la sua Chiesa. E ha mostrato a coloro che ne facevano parte, con opere e con parole, che avrebbero dovuto sopportare persecuzioni, affronti e maledizioni, come dice nel Vangelo di san Giovanni: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi" (Gv, 15, 20). Anche nel Vangelo di san Matteo dice: "Beati quelli che sopportano persecuzioni per la giustizia, perché ad essi appartiene il regno dei cieli. Sarete benedetti quando gli uomini vi malediranno, vi perseguiteranno e diranno, mentendo, ogni male contro di voi per causa mia. Perciò rallegratevi ed esultate, perché la vostra ricompensa è abbondante in cielo: così infatti perseguitarono i Profeti che vi hanno preceduti" (Mt, 5, 10-12). E dice ancora: "Vedete, vi mando come pecore in mezzo ai lupi" (Mt, 10, 16). E ancora: "Sarete in odio a tutti gli uomini a causa del mio nome; chi avrà perseverato fino alla fine, quegli sarà salvo. Quando vi perseguiteranno in una città fuggite in un'altra." (Mt, 10, 22-23). Notate come tutte queste parole di Cristo contraddicano la malvagia Chiesa romana. Infatti essa non è perseguitata per il bene o per la giustizia che avrebbe in sé; al contrario, perseguita e assassina chiunque non voglia acconsentire ai suoi peccati e alle sue azioni. Essa non fugge di città in città, ma domina la città, i borghi e le province e siede maestosamente nelle pompe di questo mondo; ed è temuta dai re, dagli imperatori e dagli altri signori. Non è affatto come le pecore fra i lupi, ma come i lupi fra le pecore e i capri; poiché fa di tutto per imporre il proprio dominio sui Pagani, gli Ebrei e i Gentili. Soprattutto, perseguita e assassina la santa Chiesa di Cristo, la quale sopporta tutto con pazienza, come fa la pecora che non si difende dal lupo. Per questo san Paolo dice: "Ogni giorno per te siamo messi a morte; siamo trattati come pecore da macello" (Rm, 8, 36). Eppure, in contrasto con tutto ciò, i pastori della Chiesa romana non si vergognano di dire che sono loro le pecore e gli agnelli di Cristo; e dicono che la Chiesa di Cristo, quella che perseguitano, è la Chiesa dei lupi. Ma questa è una cosa assurda, perché una volta i lupi perseguitavano e uccidevano le pecore. Bisognerebbe che oggi tutto andasse alla rovescia perché le pecore fossero diventate tanto feroci da mordere, inseguire e uccidere i lupi; e i lupi fossero tanto pazienti da lasciarsi divorare dalle pecore! Ma la Chiesa romana dice ancora: "Noi non perseguitiamo gli eretici per il bene che fanno ma per la loro fede". Osservate come sia evidente che sono gli eredi di coloro che hanno ucciso Cristo e gli Apostoli: li hanno uccisi e perseguitati, e continueranno a farlo sino alla fine, perché i santi parlano contro i loro peccati e annunciano loro verità che essi non possono comprendere. Cristo dice loro nel Vangelo di san Giovanni: "Vi ho mostrato molte buone opere del Padre mio; per quale di queste opere mi lapidate?" (Gv, 10, 32). Ed essi gli risposero: "Non ti lapidiamo per le tue buone opere, ma per la bestemmia" (Gv, 10, 33). Così, è manifesto che fin dal principio del mondo i lupi perseguitano e uccidono le pecore, i cattivi perseguitano i buoni e i peccatori perseguitano i santi. Per questa ragione san Paolo dice: "Chiunque vorrà vivere pienamente in Cristo soffrirà la persecuzione (2 Tm, 3, 12). Notate che non dice "perseguiterà", ma "soffrirà la persecuzione". Anche Gesù Cristo, nel Vangelo di san Giovanni, dice alla sua santa Chiesa: "Giunge l'ora in cui chiunque vi ucciderà penserà di rendere servizio a Dio" (Gv, 16, 2). Notate che non dice "giunge l'ora in cui perseguitando e uccidendo degli uomini renderete servizio a Dio". E il buon Cristo dice ancora ai suoi persecutori: "Vedete, vi manderò scritture e sapienti, e voi ne metterete a morte e ne torturerete e ne flagellerete di città in città. (Mt, 23, 24). E negli Atti degli Apostoli hanno detto gli Apostoli: "Per entrare nel regno dei cieli dobbiamo passare attraverso molte tribolazioni e persecuzioni" (At, 14, 21). Per questo l'apostolo san Giovanni dice: "Fratelli, non stupitevi se il mondo vi odia" (1 Gv, 3, 13).

Tratto da LA CHIESA DI DIO - testo cataro custodito nella Biblioteca Valdese di Dublino, proveniente dalle valli valdesi del Piemonte. Il manoscritto comprende anche un commento al Padre Nostro. Redatto in occitano, probabilmente nel tardo XIII secolo. Alcune tavole per il calcolo della Pasqua per gli anni dal 1375 al 1400, aggiunte in un secondo tempo, dimostrano che quella comunità catara ancora non era spenta agli inizi del XV secolo.

postato da: antares666 alle ore 20:38 | link | commenti (1)
categorie: documenti, catarismo
domenica, 29 aprile 2007

Cosmogonia e Antropogonia

Nei sistemi gnostici il Dio Inconoscibile, l'Uno, è inteso come Creatore del Mondo Perfetto, il PLEROMA (in greco significa Pienezza), chiamato anche Mondo di Luce. La Creazione a cui dà origine non è da concepirsi come un processo che fa esistere ex nihilo ciò che prima era semplicemente inesistente, ma è un processo di EMANAZIONE, per cui entità a Lui inferiori, gli Eoni, si separano dalla sua sostanza, costituendo una sostanza diversa.
Come i primi tra gli Eoni vengono in essere, a loro volta ne emanano altri in un'imitazione del loro Creatore, tanto da formare complesse scale gerarchiche.
Gli Eoni hanno in sé la perfezione del Dio Inconoscibile: sono androgini o emanati in coppie maschio/femmina chiamate Sygyzie.
Essi rappresentano princìpi astratti come il Pensiero e la Grazia, e da questi princìpi traggono la loro denominazione e i loro attributi.

Molti studiosi pensano che esista una stretta analogia tra gli Eoni e gli angeli della tradizione ebraica e cristiana, e ritengono lo Gnosticismo nato da un adattamento di un'eterodossia ebraica allo schema razionale del Neoplatonismo.
Non c'è sempre accordo tra le singole scuole di pensiero sui nomi e sul rango di singoli Eoni, cosa che destò il sarcasmo degli eresiologi, che contrapponevano a questa speculazione la rigida univocità dell'ortodossia.

Per Valentino ci sono 30 diversi Eoni emanati l'uno dall'altro in successione. I primi otto di questi costituiscono l'Ogdoade (questo schema nasce forse da una influenza dell'antica religione egiziana).

PRIMA GENERAZIONE:
Bythos (Profondità) e Sige (Silenzio)

SECONDA GENERAZIONE:
Caen (Potere) e Akhana (Amore)

TERZA GENERAZIONE, emanata da Caen e Akhana:
Nous (Mente) e Aletheia (Verità)

QUARTA GENERAZIONE, emanata da Nous e Aletheia:
Sermo (Parola) e Vita (id.)

QUINTA GENERAZIONE, emanata da Sermo e Vita:
Anthropos (Uomo, Umanità) e Ecclesia (Chiesa)

SESTA GENERAZIONE:
Emanata da Sermo e Vita:
Bythios (Profondo) e Mixis (Mistura)
Ageratos (Mai Vecchio) e Henosis (Unione)
Autophyes (Natura Essenziale) e Hedone (Piacere)
Acinetos (Immobile) e Syncrasis (Commistione)
Monogenes (Solo Nato) e Macaria (Felicità)
Emanata da Anthropos ed Ecclesia:
Paracletus (Confortatore) e Pistis (Fede)
Patricos (Paterno) ed Elpis (Speranza)
Metricos (Materno) e Agape (Amore)
Ainos (Lode) e Synesis (Intelligenza)
Ecclesiasticus (Figlio di Ecclesia) e Macariotes (Benedizione)
Theletus (Perfetto) e Sophia (Saggezza)

L'architettura di Tolomeo è un po' diversa:

PRIMA GENERAZIONE:
Bythos (Profondità) e Sige (Silenzio)

SECONDA GENERAZIONE (concepita dall'Uno):
Caen (Potere) e Akhana (Amore)

TERZA GENERAZIONE, emanata da Caen e Akhana:
Ennoae (Pensiero) e Thelesis (Volontà)

QUARTA GENERAZIONE, emanata da Ennoae e Thelesis:
Nous (o Monogenes) e Aletheia (Verità)

QUINTA GENERAZIONE, emanata da Nous e Aletheia:
Anthropos (Uomo, Umanità) ed Ecclesia (Chiesa)

SESTA GENERAZIONE, emanata da Anthropos ed Ecclesia:
Logos (Parola) e Zoe (Vita)

SETTIMA GENERAZIONE:
Emanata da Logos e Zoe:
Bythius e Mixis
Ageratos e Henosis
Autophyes e Hedone
Acinetos e Syncrasis
Monogenes e Macaria
Emanata da Anthropos ed Ecclesia:
Paracletus e Pistis
Patricos ed Elpis
Metricos ed Agape
Ainos e Synesis
Ecclesiasticus e Macariotes
Theletos e Sophia

Il Pléroma può essere concepito come una sfera in espansione nella Tenebra: è un mondo che ha dei confini. Le sue regioni esterne, sempre più lontane da Dio, sono quelle in cui a un certo punto si verifica un fatto terribile: un ERRORE. Un Eone, Sophia, ossia Conoscenza, viene emanato come forma femminile senza un suo corrispondente maschile. Presa dalla brama e dall'invidia per la sua incompletezza ontologica, Sophia guarda la sua immagine riflessa nel vuoto e concepisce il Demiurgo, JALDABAOTH.
Questo essere malvagio, raffigurato in genere come un mostro dalla testa di leone, non era nei piani, è un imprevisto da espungere perché non infetti il Pléroma. Così Jaldabaoth emana potenze a lui sottomesse, gli Arconti e si rende reo del crimine più abominevole: la creazione del mondo materiale. Durante questo processo, si manifesta il Metropator, emanazione del Dio Inconoscibile che intendeva invece raggiungere l'Eone Sofia. Stupito dalla sua potenza, il Demiurgo cerca di catturarlo, e per riuscire nel suo intento incarica gli Arconti di plasmare l'Uomo a immagine dell'Eone Anthropos in modo che funga da trappola. Gli Arconti però non riescono ad infondere al simulacro umano la vita, i loro infruttuosi tentativi danno origine ad un essere incapace persino di reggersi in piedi. Allora il Dio Nascosto, mosso a pietà, permette a una scintilla divina di animare la forma umana. Jaldabaoth imprigiona così lo spirito nei corpi materiali dando origine al Dramma Cosmico. 

Questa visione delle cose può essere chiamata DUALISMO MITIGATO, in quanto il Demiurgo viene in essere soltanto a causa di un'imperfezione pleromatica.
A questo si oppone il DUALISMO ASSOLUTO, di origine iranica, che ritiene il Dio Malvagio un principio coesistente ab aeterno con il Dio della Luce, e con esso da sempre in lotta.

postato da: antares666 alle ore 10:41 | link | commenti (3)
categorie: creazione, gnosticismo
sabato, 28 aprile 2007

I marziani, Margherita Hack, ed Antonio Socci

Nella mattinata di oggi sabato 28 aprile 2007, mi telefona un amico e mi dice di aver lasciato nella cassetta della posta un paio di carte per me, invitandomi a scendere presso il locale bar per un caffè. Scendo, prendo le carte dalla buchetta della posta, leggo il titolo e vedo un articolo di Antonio Socci, su Margherita Hack ed i marziani. L'amico tempo fa aveva addirittura ipotizzato che il pieghevole dell'uaar che trovava al bar fosse la stessa Margherita a portarlo in bicicletta, mentre in realtà sono io. Provocazione! Tu quoque Brute fili mi! Ci siamo presi il caffè assieme ed amabilmente conversato su provocazioni varie ed altro. Al tempo delle grandi purghe televisive, in cui venne epurato Santoro, per un periodo Antonio Socci, coprì il buco televisivo lasciato dal purgato (Santoro). Poi non ne so molto su di lui. Sembrava sparito, quando casualmente un giorno curiosando tra le pieghe del sito di Radio Maria (la radio che non casca mai neppure sotto le gallerie), mi sono ritrovato il volto di Socci ed ho scoperto che ha una trasmissione tutta sua presso tale emittente (nel mondo ma non nel mondo). A dir la verità, pensavo che Socci fosse piuttosto sul miscredente andante, ma le apparenze ingannano, infatti consultando il suo sito Lo straniero ho trovato diverse cose interessanti.

postato da: mstatus alle ore 15:55 | link | commenti (2)
categorie: creazione
venerdì, 27 aprile 2007

VI E' UN ALTRO CREATORE O FATTORE 
 
Che vi sia un altro Dio e Signore, il quale è creatore e fattore, oltre al Dio fedele cui affiano le loro anime coloro che soffrono nelle buone azioni, è quanto intendo mostrare chiaramente per mezzo delle Scritture. E lo farò basandomi principalmente sulla fede che i nostri avversari ripongono nel Vecchio Testamento. Infatti essi dichiarano apertamente che quel Signore è il creatore e fattore che ha creato e fatto le realtà visibili di questo mondo, ossia il cielo e la terra, il mare, gli uomini e il bestiame, gli uccelli e tutti i rettili, come si legge nel Genesi: "in principio Dio creò il cielo e la terra; e la terra era vuota e disabitata" (Gn, 1, 1-2). E ancora: "E Dio creò i grandi cetacei e ogni essere dotato di vita e di movimento e ogni volatile secondo il suo genere" (Gn, 1, 21). E ancora: "E Dio fece le bestie della terra secondo le loro specie, e gli armenti e tutti i rettili secondo il loro genere" (Gn, 1, 25). E ancora: "E Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li fece" (Gn, 1, 27). Anche Cristo dice nel Vangelo del beato Marco: "Ma fin dal principio della creazione, Dio li fece maschio e femmina" (Mc, 10,6).
Infatti bisogna considerare che nessun uomo piò mostrare in questo modo, temporalmente e visibilmente, il Dio malvagio (e nemmeno quello buono); ma attraverso gli effetti si conosce la causa. Si deve pertanto sapere che nessuno piò dimostrare l'esistenza di un Dio malvagio se non per mezzo delle sue opere malvagie e delle sue parole incostanti. Ma io affermo che il creatore che ha creato e fatto le realtà visibili di questo mondo non è quello vero. Voglio provarlo con le sue opere malvagie e le sue parole incostanti, se è vero che le opere e le parole contenute nel Vecchio Testamento sono state fatte o dette temporalmente da lui in questo mondo visibile e materiale, come affermano esplicitamente i nostri avversari.
Noi detestiamo profondamente queste opere: voglio dire commettere adulterio, rubare il bene altrui, perpetrare un omicidio, maledire ciò che è santo, consentire alla menzogna, dare la propria parola con o senza giuramento e non mantenerla. Tutte queste opere abominevoli sono state fatte temporalmente dal sunnominato Dio o creatore in questo mondo, in modo visibile e materiale, secondo l'interpretazione che i nostri avversari danno del Vecchi Testamento; credono infatti che tali Scritture parlino della creazione e della fattura di questo mondo e delle opere che appaiono visibilmente e temporalmente in questo mondo. E ad ammettere questo sono necessariamente costretti coloro i quali credono che vi sia un solo principio principiale. Intendo mostrarlo chiaramente per mezzo di quelle Scritture nelle quali i nostri avversari ripongono la loro fede. 

Il Libro dei Due Princìpi - Compendio per l'istruzione dei principianti 

postato da: antares666 alle ore 19:47 | link | commenti
categorie: documenti, creazione, catarismo

PREGHIERA CATARA

Padre santo, Dio legittimo degli spiriti buoni, che non hai mai ingannato né mentito né errato, né esitato per paura della morte a discendere nel mondo del Dio straniero - perché noi non siamo del mondo né il mondo è nostro - concedi a noi di conoscere cià che tu conosci e di amare cià che tu ami.
Farisei ingannatori, che state sulla porta del regno e impedite di entrare a coloro che lo vorrebbero mentre voi non volete!
Per questo prego il Padre santo degli spiriti buoni, che ha il potere di salvare le anime, e fa germogliare e fiorire per gli spiriti buoni, e per causa dei buoni dà vita ai malvagi e lo farà affinché essi vadano nel mondo dei buoni.
E < lo farà > fino a quando non vi sarà più < nei > cieli inferiori, che appartengono ai sette regni, nessuno dei miei che sono caduti dal paradiso, da dove Lucifero li ha tratti con il falso pretesto che Dio non prometteva loro altro che il bene, mentre il diavolo nella sua grande falsità prometteva loro sia il bene che il male.
E disse che avrebbe dato loro donne che avrebbero amato moltissimo e avrebbe dato signoria agli unio sugli altri, e che vi sarebbero stati fra loro conti e imperatori, e che con un uccello ne avrebbero catturato un altro e con una bestia un'altra.
< E disse che > tutti coloro che si fossero sottomessi a lui sarebbero discesi e avrebbero avuto il potere di fare il male e il bene come Dio in alto, e che per loro sarebbe stato molto meglio essere in basso e fare il male e il bene che essere in alto dove Dio non dava loro che il bene.
E così salirono su un cielo di vetro e, appena vi furono saliti, caddero e furono perduti.
E Dio discese dal cielo con dodici Apostoli e si adombrò in santa Maria.

postato da: antares666 alle ore 19:21 | link | commenti
categorie: documenti, preghiere, catarismo
giovedì, 26 aprile 2007

Il lato oscuro della

storia di Gesù Cristo

 

Esiste un Gesù  ortodosso,  secondo quanto ne predicano le alte gerarchie vaticane, e, misteriosamente ma in maniera apodittica, un Cristo invece oscuro, sconosciuto, pericoloso, rivoluzionario, messo a tacere nelle pagine della Storia “ufficiale” mediante una sorta di cospirazione contro la Verità, quella stessa Verità di cui Pilato era affascinato quando ne chiese  all’imminente crocifisso il significato, ricevendone dall’interrogato un silenzio gonfio di significanze sconquassanti.

 

Era un silenzio che nascondeva alla radice uno dei più mostruosi segreti della Storia: la vera identità del Cristo Gesù, di cui ci sciacquiamo tutti la bocca senza conoscerne affatto il messaggio apparentemente semplice ma in realtà pregno di reminiscenze ancestrali che affondano appunto la loro radice nella notte dei tempi, all’epoca in cui il primo uomo dotato di raziocinio cominciò a chiedersi luttuosamente: perché sono nato in questo Pianeta?; perché devo soffrire privazioni, dolori, dispiaceri e infine l’atroce morte annichilente?; quale Dio ha creato una simile maledizione?; quale Dio ha meditato questo terribile destino per l’uomo?

 

Domande come ben si vede eterne che non a caso dopo decine e decine di secoli di civiltà continuano a tormentare l’essere umano senza dargli tregua, costringendolo sempre alle corde per l’evidentissima irrisolvibilità della tremendissima questione.

 

Le prime civiltà mesopotamiche, egizie, cinesi e indiane cercarono con tutte le loro forze di dirimere l’angosciante quesito, teorizzando una moltitudine di déi ai quali attribuirono qualità inerenti la Natura materiale, ma in realtà era solo un tentativo panico che denotava appunto la paura dinanzi al mistero di una vita scaturita da una materia indecifrabile, oscura…che difficilmente si fa scoprire nella sua vera essenza e alla quale quindi è d’obbligo tributare onori e glorie per non venirne stritolati.

 

Anche i greci e i romani, pur nella loro superiorità intellettuale (cito tra tutti Socrate, Platone, Aristotele e Seneca) affrontarono con fasi alterne il dramma imperscrutabile del male radicale intrinseco all’esistenza, da un lato affermando il carattere eminentemente caduco della materia e dall’altro avanzando per la prima volta un principio “altro” che ne sarebbe la guida, anche se non approfondirono abbastanza la loro diciamo scoperta di un principio spirituale sotteso come substrato alla natura della sostanza umana e in generale materiale.

 

Vengono poi i Padri della Chiesa, i primi scismatici, apostati e gnostici, quindi Marcione e Mani, precursori e fondatori del Manicheismo (credenza che propugna l’esistenza di due Principi opposti), quindi fu la volta del Medioevo, l’Inquisizione, i Catari….fino ai nostri giorni.

 

A proposito dei Catari e della loro filosofia dualistica va detto che Innocenzo III, il Papa che più di ogni altro ne fu angosciato, li contrastò con furia inusitata e ben poco “cristiana”, arrivando ad allestire contro di loro, per sterminarli nel sangue come infatti avvenne, l’unica crociata combattuta in territorio europeo. Ancora oggi, a distanza di tanti secoli, non è stata ancora chiarita in profondità la causa vera di questa ossessione della Chiesa dinanzi alla filosofia catara, la quale affermava con forza l’esistenza di un altro Dio contrapposto a Colui che viene adorato nelle Chiese, un’ossessione che nasconde in realtà la terribile paura delle gerarchie ecclesiastiche di affrontare tematiche in grado non solo di scardinarne il potere, ma persino di metterne in dubbio l’onorabilità e dignità, in quanto dai Catari ritenute usurpatori del vero messaggio di Gesù Cristo.

 

Ed è proprio del messaggio vero di Gesù che urge disquisire, in quanto è qui che risiede il dramma dei drammi, l’insabbiamento o annacquamento della Storia genuina della sua vita, operata con lucida e calcolata protervia intellettuale e comportamentale da parte delle prime autorità religiose, assai dopo la morte di coloro che ebbero la fortuna di conoscere di persona il fondatore del cristianesimo.

 

Per prima cosa bisogna chiedersi come mai ben pochi storici del tempo di Gesù ne parlano, ciò che ha fatto sorgere persino il dubbio se fosse mai esistito o se non fosse nient’altro che una favola o un’invenzione narrativa e fantastica a uso e consumo delle folle ignare di essere turlupinate. In questa sede non è mio compito disquisire su queste questioni perché tra l’altro credo nell’esistenza storica del Cristo e peraltro l’argomento è di secondaria importanza in quanto quel che più colpisce nei Vangeli “ufficiali” e gnostici (la differenza è solo di facciata in quanto ad esempio il Vangelo di Giovanni venne preso come esempio eccelso di gnosticismo cristico) è l’annuncio dirompente di una visione della vita inaudita e senza precedenti, quantunque l’ufficialità ecclesiastica la presenti come semplice e alla portata di tutti. E’ qui che bisogna indagare, proprio in questa apparente semplicità, perché a volte è proprio la semplicità che nasconde la più inimmaginabile incomprensibilità. Mi viene in mente a questo proposito una frase oscura di Kafka scritta nel suo memorabile romanzo “Il Processo”, laddove si dice che “la comprensione di una cosa e l’incomprensione della stessa cosa non si escludono a vicenda”. Cito Kafka non a caso poiché è risaputa la sua fede o credenza nel “Deus Absconditus” e difatti il Tribunale Supremo a cui il protagonista cerca in ogni modo di appellarsi sfugge sempre ai suoi conati di conoscenza, abbandonandolo infine nelle mani dei suoi carnefici. Appena un attimo prima che Josef K. venga consegnato nelle mani dei suoi aguzzini, sempre nel “Processo”, Kafka lancia in maniera indiretta, tramite il suo mitico personaggio, il seguente grido di dolore e le seguenti angoscianti interrogazioni: “Dov’era il Giudice che non aveva mai visto? Dov’era l’Alto Tribunale fino al quale non era mai giunto?” Come non vedere in queste grida interrogative l’urlo altrettanto pregno di sofferenza di Cristo, allorché, mistero tra i misteri della sua vita terrena, prorompe dalla Croce con questa che sembra una contraddizione altisonante e allo stesso tempo tenebrosa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” A quale Dio si stava rivolgendo? Quale Dio lo aveva abbandonato se Egli stesso si era definito Dio dinanzi al Sinedrio, affermazione causa principale della sua morte?

 

Il fatto è che Gesù era venuto a portare sulla Terra una rivelazione e un messaggio assai duri e refrattari  per le orecchie otturate dei suoi ascoltatori. Quand’Egli dichiarava ad esempio “io non faccio parte di questo mondo”, oppure quando parlava dello Spirito di Verità “che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce”, a che cosa si stava riferendo se non appunto ad una Divinità difficilmente inquadrabile secondo i canoni della religione ebraica?

 

Un discorso a parte merita la sua “rivoluzionarietà” socio-politica sulla quale ci si è poco soffermati da parte dei più esperti ermeneuti cattolici. Non è vero che a Lui interessava poco la Giustizia sociale, questa è pura menzogna e del resto è Lui stesso a dichiarare di essere venuto a “portare il fuoco sulla Terra” ed è sempre Lui che parla quando dice di essere venuto sulla Terra a portare non la pace ma la “spada”, quella stessa spada che compare stranamente nel momento del suo arresto, allorché il discepolo Pietro la sguaina e trancia di netto un orecchio ad una guardia del Sinedrio, ciò che allude in maniera indiscutibile all’esistenza all’interno della cerchia di Gesù di un partito addirittura militare che intendeva cambiare le sorti politiche ed economiche della Palestina di allora addirittura con la forza.

 

Come non ricordare poi la scena in cui Egli se la prende in maniera anche furiosa con i cambiavalute del Tempio, mandando all’aria i loro banchi e dimostrando in sostanza di essere profondamente contrario ad una vita basata unicamente sul commercio e sui soldi e completamente avulsa da una sana spiritualità intrinseca all’uomo?

 

Tutti questi fatti testimoniano dunque in maniera inequivocabile che Gesù era entrato di proposito in rotta di collisione col mondo di allora e di sempre, un mondo in balia di falsi valori e di becero bigottismo.

 

Un altro punto su cui intendo soffermarmi riguarda il termine “Jahvè” riferito a Dio. Ebbene, esaminando attentamente tutti i Vangeli ufficiali e gnostici, mi sono accorto con grande meraviglia che mai, dico mai, Gesù dichiara di essere il Figlio di questo Dio ebraico. Egli nomina di continuo suo “Padre”, lo definisce l”Altissimo” ed è chiaro che ciò suonava alle orecchie degli ebrei come un atto di profonda ed esecrabile “eresia”, in quanto per loro Jahvè era e rimane tuttora l’unico vero Dio. E proprio in riferimento a questa delicata questione, è sempre il Cristo, e sempre nel Vangelo di Giovanni, a rimproverare i Giudei, allorché li apostrofa in malo modo, gettando su di loro una delle accuse più taglienti che si ricordi: “…non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il Diavolo e volete compiere i suoi desideri.” Non so chi fosse questo Diavolo e non desidero addentrarmi in questa tenebrosa interpretazione delle parole del Cristo, del resto gli studiosi ufficiali della Chiesa ci consigliano continuamente di non guardare alla lettera delle affermazioni evangeliche, ma di leggervi fra le righe la loro verità, salvo poi ritornare in questa operazione quando fa comodo. Allora delle due una: o l’interpretazione letterale deve essere totalmente bandita oppure deve essere accettata così com’è, con tutte le conseguenze terribili che questa può comportare.

 

Risulta quindi evidente che oltre al Cristo che conosciamo, ne esiste un altro diciamo “gnostico” che si è battuto per tutta una vita per far trionfare il Principio spirituale nascosto in questa nostra esistenza materiale intrisa di lutti e sofferenze senza fine.

 

Dopo le precedenti dissertazioni si presenta in maniera aggressiva il quesito dei quesiti: chi era realmente il “Padre”, a cui si rivolgeva il Cristo nelle sue preghiere? Era un Dio diciamo domestico come lo era Javhè con cui tutti potevano dialogare come se fosse uno di noi? O non si trattava di qualcosa d’altro su cui la Chiesa ha steso un velo e una cappa di silenzio, di modo che i credenti non fossero ottenebrati dalla sua semplice evocazione? E se era qualcosa d’altro, perché la Storia e la Religione non ne parlano, interpretando questa alterità come una delle tanti manifestazioni  dell’Essere Supremo?

 

S’impone pertanto all’attenzione la teorizzazione di un nuovo modo d’intendere Dio, da pregarsi e credersi solo in quanto Bene Assoluto e Avulso dal contesto creazionistico in cui per forza si è voluto incapsularlo. Da questo punto di vista, lo studio della figura di Cristo può esserci di grande aiuto. Lungi da me il proposito di voler disquisire sul dogma della sua divinità (è una questione che lascio volentieri ai teologi), quel che intendo infatti sottolineare è che quest’uomo è venuto a porci il dilemma che stiamo dibattendo sotto una luce del tutto originale e inusitata. Egli non è interessato al mondo, a Lui preme soltanto marcare il carattere spirituale dell’uomo, farlo fiorire dentro di noi per mettere costantemente alle corde il principio materiale della creazione. Non si comprenderebbe altrimenti come mai si scaglia di continuo violentemente contro tutto ciò che non è Spirito e Verità. La sua Passione e Morte deve suonare allora quale severo ammonimento a quanti lo hanno frainteso e annacquato, in primis la Chiesa di Roma che si favoleggia sia fondata sulla sua dottrina, che spudoratamente lo ha usato e ne ha abusato alterando completamente il suo pensiero, magari per non urtare troppo i governanti (vedasi il caso eclatante di Costantino, le cui enormi pressioni dissacranti al Concilio di Nicea sono ormai un fatto acquisito e ineccepibile) e per impedire alle masse derelitte di scrollarsi di dosso tutte le ingiustizie alle quali sono condannate.

 

Che tipo di divinità era venuto allora a propugnare? Si trattava del solito Jahvè, un dio alquanto regionale in quanto adorato unicamente dagli ebrei? Non credo. Gesù aveva del divino un’idea assai immensa per potersi accontentare di così poco. Egli riteneva che Dio fosse il Bene Assoluto e che quindi l’Universo Creato non potesse affatto rispecchiare la sua Maestà del tutto inattingibile dalla Materia. Un Dio impantanato nella Materia non avrebbe mai potuto entrare nel raggio dei suoi interessi e allo stesso tempo non avrebbe mai trovato spazio nella sua predicazione, sarebbe stato come annunciare al mondo che il male esiste perché tutto ciò che esiste proviene da Dio.

 

Ecco perché Gesù coglieva ogni occasione per marcare la Sua Radicale Differenza dal Mondo e dal suo Inventore, appunto perché intendeva staccarsi da una visione di Dio imperniata sulla giustificazione e salvaguardia dei suoi attributi quali si riflettono nellUniverso da lui voluto. Ma, in questo caso, chi era, davvero, il Padre che annunciava alle folle? Poteva questo Padre confondersi con ‘simile’ Facitore Materiale? Non credo. Egli era talmente compenetrato nell’Anima del Padre Spirituale da respingere in toto l’idea che fosse coinvolto e compromesso in un’esistenza così radicalmente funesta, un convincimento tanto profondo fino al punto da condurlo alla persuasione di avere un qualche rapporto d’intimità con Lui, un atteggiamento quanto mai umano che chiunque può mettere in opera se solo si sappia evadere dal carcere spietato di questa vita e si riesca a spiccare il volo verso il Bene Ultramondano.

 

Gesù Cristo, in sostanza, non ha nulla a che vedere con questa Creazione e men che meno con questa Natura.

 

Egli non è il Figlio di un Dio-Creatore; egli è stato l’uomo che si è costituito alle menti di tutti i tempi quale Annunciatore delle Qualità Sconosciute del Padre.

 

Questo in sostanza era Gesù, un uomo a tutti gli effetti che credeva di essere il Figlio di un Dio Straniero mai conosciuto e fatto conoscere agli uomini, un Dio che non si deve adorare né pregare per non offendere l’Artefice di questa Esistenza, un Dio Spirituale completamente al di là di questo mondo e Sommamente Buono e quindi non implicato nel Male Radicale della Creazione.

 

Perché la Chiesa ha paura che si dimostri con prove inconfutabili che Gesù non era quello che ad essa fa più comodo? Appunto perché ne temette e ne teme la vera dottrina. Innalzandolo sul piedistallo divino e facendolo coincidere con il Responsabile Misterioso della Natura, questa ne veniva in un certo senso Sacralizzata e Inviolabilizzata, scaricando su Gesù le contraddizioni divine e con ciò risolvendo con un colpo di spugna e a buon mercato l’Irrisolvibile Tenebroso problema del Male, un Problema altrimenti destinato a corrodere nei secoli la fede in un Dio che si è voluto per forza individuare quale Creatore dell’Universo Materiale. Ma, come si evince da quanto detto, la nozione di Creatore non ha nulla a che fare con la definizione ‘filosofica’ di Dio. Questi, assiomaticamente e apoditticamente, è stato da sempre additato quale Essere Supremo Perfetto, Autosufficiente e Sommamente Buono, di contro ad un Mondo palesemente imperfetto, bisognoso di aiuto e chiaramente Mortifero perché appunto incorniciato nella nascita e distruzione continua delle sue creature. Creatore e Dio sono dunque due  nozioni assolutamente contrastanti e vicendevolmente incompatibili. Noi preghiamo Dio perché ci salvi dalle grinfie del mondo delle tenebre, non certo perché ce ne faccia assaggiare la tremenda velenosità. Appare quindi logico sostenere che lUniverso non è stato fatto da Dio, sebbene da un Essere divino con capacità creative, un Essere in cui il problema del male troverebbe non a caso finalmente la sua giusta collocazione e spiegazione, in quanto (insieme ad un bene caduco, apparente e transitorio) Sua Principale Promanazione.

 

Non voglio approfondire oltre questa diatriba filosofica perché ci porterebbe assai lontani e non credo sia il caso di passare notti e notti ad inseguire le possibili vie di uscita da questo ‘impasse’ eterno dell’intelletto. Dovremmo porci infatti a questo punto il tremendo quesito del perché dell’esistenza della Natura in contrapposizione al Dio-Padre annunciato con possente autorità da Gesù Cristo. Poiché il carattere illuminatorio e gnostico di Questi dovrebbe essere ormai un fatto assimilato, l’unica vera risoluzione del caso in questione potrebbe risiedere nella misteriosa profondissima psiche del Nazareno, che potrebbe avere avuto l’intuizione, in quanto figlio dello Spirito divino, di capire l’abisso sussistente tra la vita materiale e la dimensione soprannaturale, la qual cosa, in un animo come quello di Gesù fortemente intriso di messianismo apocalittico, lo avrebbe spinto allo scontro frontale con le potestà visibili ed invisibili di questo sistema di cose, scontro che come sappiamo dai Vangeli si conclude sanguinosamente con la sua morte in croce.

 

La morte di Cristo, tuttavia, non cancella definitivamente la sua memoria e il suo esempio, per questo sono convinto che la Chiesa abbia fatto un torto enorme ai popoli, distorcendo artatamente l’immagine vera del crocifisso, poiché, in questa maniera, si è sottratto a Gesù il suo vero volto e si è stravolta la sua vera missione, che consisteva, come ci fa comprendere anche Mel Gibson nel film La Passione di Cristo, nel farsi martirizzare e macellare allo scopo di dimostrare con l’effusione del proprio sangue l’estraneità radicale dello Spirito rispetto ad un mondo che non a caso lo calpesta ogni giorno perché appunto inconciliabile con le Leggi e le Direttive del Padrone della Natura Universale.

 

Al termine di queste riflessioni, desidero proporre ai miei lettori alcuni inquietanti brani tratti dai Vangeli apocrifi di Tommaso e di Filippo.

 

Gesù disse: Se vi diranno da dove venite dite loro: “Veniamo dalla Luce, dal luogo dove la Luce è apparsa da sé, si è stabilita, ed è apparsa nella sua immagine.”

 

Gesù disse: “Chi è arrivato a conoscere il mondo ha scoperto una carcassa, e di chiunque ha scoperto una carcassa il mondo non è degno.”

 

Gesù disse: “Le immagini sono visibili alla gente, ma la loro luce è nascosta nell’immagine della Luce del Padre. Lui si rivelerà, ma la sua immagine è nascosta dalla sua Luce.”

 

Gli arconti vollero ingannare l’uomo, a motivo della sua parentela con quelli che sono veramente buoni. Presero il nome di coloro che sono buoni e lo attribuirono a coloro che non sono buoni, per poterlo ingannare mediante i nomi e poterlo vincolare a quanti non sono buoni.

 

Coloro che affermano che il Signore è morto e poi è risuscitato sbagliano. Egli infatti prima risorse e poi morì. Chi non ottiene prima la resurrezione, costui morirà.

 

Tutti coloro che sono generati nel mondo sono generati in modo naturale, mentre gli altri dallo Spirito.

 

Come non vedere in queste affermazioni pur apocrife la profondissima contrapposizione tra Mondo e Spirito?

 

Se questa contrapposizione venisse provata in maniera inequivocabile e ineccepibile, si aprirebbe per la teologia cristica un caso davvero inquietante: come sarebbe possibile continuare ad affermare  che Gesù e Dio sono la stessa persona, quando risulta lapalissiano che il primo condannava incessantemente l’Universo creato appellandosi di continuo a quel Padre Spirituale che in maniera chiarissima appare incommensurabilmente  lontano e totalmente refrattario e contrario alla sua esistenza?

 

Vincenzo Poma

 

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categorie: gnosticismo, catarismo
mercoledì, 25 aprile 2007

Introduzione allo Gnosticismo

Il termine GNOSTICISMO è usato per designare un complesso di correnti filosofico-religiose dell'antichità, la cui massima diffusione si è avuta nei secoli II e III dell'era cristiana. L'area geografica interessata da questi movimenti è quella mediterranea con i suoi eminenti centri culturali, come Roma e Alessandria d'Egitto.
L'origine della parola deriva dal greco GNOSIS, che significa "CONOSCENZA", ma che è in questo ambito intesa più compiutamente come "DOTTRINA DELLA SALVEZZA TRAMITE LA CONOSCENZA".

Nel 1945 è avvenuto il ritrovamento a Nag Hammadi, nell'Alto Egitto, di un'intera biblioteca di testi gnostici sigillati in una giara. L'importanza di questa scoperta è eccezionale, visto che di 52 testi ne sono risultati del tutto sconosciuti prima ben 40, di cui 30 interi e gli altri frammentari. Altri erano noti solo da citazioni negli scritti degli eresiologi. Prima di questa data i testi originali e integrali erano pochissimi, e le fonti per lo stuzio coincidevano con le confutazioni da parte di autori ortodossi, e quindi gli studiosi si dovevano basare per lo più su dati di seconda mano.

Non dobbiamo immaginare un sistema coerente, ma piuttosto un insieme di dottrine e di scuole, ognuna con una propria cosmogonia e una propria antropogonia, ma indentificabili più o meno chiaramente dal nucleo centrale della loro filosofia. Questo è definito dalle seguenti caratteristiche:

1) ANTICOSMISMO, ovvero rifiuto dell'universo materiale e del suo ordinamento, attribuiti alla creazione di un Demiurgo malvagio, chiamato in molti testi JALDABAOTH e identificato con YHWH, il Dio dell'Antico Testamento.

2) RICONOSCIMENTO DEL DIO NASCOSTO (Agnostos Theos, Deus Absconditus), artefice delle realtà spirituali (il Mondo della Perfezione o Pléroma), e come tale non immischiato nella lordura del Cosmo.

3) DOCETISMO, ovvero rifiuto della corporeità di Cristo, figura che viene variamente interpretata dalle diverse scuole, come un uomo riassorbito dal Dio Nascosto per la sua virtù, come una persona divina in una Trinità Padre - Figlio - Spirito Santo Femminile, oppure come la personificazione di un Eone (emanazione divina). 

4) NOSTALGIA DELLE ORIGINI: la Salvezza è concepita come il ricongiungimento dell'uomo con il Pléroma, e in questo processo Salvatore, Salvato e Salvezza coincidono.

5) DIVISIONE DEGLI ESSERI UMANI IN TRE CATEGORIE: ILICI, PSICHICI e PNEUMATICI. L'uomo ilico, totalmente materiale, non ha in sé alcuna scintilla divina ed è destinato a morire in eterno. L'uomo pneumatico, interamente spirituale, ha in sé lo Spirito Divino, e sarà salvato. L'uomo psichico, collegato sia al mondo materiale che a quello superiore, deve invece compiere la propria scelta nel corso di esistenze successive.

6) ESOTERISMO, ovvero trasmissione segreta della dottrina salvifica, in opposizione all'essoterismo dell'ortodossia (verità pubblica).

7) INDIVIDUALISMO, cioè approccio del singolo alla Divinità senza mediazione di una casta sacerdotale e di un'autorità centrale.

8) ANTINOMISMO, ovvero rifiuto radicale di ogni forma di morale veterotestamentaria. Questo ha portato ad atteggiamenti molto contrastanti a seconda delle correnti di pensiero, che nel campo della morale sessuale vanno dall'encratismo (continenza assoluta) al libertinismo. 

Confuto in modo deciso la definizione di PANTEISMO che Wikipedia attribuisce allo Gnosticismo (http://it.wikipedia.org/wiki/Gnosticismo): è vero tutto il contrario. La ripugnanza per l'opera del Demiurgo è assolutamente inconciliabile con qualsiasi identificazione tra Dio Nascosto e materia, e persino con la sua immanenza. 

Il Cristianesimo ortodosso nei primi secoli si è sentito fortemente minacciato dallo sviluppo e dal prodigioso diffondersi dello Gnosticismo, e ha visto con orrore la possibilità di essere associato ad esso dagli ignari Gentili che osservavano dall'esterno le nuove dottrine. Per questo motivo si è innescata una biliosa battaglia teologica, ma l'Inquisizione che tutti conosciamo a quell'epoca non esisteva ancora: Cristiani, Gnostici e Manichei erano tutti indistintamente perseguitati dal potere di Cesare.

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categorie: gnosticismo
martedì, 24 aprile 2007

Theos Agnostos

Introduco il complesso e affascinante argomento GNOSTICISMO con questa interessantissima riflessione dell'amico VINCENZO POMA:

Perchè sul calendario non c'è una giornata dedicata a Dio Padre?

Alcuni mesi addietro mi sono voluto levare una curiosità: sono andato a controllare il calendario e, con mia somma meraviglia, mi sono accorto che non esiste alcuna giornata dedicata a Dio Padre, quel misterioso Padre a cui si rivolgeva sempre il Cristo. La questione potrebbe sembrare a prima vista superficiale e di nessuna valenza significativa per la religione cattolica, ma, a pensarci bene, sorgono a proposito dei dubbi che inquietano grandemente: perché non è stata prevista una festa da riservare al Padreterno? Per scrupolo di coscienza ho rivolto la domanda ad un mio conoscente clericale, il quale mi ha rivelato con molta spontaneità e sicurezza che nel calendario manca quella attribuzione in quanto il Padre viene di continuo nominato nelle Chiese e nelle preghiere, per cui sarebbe stato superfluo procedere ad una sorta di Venerazione e Santificazione come accade per tutti i Santi e Martiri della Chiesa. Del resto, continuò, l’uomo non potrebbe Santificare “qualcuno” che è più grande di tutti e per giunta il Creatore dell’Universo. Sarebbe un atto di prevaricazione e di superbia imperdonabili.

Devo dire che la risposta mi ha tranquillizzato fino ad un certo punto. Ritengo infatti che alla base di questa omissione ci siano dei misteri che la Chiesa farebbe bene a svelare ai suoi credenti, perché troppe sono le manchevolezze e le questioni non risolte.

Teniamo conto che la Religione Cattolica, nell’ambito dei tre monoteismi, è l’unica imperniata sulla figura di un Essere in un certo qual modo “inferiore” a Dio, dalla nostra religione definito col termine di “Padre”. Questo è uno dei punti più oscuri che abbisognano di un approfondimento che forse è mancato da parte delle alte autorità ecclesiastiche.

La questione rimanda alla famosa diatriba ariana, allorché appunto il filosofo Ario, poi scomunicato, aveva sollevato a suo tempo il problema sostenendo che la figura di Dio-Padre è nettamente al di sopra del Figlio e che questi in sostanza era soltanto una figura che era in stretti rapporti con Dio avendone ricevuto una sorta di elezione per il suo carattere e per la sua anima pulita dalle incrostazioni mondane; in sostanza una specie di adozione che però rimanda pericolosamente al paganesimo, dove non mancano esseri umani fatti divenire divini per le loro peculiarità comportamentali e sovrumane.

Con questo non si vuole certo sminuire la persona di Gesù (Egli fu davvero un Essere al di sopra della norma quanto a sapienza e intelletto) e tuttavia, sempre a proposito di Ario, non va dimenticato che a un certo punto contro di lui si riunì il famoso Concilio di Nicea del 325, a quanto si dice presieduto dall’Imperatore Costantino che secondo un’opinione diffusa tra gli storici ne influenzò pesantemente le decisioni, e in quella celebre riunione venne dibattuto proprio l’argomento in esame, dovevasi in sostanza stabilire il rapporto tra Padre e Figlio.

Il Concilio prese una decisione diciamo “salomonica” e stilò nero su bianco il misterioso “credo niceno”, nel quale, pur stabilendosi la preminenza del Padre, poneva Gesù accanto a Lui quale Figlio e nelle vesti in sostanza di una seconda divinità quasi alla pari dell’Essere Supremo. Da un lato quindi si dava ragione ad Ario, ribadendo il suo concetto di Onnipotenza del Padre e dall’altro in sostanza questa stessa Onnipotenza veniva trasferita anche al Figlio, laddove ad esempio si dice che “di nuovo verrà sulla Terra per giudicare i vivi e i morti e il suo Regno non avrà fine”; una conclusione ed un accordo che comunque non chiarivano ad esempio la vera identità del “Padre”, sia perché lo si era caricato di connotati che appartenevano al Cristo (il dogma della Trinità lo conferma) e sia perché a quel tempo si aveva bisogno di un Dio che fosse il più vicino ai bisogni e alle speranze dei popoli.

Non c’è dubbio che si trattò di una sorta di lancio di spugna: assodato che Dio rimane pur sempre il Mistero dei Misteri (non a caso da sempre i teologi discutono senza alcun risultato sulla sua vera Essenza), non si trovò altro rimedio se non quello di farlo scendere dal suo piedistallo intangibile avvicinandogli e sostituendogli la figura del Cristo, un Dio più rispondente al bisogno dell’uomo di avere con l’Essere Supremo un rapporto più intimo e amichevole.

Ma con ciò il Mistero di Dio rimaneva tal quale, si era creata una seconda divinità ben poco equiparabile all’Essere Supremo per eccellenza e pertanto ritengo che questo fu l’inizio di una contraddizione che ci portiamo dietro fin dalla nascita del Cristianesimo.

La precedente argomentazione può aiutarci a capire il perché della mancanza sul calendario di un giorno dedicato a Dio. In effetti, come fare ad attribuirgli una qualche festa, se si considera che nessuno ne conosce in profondità l’Essenza? E, qualora gli si intestasse una ricorrenza religiosa, come potrebbe la Chiesa spiegare tutti i misteri che su di Lui sono sempre esistiti, fin dalla nascita del primo uomo, a cominciare dalla irrisolvibile questione del Male? Parlare solo di Dio e non di Cristo, non significherebbe addentrarsi nelle sabbie mobili della sua oscurità esistenziale? Meglio dunque un Gesù che ce lo presenta nelle vesti di “Padre”, in questo modo svuotandolo di senso e negandogli l’unicità delle sue inattingibili prerogative.   

Saluti
Vincenzo Poma

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categorie: gnosticismo