Il lato oscuro della
storia di Gesù Cristo
Esiste un Gesù ortodosso, secondo quanto ne predicano le alte gerarchie vaticane, e, misteriosamente ma in maniera apodittica, un Cristo invece oscuro, sconosciuto, pericoloso, rivoluzionario, messo a tacere nelle pagine della Storia “ufficiale” mediante una sorta di cospirazione contro la Verità, quella stessa Verità di cui Pilato era affascinato quando ne chiese all’imminente crocifisso il significato, ricevendone dall’interrogato un silenzio gonfio di significanze sconquassanti.
Era un silenzio che nascondeva alla radice uno dei più mostruosi segreti della Storia: la vera identità del Cristo Gesù, di cui ci sciacquiamo tutti la bocca senza conoscerne affatto il messaggio apparentemente semplice ma in realtà pregno di reminiscenze ancestrali che affondano appunto la loro radice nella notte dei tempi, all’epoca in cui il primo uomo dotato di raziocinio cominciò a chiedersi luttuosamente: perché sono nato in questo Pianeta?; perché devo soffrire privazioni, dolori, dispiaceri e infine l’atroce morte annichilente?; quale Dio ha creato una simile maledizione?; quale Dio ha meditato questo terribile destino per l’uomo?
Domande come ben si vede eterne che non a caso dopo decine e decine di secoli di civiltà continuano a tormentare l’essere umano senza dargli tregua, costringendolo sempre alle corde per l’evidentissima irrisolvibilità della tremendissima questione.
Le prime civiltà mesopotamiche, egizie, cinesi e indiane cercarono con tutte le loro forze di dirimere l’angosciante quesito, teorizzando una moltitudine di déi ai quali attribuirono qualità inerenti la Natura materiale, ma in realtà era solo un tentativo panico che denotava appunto la paura dinanzi al mistero di una vita scaturita da una materia indecifrabile, oscura…che difficilmente si fa scoprire nella sua vera essenza e alla quale quindi è d’obbligo tributare onori e glorie per non venirne stritolati.
Anche i greci e i romani, pur nella loro superiorità intellettuale (cito tra tutti Socrate, Platone, Aristotele e Seneca) affrontarono con fasi alterne il dramma imperscrutabile del male radicale intrinseco all’esistenza, da un lato affermando il carattere eminentemente caduco della materia e dall’altro avanzando per la prima volta un principio “altro” che ne sarebbe la guida, anche se non approfondirono abbastanza la loro diciamo scoperta di un principio spirituale sotteso come substrato alla natura della sostanza umana e in generale materiale.
Vengono poi i Padri della Chiesa, i primi scismatici, apostati e gnostici, quindi Marcione e Mani, precursori e fondatori del Manicheismo (credenza che propugna l’esistenza di due Principi opposti), quindi fu la volta del Medioevo, l’Inquisizione, i Catari….fino ai nostri giorni.
A proposito dei Catari e della loro filosofia dualistica va detto che Innocenzo III, il Papa che più di ogni altro ne fu angosciato, li contrastò con furia inusitata e ben poco “cristiana”, arrivando ad allestire contro di loro, per sterminarli nel sangue come infatti avvenne, l’unica crociata combattuta in territorio europeo. Ancora oggi, a distanza di tanti secoli, non è stata ancora chiarita in profondità la causa vera di questa ossessione della Chiesa dinanzi alla filosofia catara, la quale affermava con forza l’esistenza di un altro Dio contrapposto a Colui che viene adorato nelle Chiese, un’ossessione che nasconde in realtà la terribile paura delle gerarchie ecclesiastiche di affrontare tematiche in grado non solo di scardinarne il potere, ma persino di metterne in dubbio l’onorabilità e dignità, in quanto dai Catari ritenute usurpatori del vero messaggio di Gesù Cristo.
Ed è proprio del messaggio vero di Gesù che urge disquisire, in quanto è qui che risiede il dramma dei drammi, l’insabbiamento o annacquamento della Storia genuina della sua vita, operata con lucida e calcolata protervia intellettuale e comportamentale da parte delle prime autorità religiose, assai dopo la morte di coloro che ebbero la fortuna di conoscere di persona il fondatore del cristianesimo.
Per prima cosa bisogna chiedersi come mai ben pochi storici del tempo di Gesù ne parlano, ciò che ha fatto sorgere persino il dubbio se fosse mai esistito o se non fosse nient’altro che una favola o un’invenzione narrativa e fantastica a uso e consumo delle folle ignare di essere turlupinate. In questa sede non è mio compito disquisire su queste questioni perché tra l’altro credo nell’esistenza storica del Cristo e peraltro l’argomento è di secondaria importanza in quanto quel che più colpisce nei Vangeli “ufficiali” e gnostici (la differenza è solo di facciata in quanto ad esempio il Vangelo di Giovanni venne preso come esempio eccelso di gnosticismo cristico) è l’annuncio dirompente di una visione della vita inaudita e senza precedenti, quantunque l’ufficialità ecclesiastica la presenti come semplice e alla portata di tutti. E’ qui che bisogna indagare, proprio in questa apparente semplicità, perché a volte è proprio la semplicità che nasconde la più inimmaginabile incomprensibilità. Mi viene in mente a questo proposito una frase oscura di Kafka scritta nel suo memorabile romanzo “Il Processo”, laddove si dice che “la comprensione di una cosa e l’incomprensione della stessa cosa non si escludono a vicenda”. Cito Kafka non a caso poiché è risaputa la sua fede o credenza nel “Deus Absconditus” e difatti il Tribunale Supremo a cui il protagonista cerca in ogni modo di appellarsi sfugge sempre ai suoi conati di conoscenza, abbandonandolo infine nelle mani dei suoi carnefici. Appena un attimo prima che Josef K. venga consegnato nelle mani dei suoi aguzzini, sempre nel “Processo”, Kafka lancia in maniera indiretta, tramite il suo mitico personaggio, il seguente grido di dolore e le seguenti angoscianti interrogazioni: “Dov’era il Giudice che non aveva mai visto? Dov’era l’Alto Tribunale fino al quale non era mai giunto?” Come non vedere in queste grida interrogative l’urlo altrettanto pregno di sofferenza di Cristo, allorché, mistero tra i misteri della sua vita terrena, prorompe dalla Croce con questa che sembra una contraddizione altisonante e allo stesso tempo tenebrosa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” A quale Dio si stava rivolgendo? Quale Dio lo aveva abbandonato se Egli stesso si era definito Dio dinanzi al Sinedrio, affermazione causa principale della sua morte?
Il fatto è che Gesù era venuto a portare sulla Terra una rivelazione e un messaggio assai duri e refrattari per le orecchie otturate dei suoi ascoltatori. Quand’Egli dichiarava ad esempio “io non faccio parte di questo mondo”, oppure quando parlava dello Spirito di Verità “che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce”, a che cosa si stava riferendo se non appunto ad una Divinità difficilmente inquadrabile secondo i canoni della religione ebraica?
Un discorso a parte merita la sua “rivoluzionarietà” socio-politica sulla quale ci si è poco soffermati da parte dei più esperti ermeneuti cattolici. Non è vero che a Lui interessava poco la Giustizia sociale, questa è pura menzogna e del resto è Lui stesso a dichiarare di essere venuto a “portare il fuoco sulla Terra” ed è sempre Lui che parla quando dice di essere venuto sulla Terra a portare non la pace ma la “spada”, quella stessa spada che compare stranamente nel momento del suo arresto, allorché il discepolo Pietro la sguaina e trancia di netto un orecchio ad una guardia del Sinedrio, ciò che allude in maniera indiscutibile all’esistenza all’interno della cerchia di Gesù di un partito addirittura militare che intendeva cambiare le sorti politiche ed economiche della Palestina di allora addirittura con la forza.
Come non ricordare poi la scena in cui Egli se la prende in maniera anche furiosa con i cambiavalute del Tempio, mandando all’aria i loro banchi e dimostrando in sostanza di essere profondamente contrario ad una vita basata unicamente sul commercio e sui soldi e completamente avulsa da una sana spiritualità intrinseca all’uomo?
Tutti questi fatti testimoniano dunque in maniera inequivocabile che Gesù era entrato di proposito in rotta di collisione col mondo di allora e di sempre, un mondo in balia di falsi valori e di becero bigottismo.
Un altro punto su cui intendo soffermarmi riguarda il termine “Jahvè” riferito a Dio. Ebbene, esaminando attentamente tutti i Vangeli ufficiali e gnostici, mi sono accorto con grande meraviglia che mai, dico mai, Gesù dichiara di essere il Figlio di questo Dio ebraico. Egli nomina di continuo suo “Padre”, lo definisce l”Altissimo” ed è chiaro che ciò suonava alle orecchie degli ebrei come un atto di profonda ed esecrabile “eresia”, in quanto per loro Jahvè era e rimane tuttora l’unico vero Dio. E proprio in riferimento a questa delicata questione, è sempre il Cristo, e sempre nel Vangelo di Giovanni, a rimproverare i Giudei, allorché li apostrofa in malo modo, gettando su di loro una delle accuse più taglienti che si ricordi: “…non potete dare ascolto alle mie parole, voi che avete per padre il Diavolo e volete compiere i suoi desideri.” Non so chi fosse questo Diavolo e non desidero addentrarmi in questa tenebrosa interpretazione delle parole del Cristo, del resto gli studiosi ufficiali della Chiesa ci consigliano continuamente di non guardare alla lettera delle affermazioni evangeliche, ma di leggervi fra le righe la loro verità, salvo poi ritornare in questa operazione quando fa comodo. Allora delle due una: o l’interpretazione letterale deve essere totalmente bandita oppure deve essere accettata così com’è, con tutte le conseguenze terribili che questa può comportare.
Risulta quindi evidente che oltre al Cristo che conosciamo, ne esiste un altro diciamo “gnostico” che si è battuto per tutta una vita per far trionfare il Principio spirituale nascosto in questa nostra esistenza materiale intrisa di lutti e sofferenze senza fine.
Dopo le precedenti dissertazioni si presenta in maniera aggressiva il quesito dei quesiti: chi era realmente il “Padre”, a cui si rivolgeva il Cristo nelle sue preghiere? Era un Dio diciamo domestico come lo era Javhè con cui tutti potevano dialogare come se fosse uno di noi? O non si trattava di qualcosa d’altro su cui la Chiesa ha steso un velo e una cappa di silenzio, di modo che i credenti non fossero ottenebrati dalla sua semplice evocazione? E se era qualcosa d’altro, perché la Storia e la Religione non ne parlano, interpretando questa alterità come una delle tanti manifestazioni dell’Essere Supremo?
S’impone pertanto all’attenzione la teorizzazione di un nuovo modo d’intendere Dio, da pregarsi e credersi solo in quanto Bene Assoluto e Avulso dal contesto creazionistico in cui per forza si è voluto incapsularlo. Da questo punto di vista, lo studio della figura di Cristo può esserci di grande aiuto. Lungi da me il proposito di voler disquisire sul dogma della sua divinità (è una questione che lascio volentieri ai teologi), quel che intendo infatti sottolineare è che quest’uomo è venuto a porci il dilemma che stiamo dibattendo sotto una luce del tutto originale e inusitata. Egli non è interessato al mondo, a Lui preme soltanto marcare il carattere spirituale dell’uomo, farlo fiorire dentro di noi per mettere costantemente alle corde il principio materiale della creazione. Non si comprenderebbe altrimenti come mai si scaglia di continuo violentemente contro tutto ciò che non è Spirito e Verità. La sua Passione e Morte deve suonare allora quale severo ammonimento a quanti lo hanno frainteso e annacquato, in primis la Chiesa di Roma che si favoleggia sia fondata sulla sua dottrina, che spudoratamente lo ha usato e ne ha abusato alterando completamente il suo pensiero, magari per non urtare troppo i governanti (vedasi il caso eclatante di Costantino, le cui enormi pressioni dissacranti al Concilio di Nicea sono ormai un fatto acquisito e ineccepibile) e per impedire alle masse derelitte di scrollarsi di dosso tutte le ingiustizie alle quali sono condannate.
Che tipo di divinità era venuto allora a propugnare? Si trattava del solito Jahvè, un dio alquanto regionale in quanto adorato unicamente dagli ebrei? Non credo. Gesù aveva del divino un’idea assai immensa per potersi accontentare di così poco. Egli riteneva che Dio fosse il Bene Assoluto e che quindi l’Universo Creato non potesse affatto rispecchiare la sua Maestà del tutto inattingibile dalla Materia. Un Dio impantanato nella Materia non avrebbe mai potuto entrare nel raggio dei suoi interessi e allo stesso tempo non avrebbe mai trovato spazio nella sua predicazione, sarebbe stato come annunciare al mondo che il male esiste perché tutto ciò che esiste proviene da Dio.
Ecco perché Gesù coglieva ogni occasione per marcare la Sua Radicale Differenza dal Mondo e dal suo Inventore, appunto perché intendeva staccarsi da una visione di Dio imperniata sulla giustificazione e salvaguardia dei suoi attributi quali si riflettono nell’Universo da lui voluto. Ma, in questo caso, chi era, davvero, il Padre che annunciava alle folle? Poteva questo Padre confondersi con ‘simile’ Facitore Materiale? Non credo. Egli era talmente compenetrato nell’Anima del Padre Spirituale da respingere in toto l’idea che fosse coinvolto e compromesso in un’esistenza così radicalmente funesta, un convincimento tanto profondo fino al punto da condurlo alla persuasione di avere un qualche rapporto d’intimità con Lui, un atteggiamento quanto mai umano che chiunque può mettere in opera se solo si sappia evadere dal carcere spietato di questa vita e si riesca a spiccare il volo verso il Bene Ultramondano.
Gesù Cristo, in sostanza, non ha nulla a che vedere con questa Creazione e men che meno con questa Natura.
Egli non è il Figlio di un Dio-Creatore; egli è stato l’uomo che si è costituito alle menti di tutti i tempi quale Annunciatore delle Qualità Sconosciute del Padre.
Questo in sostanza era Gesù, un uomo a tutti gli effetti che credeva di essere il Figlio di un Dio Straniero mai conosciuto e fatto conoscere agli uomini, un Dio che non si deve adorare né pregare per non offendere l’Artefice di questa Esistenza, un Dio Spirituale completamente al di là di questo mondo e Sommamente Buono e quindi non implicato nel Male Radicale della Creazione.
Perché la Chiesa ha paura che si dimostri con prove inconfutabili che Gesù non era quello che ad essa fa più comodo? Appunto perché ne temette e ne teme la vera dottrina. Innalzandolo sul piedistallo divino e facendolo coincidere con il Responsabile Misterioso della Natura, questa ne veniva in un certo senso Sacralizzata e Inviolabilizzata, scaricando su Gesù le contraddizioni divine e con ciò risolvendo con un colpo di spugna e a buon mercato l’Irrisolvibile Tenebroso problema del Male, un Problema altrimenti destinato a corrodere nei secoli la fede in un Dio che si è voluto per forza individuare quale Creatore dell’Universo Materiale. Ma, come si evince da quanto detto, la nozione di Creatore non ha nulla a che fare con la definizione ‘filosofica’ di Dio. Questi, assiomaticamente e apoditticamente, è stato da sempre additato quale Essere Supremo Perfetto, Autosufficiente e Sommamente Buono, di contro ad un Mondo palesemente imperfetto, bisognoso di aiuto e chiaramente Mortifero perché appunto incorniciato nella nascita e distruzione continua delle sue creature. Creatore e Dio sono dunque due nozioni assolutamente contrastanti e vicendevolmente incompatibili. Noi preghiamo Dio perché ci salvi dalle grinfie del mondo delle tenebre, non certo perché ce ne faccia assaggiare la tremenda velenosità. Appare quindi logico sostenere che l’Universo non è stato fatto da Dio, sebbene da un Essere divino con capacità creative, un Essere in cui il problema del male troverebbe non a caso finalmente la sua giusta collocazione e spiegazione, in quanto (insieme ad un bene caduco, apparente e transitorio) Sua Principale Promanazione.
Non voglio approfondire oltre questa diatriba filosofica perché ci porterebbe assai lontani e non credo sia il caso di passare notti e notti ad inseguire le possibili vie di uscita da questo ‘impasse’ eterno dell’intelletto. Dovremmo porci infatti a questo punto il tremendo quesito del perché dell’esistenza della Natura in contrapposizione al Dio-Padre annunciato con possente autorità da Gesù Cristo. Poiché il carattere illuminatorio e gnostico di Questi dovrebbe essere ormai un fatto assimilato, l’unica vera risoluzione del caso in questione potrebbe risiedere nella misteriosa profondissima psiche del Nazareno, che potrebbe avere avuto l’intuizione, in quanto figlio dello Spirito divino, di capire l’abisso sussistente tra la vita materiale e la dimensione soprannaturale, la qual cosa, in un animo come quello di Gesù fortemente intriso di messianismo apocalittico, lo avrebbe spinto allo scontro frontale con le potestà visibili ed invisibili di questo sistema di cose, scontro che come sappiamo dai Vangeli si conclude sanguinosamente con la sua morte in croce.
La morte di Cristo, tuttavia, non cancella definitivamente la sua memoria e il suo esempio, per questo sono convinto che la Chiesa abbia fatto un torto enorme ai popoli, distorcendo artatamente l’immagine vera del crocifisso, poiché, in questa maniera, si è sottratto a Gesù il suo vero volto e si è stravolta la sua vera missione, che consisteva, come ci fa comprendere anche Mel Gibson nel film La Passione di Cristo, nel farsi martirizzare e macellare allo scopo di dimostrare con l’effusione del proprio sangue l’estraneità radicale dello Spirito rispetto ad un mondo che non a caso lo calpesta ogni giorno perché appunto inconciliabile con le Leggi e le Direttive del Padrone della Natura Universale.
Al termine di queste riflessioni, desidero proporre ai miei lettori alcuni inquietanti brani tratti dai Vangeli apocrifi di Tommaso e di Filippo.
Gesù disse: Se vi diranno da dove venite dite loro: “Veniamo dalla Luce, dal luogo dove la Luce è apparsa da sé, si è stabilita, ed è apparsa nella sua immagine.”
Gesù disse: “Chi è arrivato a conoscere il mondo ha scoperto una carcassa, e di chiunque ha scoperto una carcassa il mondo non è degno.”
Gesù disse: “Le immagini sono visibili alla gente, ma la loro luce è nascosta nell’immagine della Luce del Padre. Lui si rivelerà, ma la sua immagine è nascosta dalla sua Luce.”
Gli arconti vollero ingannare l’uomo, a motivo della sua parentela con quelli che sono veramente buoni. Presero il nome di coloro che sono buoni e lo attribuirono a coloro che non sono buoni, per poterlo ingannare mediante i nomi e poterlo vincolare a quanti non sono buoni.
Coloro che affermano che il Signore è morto e poi è risuscitato sbagliano. Egli infatti prima risorse e poi morì. Chi non ottiene prima la resurrezione, costui morirà.
Tutti coloro che sono generati nel mondo sono generati in modo naturale, mentre gli altri dallo Spirito.
Come non vedere in queste affermazioni pur apocrife la profondissima contrapposizione tra Mondo e Spirito?
Se questa contrapposizione venisse provata in maniera inequivocabile e ineccepibile, si aprirebbe per la teologia cristica un caso davvero inquietante: come sarebbe possibile continuare ad affermare che Gesù e Dio sono la stessa persona, quando risulta lapalissiano che il primo condannava incessantemente l’Universo creato appellandosi di continuo a quel Padre Spirituale che in maniera chiarissima appare incommensurabilmente lontano e totalmente refrattario e contrario alla sua esistenza?
Vincenzo Poma